Libri in libertà
I suggerimenti spaziano dal memoir al romanzo storico, dalle passeggiate culturali a Milano e a Parigi al caso editoriale in autopubblicazione acquisito da Penguin Random e venduto in 34 Paesi, dalla nuova edizione di un romanzo di Simenon a una anticipazione.
Come potete immaginare, non è semplice scegliere quali libri consigliare, personalmente amo spaziare tra diversi argomenti: dal memoir al romanzo storico, dalle passeggiate culturali a Milano e a Parigi al caso editoriale in autopubblicazione acquisito da Penguin Random e venduto in 34 Paesi, dalla nuova edizione di un romanzo di Simenon a una anticipazione.
Ci sono libri che sfuggono alle rigide classificazioni di critici ed editori, e, parlando al cuore dei lettori, li accompagnano nel percorso spesso difficile e a volte esaltante della vita quotidiana. Sono libri capaci di indagare l’enigma della mente e l’abisso del cuore, rivelando l’unicità irriducibile di ogni essere umano e, al tempo
stesso, le costanti che abitano in noi. È il caso di “Riprendersi l’anima” di Paolo Crepet per HarperCollins, quasi un memoir per aiutarci a stare meglio. Frugando nel proprio animo e nella propria memoria come in un bazar, per trovare sempre l’universale nascosto dietro ogni particolare, Crepet scrive il suo libro più importante, un antidoto contro l’omologazione, contro i rischi della tecnocrazia e della violenza sotterranea ed esplicita che percorre i nostri tempi.
Alternando sapientemente riflessioni profonde, ricordi personali e storie meravigliose – come quella del corniciaio che non riusciva a lavorare a Guernica di Picasso, o di Mike, motociclista il cui amore ha saputo guarire una bambina – Crepet mette in scena il meraviglioso teatro delle emozioni umane e ci mostra con una chiarezza partecipe e commossa come respingere l’apatia, lo sconforto, la tentazione di cedere a chi ci vuole spenti. E, soprattutto, come riprenderci l’anima.
Davanti alla tentazione di cedere a chi vuole annientarci, con la guerra, con il controllo, con la tentazione di rinunciare al fuoco che arde in noi, Crepet ricorda a sé stesso, e a chi decide di intraprendere questo viaggio con lui, per cosa vale la pena vivere. Ci ricorda che l’ombra e la luce, la musica e il silenzio, la quiete e il desiderio sono tutti momenti essenziali della nostra vita. Ci fa vedere come siano necessari il caldo e il freddo e quanto il tiepido, invece, sia un pericolo, un’anestesia che ottunde i nostri sensi e le nostre emozioni.
Paolo Crepet, nato a Torino nel 1951, è uno psichiatra, sociologo, saggista e opinionista italiano. Dopo aver lavorato all'ospedale psichiatrico di Arezzo, lascia l'Italia per trasferirsi in India, a Chandigarh, per tre anni, e poi spostarsi in Danimarca, nel Regno Unito, in Germania, in Svizzera e nella Repubblica Ceca. In seguito, insegna a Toronto, a Rio de Janeiro e presso il Centro di Studi Europei dell'Università di Harvard; decide poi di tornare in Italia per seguire Basaglia a Roma. Nel 2013 è stato presidente della Giuria dei Letterati del Premio Campiello. Nel 2015 ha vinto il Premio letterario La Tore Isola d'Elba alla carriera. Attualmente vive tra Padova e Civita di Bagnoregio.
“Le sette case di Anna Freud” di Isabelle Pandazopoulos con la traduzione di Roberto Boi per Astoria è un romanzo storico documentato in modo molto scrupoloso.
In una notte d’inverno del 1946, a Londra, un’infermiera bussa alla porta di casa Freud. Anna, la figlia del celebre psicanalista, è sospesa tra la vita e la morte. E,
proprio come in un’ultima confessione, Anna racconta la propria esistenza a quella sconosciuta: l’adolescenza difficile, segnata da desideri repressi e fantasie proibite; gli anni dell’analisi con il padre; l’incontro decisivo con Lou Andreas-Salomé, musa di Nietzsche e Rilke, e con Dorothy Burlingham, ereditiera dell’impero Tiffany, compagna e complice di una vita intera; la lotta per sopravvivere nell’ambiente medico, che ha spesso visto nella sua femminilità un ostacolo; ma soprattutto come, all’alba di una rivoluzione che scardina le regole della scienza, della società e del pensiero comune, lei sia stata in grado di aprire addirittura una nuova strada per la psichiatria, dando finalmente valore e dignità al mondo interiore dei bambini.
Attraverso sette case – da quella sulla Berggasse viennese alla villetta di Maresfield Gardens, dalla clinica per bambini di Hampstead a Walberswick, rifugio per le famiglie sconvolte dalla guerra – Isabelle Pandazopoulos ricostruisce il destino di una donna che ha voluto conquistarsi un posto in un mondo di uomini, e trovare la propria strada tra desiderio e rinuncia, fedeltà al padre e ricerca di emancipazione. Una donna che ha segnato il Novecento e che rimane fondamentale per capire il presente.
Isabelle Pandazopoulos è stata insegnante di Lettere e si è occupata di bambini con difficoltà di apprendimento e disabilità cognitive. Ora si dedica alla letteratura e a laboratori di scrittura. Vive tra Parigi e la Nièvre. Le sette case di Anna Freud è il suo primo romanzo.
Ho iniziato con “Stradario sentimentale di Milano. Storie dalla città che cambia” e, dopo aver letto in primi capitoli, ho acquistato anche “Milano in 10 passeggiate”. Entrambi di Andrea Kerbaker, sono stati pubblicati da Bur nel 2024 e nel 2021. Vi assicuro che non sono solo per i milanesi, al contrario sono rivolti a chi vuole
scoprire curiosità sul capoluogo lombardo e sui suoi abitanti.
“Stradario Sentimentale di Milano” ci accompagna da Brera a San Siro, dalla via Gluck a viale Forlanini, dai Navigli alla Bicocca, passando per strade e piazze spesso trascurate ma pronte a sorprendere chi si fermi a osservarle. Da una parte all’altra della città, Milano è un reticolo di vie e di quartieri, ognuno con la sua anima, i suoi ricordi e i suoi cambiamenti. Quante storie, spesso sconosciute ai più, si nascondono tra le vecchie case di ringhiera e i nuovi grattacieli, tra gli storici binari del tram e le moderne fermate della metropolitana. In questo saggio Andrea Kerbaker ci regala una guida che non solo accompagna il lettore per mano con ironia e leggerezza, ma che si fa anche memoria storica e sentimentale di una metropoli in continua evoluzione, dando voce a personaggi, luoghi e momenti che ne hanno fatto la storia, piccola o grande che sia. Ed è così che passeggiando insieme all’autore ci ritroviamo seduti in una trattoria con gli artisti e scrittori che hanno dato vita al premio Bagutta, viviamo la passione calcistica dello stadio Meazza insieme ai tifosi di ieri e di oggi, scopriamo la generosità silenziosa di Giuseppe Verdi o ci fermiamo in via Bigli a bussare alle porte di ben due premi Nobel, prima Einstein e poi Montale. Una guida per inoltrarsi tra le tante anime di una città che non smette di cambiare e stupire. Perché ogni cortile, piazza o palazzo continua ad avere delle storie da raccontare, e scoprirle per mezzo dei suoi abitanti non può che renderle ancora più sorprendenti e uniche.
“Milano in 10 passeggiate” ci aiuta a conoscere la città d'Italia forse meno simile a tutte le altre, con un'identità e un paesaggio unici e a volte poco compresi. Eppure, anche le vie, i palazzi e le panchine del capoluogo lombardo raccontano storie importantissime, a volte lunghe secoli, a volte recenti ma fondamentali per la storia del
Paese. Non solo il Duomo o il Cimitero Monumentale, ma ogni piazza, chiesa, viuzza nascosta, portico e perfino lapide a Milano ha una vicenda, magari dimenticata, che vale la pena conoscere e raccontare. Fra le strade della grande città crocevia riecheggiano voci e passi di personaggi straordinari, come Sant'Ambrogio, Alessandro Manzoni, Carlo Emilio Gadda e Umberto Eco, che hanno contribuito a far prosperare il capoluogo lombardo con la loro vita e le loro opere. In un libro che racconta le grandi storie della città, ma che allo stesso tempo propone itinerari veri e percorribili a piedi con facilità, Andrea Kerbaker ci guida con il passo sapiente e sicuro di chi la sua città la scopre giorno per giorno da tutta una vita, ma anche la leggerezza di chi ama Milano conoscendone i difetti e i tic, e forse la ama anche per questo. Il risultato sono dieci personali e raffinati itinerari da fare a piedi – o con la mente – attraverso una storia palpitante di più di 2000 anni, fino ai giorni nostri. Una passeggiata unica, divertente e informativa, dentro e fuori la lettura. Per viaggiare dalla poltrona, e per tornare a viaggiare davvero.
Andrea Kerbaker è nato a Milano nel 1960. Laureato in Lettere, si è a lungo occupato di organizzazione di eventi culturali. Tra le altre cose, insegna all’Università Cattolica di Milano, collabora con il Corriere della Sera e con Il Sole 24 Ore. È segretario del Premio Bagutta, il più antico riconoscimento letterario italiano. Dall’età di diciassette anni colleziona libri: arrivato a 30mila, ne ha raccolta la gran parte a Milano nella Kasa dei Libri, ormai luogo simbolo della cultura italiana, cui di recentesi è aggiunto il Kapannone dei Libri ad Angera, sul Lago Maggiore. Vive nel capoluogo lombardo con la moglie e i loro tre figli.
Da Milano alla Ville Lumière con l’ultimo saggio di Luigi La Rosa: “A Parigi con gli Impressionisti. La città, i suoi artisti”, edizioni Perrone. Un appassionante viaggio letterario e artistico nella Parigi di fine XIX secolo. Il testo descrive la trasformazione di Parigi tra boulevard, caffè e stazioni, esplorando l'anima della città attraverso gli occhi di Monet, Degas e Renoir, offrendo un ritratto vivido della rivoluzione pittorica impressionista.
Esistono parole per rappresentare l’universo degli Impressionisti e delle loro opere immortali? Quali direzioni, quali percorsi segnano sulla pagina? Forse gli stessi che s’intrecciano ai passi del narratore, nel tentativo di comporne il travolgente romanzo. Suggestioni che ricostruiscono lo sfuggente perimetro di Parigi, città reale e visionaria insieme, concreta e magica. Un testo che racconta l’eterna avventura della bellezza, inseguendo dipinti che hanno fatto la storia dell’arte e che diventano stazioni del cuore e della sua fame senza tempo.
Luigi La Rosa, nato a Messina nel 1974, si divide tra l’Italia e Parigi. Collaboratore di quotidiani e riviste, docente di scrittura creativa, per Rizzoli-Bur ha curato i volumi “Pensieri di Natale”, “Pensieri erotici”, “L'anno che verrà” e “L'alfabeto dell'amore”. Un suo racconto è nell’antologia “Quello che c’è tra di noi – storie d’amore omosessuale”, Manni Editori. È autore di “Solo a Parigi e non altrove – una guida sentimentale” e “Quel nome è amore”, usciti entrambi per Ad est dell’equatore. Per Touring Club ha curato la sezione letteraria e artistica dell’ultima guida verde di Parigi.
Autopubblicato per la prima volta nel 2024 negli Stati Uniti, grazie al passa parola “Love mom. Vuoi sapere un segreto?” è diventato un caso editoriale, Penguin Random ne ha acquisito i diritti, rendendolo il romanzo più conteso della London Book Fair 2025. Infatti, è stato venduto in 34 Paesi, ma dell’autrice, Iliana Xander, si sa poco: una mail, un sito, nessuna foto e niente interviste.
In Italia è arrivato con Longanesi.
Mackenzie Casper non è stata una figlia felice. Eppure sua madre era Elizabeth Casper, una scrittrice capace di stregare milioni di lettori in tutto il mondo. Per la
ragazza, tuttavia, Elizabeth era semplicemente una madre distante e fredda fino alla crudeltà. È per questo che Mackenzie accoglie la notizia della sua morte, avvenuta in circostanze non del tutto chiare, con un’indifferenza quasi priva di sensi di colpa. Per lei è morta un’estranea.
Al funerale, Mackenzie sta per fuggire dagli sguardi invadenti e curiosi dei partecipanti quando trova sul sedile della sua auto una busta. L’intestazione recita «Dalla tua fan numero 1». Dentro la busta un foglio scritto nella grafia della madre: «Vuoi sapere un segreto?» e in calce la chiusa, sorprendente e dolorosa: «Love, Mom». Con amore, Mamma.
Da quel momento tutto cambia nella vita di Mackenzie: altre lettere arriveranno e nuovi tasselli si aggiungeranno a mostrare un passato che si rivela sempre più colmo di vuoti, di silenzi, di reticenze. E, appunto, di segreti. Chi era davvero sua madre? Chi sta cercando di farglielo scoprire? E chi vuole nasconderglielo a qualunque costo?
Un romanzo magistrale, intenso e implacabile, un gioco di specchi in cui nulla è come sembra, una scrittura che, indagando tra le pieghe del mistero, esplora con coraggio il lato più oscuro del rapporto tra madre e figlia e scava nelle relazioni familiari e nei segreti che sempre nascondono.
“La vecchia” di Georges Simenon con la traduzione di Simona Mambrini per Adelphi non fa parte della serie di Maigret, è uno dei suoi romanzi, quelli che restano dentro. La nuova edizione è uscita a gennaio.
«Lei non ha mai scritto niente di simile» disse una volta Paul Morand a Simenon, dopo aver letto “La vecchia”. Il romanzo è quello che, a teatro, si definirebbe un huis
clos: una vicenda la cui azione si svolge quasi interamente in uno spazio chiuso. La scena è un appartamento dell’Île Saint-Louis, a Parigi, dove quattro donne si osservano, si spiano, pronte in ogni momento a umiliare e a colpire. Sophie Émel, la proprietaria – celebre paracadutista che conduce un’esistenza molto dissipata e molto alcolica, e condivide la propria stanza da letto con giovani donne più o meno sbandate –, ha accettato, per una sorta di svagata curiosità, di ospitare la nonna, che non vede da tempo: una temibile ottantenne che si era barricata nella sua casa destinata alla demolizione, minacciando di buttarsi dalla finestra. Tra la giovane e la vecchia si innesca un complicato gioco al massacro, fatto di reciproci sospetti e sottili crudeltà, che finisce per coinvolgere anche l’ultima amichetta di Sophie e l'occhiuta domestica. In un’atmosfera ogni giorno più claustrofobica e inquietante, Simenon compone, in modo magistrale, un crescendo che sfocerà, inesorabilmente, nella violenza.
Infine, un’anticipazione “Nessuna pietà per i vecchi” il nuovo noir di Flaminia P. Mancinelli che uscirà a maggio, dopo il Salone del Libro, in versione digitale e cartacea.
Giulia Magnani è in Lomellina, è andata a trovare il suo amico patologo Luca in un momento in cui tutto è fragile: il lavoro, il corpo, il pensiero. Non è lì per una vacanza, ma per restare a galla. Invece, quando una donna anziana muore ai piedi di una scala, la versione dell’incidente regge poco e la commissaria viene coinvolta nell’indagine. Ci sono altri morti. Sempre vecchi. Sempre soli. Sempre facili da archiviare.
La provincia si chiude, la terra custodisce segreti antichi, il denaro circola dove non dovrebbe.
“Nessuna pietà per i vecchi” è un noir asciutto e inquieto, dove la violenza non esplode ma scivola, e la verità non salva.
Buona lettura.
MZ