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Il giuramento - Jean-Christophe Grangé

Il giuramento


Un fantathriller gotico, macabro, surreale, nel quale il protagonista si trova a combattere contro il male assoluto: il diavolo e i suoi emissari. Luc Soubeyras, poliziotto duro e spietato, un passato da seminarista, viene rinvenuto semiassiderato in un fiume. Attorno alla vita una cintura di pesi. Apparentemente ha cercato il suicidio.








Il suo collega Mathieu Duray, amico dai tempi del seminario, inizia ad indagare sulle ragioni che potrebbero avere spinto Luc a compiere quel gesto estremo e viene catapultato in una realtà inquietante fatta di sette sataniche e macabri rituali, di sopravvissuti alla morte, in una storia di feroci esecuzioni che attraversa il tempo e lo spazio.
Lo spunto è affascinante, l'avvio scoppiettante, le atmosfere gotiche (tra ombre e paure primordiali) contribuiscono a tenere incollato il lettore alla sedia.

Le prime 200 pagine volano via in un baleno, poi… il pathos del primo terzo del romanzo inizia a stemperareGrange
nell'attesa di un finale che non arriva, in un trascinarsi di situazioni ripetute e prevedibili, di intermezzi che nulla aggiungono alla narrazione. Inizi a porti domande, e a rilevare incongruenze e dissonanze che rendono via via meno credibile la figura del protagonista della storia. La semplicità disarmante con la quale viola qualsiasi luogo per accedere a informazioni riservate, una disponibilità economica illimitata che gli permette di volare in lungo e in largo attraverso l’Europa in business class e di noleggiare lussuose autovetture. L’impunità totale che lo accompagna nel mentre si confronta con gendarmerie, giudici, alti prelati, e accede indisturbato a ogni genere di archivio. Informazioni riservate gli vengono fornite telefonicamente... Sicuramente troppo: Mathieu, in fondo, non è altri che il comandante di un distretto di polizia parigino, ed opera a titolo personale, privo di qualsiasi copertura.

Oltre a ciò, dalla prima all’ultima pagina del romanzo si è perseguitati da una pubblicità esasperante, quella della Camel. Perché Mathieu, non fuma sigarette, fuma solo Camel, e magari lo fa mentre è al volante di un'Audi presa a nolo. Viene da chiedersi  se la disponibilità economica che dimostra non derivi dai proventi della pubblicità, fastidiosa e vomitevole, che l’autore ne ricava.
Ridicola è la descrizione di una Catania sonnacchiosa, sporca e nera di cenere,  stereotipo della peggiore italianità in spirito Oltralpe. Più curate, e indubbiamente maggiormente verosimili, le rappresentazioni che l’autore fa di Roma, di Parigi, e di una Praga gelida e spettrale.
La storia procede avvitando lentamente su se stessa, tra religione, satanismo e un pizzico di sesso, funzionale a render conto del rimbambimento temporaneo di Mathieu che si dimostra, a volte, tardo come un bradipo.
Negli ultimi capitoli la forma getta alle ortiche non tanto la correttezza sintattica e grammaticale quanto quella stilistica del costrutto, e salta la consecutio temporum in un fraseggio privo di eleganza di forma e di rappresentazione.
In definitiva un discreto thriller esoterico, una storia intrigante che avrebbe meritato un ben diverso svolgimento.
Squittymouse 



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