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Pina Labanca


Leggere,
secondo Pina Labanca

a cura di Marinella Zetti

D. Nel suo famoso Decalogo, al terzo posto, Daniel Pennac sancisce il diritto del lettore a “non finire il libro”: tu hai seguito questo consiglio? Se sì, con quale libro e perché?
R. Ultimamente ho sospeso la lettura del saggio Il ratto di Ganimede di Dominique Fernandez, perché l’ho trovato carico di giudizi di valore, peraltro troppo rigidi, pur apprezzando molto la lettura in chiave omosessuale di alcune opere d’arte, che nulla toglie alle opere analizzate, anzi le arricchisce di altri significati. Tuttavia, non so se riuscirò a non finirlo… forse gli darò un’altra possibilità.


D. Qual è il libro che più hai amato?
R. Amo molti libri e sceglierne uno è davvero un’impresa difficile, ma ammetto che appena mi è stata posta la domanda nella mia testa è apparso immediatamente un titolo: Una stanza tutta per sé, la meravigliosa metafora per affermare l’esigenza di creare un luogo testuale per l’identità delle donne, oltre che indispensabile necessità di richiesta di uno spazio, di Virginia Woolf.
 


D. Cosa cerchi in un libro? Cosa attira di più la tua attenzione: la copertina, il titolo, l’autore, la bandella con la storia?
R. Dai libri pretendo che mi dissetino! Ho sete di sapere, di conoscere, ma anche di sognare e immaginare. Solitamente è “la quarta di copertina” a orientare le mie scelte, anche se, a volte, mi fido della stima che ho di un autore.
 


Chi è Pina Labanca:
è una giovane studiosa che ha scritto un libro serio e coraggioso sul lesbismo: L’altro sesso, edito da Bonanno. Nella pubblicazione Labanca cerca di ricostruire le radici e le rappresentazioni dell'identità lesbica attraverso la storia, le teorie e la letteratura. Laureata in Sociologia dell’Arte e della Letteratura all’Università “La Sapienza” di Roma, è stata assistente alla cattedra di Sociologia dell’Arte e della Letteratura e attualmente svolge libera attività di ricerca e studio intorno all’omosessualità femminile e al rapporto tra donne e arte.

 

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