Pagine con i colori arcobaleno

Per il mese del Pride proponiamo una selezione di libri che trattano temi Lgbtq: memoir, romanzi, biografie, saggi e anche una serie noir.

 

Per celebrare il Pride Month vi propongo una selezione di libri che trattano temi Lgbtq: memoir, romanzi, saggi, biografie e anche una serie noir.

Inizio con due saggi: “Caccia all'omo. Viaggio nel paese dell'omofobia” e “Nessunə è normale”.
La nuova edizione di “Caccia all'omo. Viaggio nel paese dell'omofobia” di Simone Alliva per Fandango è arrivata alla fine di maggio.
Caccia omoDalla prima inchiesta di copertina su L’Espresso, Alliva ha continuato a occuparsi dell’escalation delle aggressioni omofobe in Italia, da Nord a Sud, allargando il suo sguardo a tutta la comunità Lgbtq+ sotto attacco, offrendo una denuncia cruda e documentata dell’arretramento dei diritti civili nel Paese.
Capodanno. Malatesta, Roma. Un ragazzo disteso a terra, gli occhi rovesciati all’indietro e sangue sul viso. Inizia così il 2025: Stephano e Matteo massacrati di botte da dieci ragazzi. Perché? Si tenevano per mano mentre rientravano a casa. A Napoli un ragazzino di 15 anni viene picchiato con una chiave inglese dal padre perché gay.
Dal 2013 a oggi si registrano 1866 vittime di violenze omotransfobiche in Italia. Dal 2008 al 2024 sono 49 le persone trans uccise nel nostro paese secondo il report annuale dell’organizzazione Transgender Europe (Tgeu): l’Italia è al primo posto in Europa per numero di transicidi.
Ma i numeri non bastano. Sono le storie che parlano e ci raccontano un’Italia unita nell’odio per il diverso. La legge che ha introdotto le unioni tra persone dello stesso sesso è stata approvata, ma senza l’emendamento sull’adozione.
Il ddl Zan contro l’omotransfobia, l’abilismo e la violenza di genere è stato bocciato in Senato. Con le elezioni del 4 marzo 2018 prima e del 25 settembre 2022 poi, le lancette dell’orologio sono state portate indietro di mezzo secolo.
Imperversa una retorica di lotta all’“ideologia gender”, anti-scelta, anti-diritti, la destra arma gli odiatori e offre loro gli strumenti per la caccia.

A giugno Utet ha pubblicato “Nessunə è normale” di Vera Gheno un saggio che esplora la “normalità”.
«Tu non sei normale» è una frase che chiunque, una volta nella vita, si è sentito rivolgere – magari in mezzo a una furiosa litigata. In ogni caso, “normale” è una parola che sentiamo di continuo, poiché è il parametro con cui la società misura la soglia minima dell’accettabile. Ciò che è normale non sarà eccellente, ma almeno ha la decenza di attenersi a uno standard, di conformarsi: essere come tutti, comportarsi come tutti.Nessunə è normale Ma, a ben vedere, “tutti” chi? Ci voleva una sociolinguista combattiva come Vera Gheno per smontare la circolarità capziosa di questo aggettivo, che indicherebbe sia chi si attiene alla norma sia ciò che detta la norma, costringendo gli altri a seguirla. Un tempo, forse, questa arbitrarietà era meno evidente, quando la società era divisa in grandi gruppi abbastanza omogenei al loro interno. Ma oggi, in una società frammentata in gruppi sociali diversissimi, l’autoreferenzialità del concetto è esplosa: vengono spacciati per normali i corpi filiformi o muscolosi di modelle e attori, politici pluridivorziati discettano di famiglia tradizionale e di valori condivisi, e di contro i media e i social convincono ognuno di noi di essere (o dover essere) speciali, eccezionali – tutto fuorché appunto normali. Vista da vicino, allora, questa fantomatica norma si rivela per quello che è: uno strumento del gruppo dominante per esercitare potere su gruppi meno forti (donne, migranti, poveri, persone lgbtqia+...). Così che chi è bollato come “diverso” si ritrova espulso, oppure misericordiosamente riaccolto se si adegua e rientra nei ranghi. Una ragione in più per ricordarsi che, per fortuna, Nessunə è normale.
Vera Gheno, sociolinguista e traduttrice dall’ungherese, ha collaborato per 20 anni con l’Accademia della Crusca. Dopo 18 anni da contrattista in vari atenei, da fine 2021 è ricercatrice a tempo determinato all’Università di Firenze. Tra le sue pubblicazioni, “Femminili singolari. Il femminismo è nelle parole” (2021, effequ) e “Grammamanti. Immaginare futuri con le parole” (2024, Einaudi). “Nessunə è normale” è la sua diciassettesima monografia. Conduce, per Il Post, il podcast “Amare Parole”. Si occupa prevalentemente di comunicazione digitale, questioni di genere, diversità, equità e inclusione.

Ed ora parliamo di transizione con “Io sono lei”, “Più veloce del tempo” e “Storie di genitori trans*”

All’inizio del 2021 Luc Sante invia a una stretta cerchia di amici una mail dirompente: a sessantasette anni sta per affrontare la transizione di Io sono leigenere. Lo racconta Lucy Sante in “Io sono lei. Storia della mia transizione” di con la traduzione di Anna Mioni per NN Editore.
A lungo Sante si è sentito fuori posto: figlio unico di genitori cattolici e operai, nato in Belgio, emigra da piccolo con la famiglia negli Stati Uniti, per poi trasferirsi a New York e frequentare la scena artistica e culturale dei primi anni Settanta. Sante stringe amicizia con figure leggendarie: da Nan Goldin a Jean-Michel Basquiat, da Jim Jarmusch a Paul Auster e Martin Scorsese, che si ispirerà alla sua opera per realizzare Gangs of New York. Nel momento in cui Sante riconosce la sua vera identità di genere, repressa per oltre sessant’anni, la rivelazione scuote il suo essere dalle fondamenta, e con disarmante onestà ripercorre i momenti in cui questa coscienza sotterranea ha segnato la sua vita, dalle scelte esistenziali all’osservazione del mondo, fino al momento in cui ha preteso la luce.

Lo scorso dicembre l’editore Capovolte ha pubblicato “Più veloce del tempo” il viaggio della prima atleta transgender verso la felicità di Valentina Petrillo con la collaborazione di Claudio Arrigoni e Ilaria Leccardi e la prefazione del Presidente FISPES Sandrino Porru.
Valentina Petrillo è una velocista, nei piedi e nelle gambe ha una potenza che la spinge a tagliare il vento e consumare chilometri di corsa sullaPiù veloce del tempo pista di atletica. Valentina è ipovedente, fin dall’adolescenza fa i conti con la malattia di Stargardt che le compromette la vista da entrambi gli occhi. Valentina è una persona transgender che, dopo tanti anni ingabbiata in una conformità che la opprimeva, ha iniziato il suo percorso di affermazione di genere, scegliendo però di non abbandonare il sogno sportivo che coltivava dall’infanzia, ispirata dal suo mito Pietro Mennea. Un obiettivo che l’ha portata a scontrarsi con regolamenti escludenti, stereotipi, ostacoli burocratici. Ma che, nonostante tutto, è riuscita a raggiungere a Parigi nell’estate 2024, quando è diventata la prima atleta transgender a partecipare a un’edizione delle Paralimpiadi, vestendo la maglia azzurra. Su quella pista viola, davanti agli occhi del mondo, ha scritto la storia. Più veloce di tutto, anche del tempo. Un esempio e un punto di riferimento per tante persone che ancora vivono nell’ombra e che da quell’ombra dovrebbero avere il diritto di uscire, anche attraverso lo sport.

A giugno con l’editore Villaggio Maori è arrivato in libreria anche “Storie di genitori trans*” di Egon Botteghi.
In una società che limita l'espressione genitoriale a norme rigide e convenzionali, “Storie di genitori trans*” si distingue come un inno alla libertà. Storie di genitori transAttraverso un viaggio intimo, Egon Botteghi mostra le sfide e le profonde trasformazioni della propria identità, tracciando un cammino che scardina le convenzioni e rivendica il diritto di essere, di amare e di continuare a crescere le due creature che ha messo al mondo. Le parole di un uomo-madre diventano un atto di resistenza contro chi gli nega il diritto all'umanità: «E allora mi chiedevo: che cosa sono io al mondo d'oggi? Sono un eroe della rivoluzione, il mostro che sta sulla cresta dell'evoluzione, sono un kamikaze che si va a schiantare contro le norme binarie ed eterosessiste per abbatterle, o semplicemente sono uno dei tanti modi in cui si modula un essere umano e che quindi va accettato, accolto, aiutato a vivere bene e lasciato in pace con il suo corpo trasformato?». La sua penna fa da ponte ad altre storie che sono lo specchio della nostra realtà: sono donne e uomini trans, sono madri, sono padri, sono il cambiamento che ci auguriamo avvenga nel mondo.

Ed ora un po’ di Narrativa

Per iniziare un noir, o meglio, la serie creata da Flaminia P. Mancinelli che ha per protagonista la commissaria Giulia Magnani. Lesbica condivide la vita con il bassotto Marcel e ha un modo molto personale di condurre le indagini. È in arrivo la terza avventura, ambientata in Lomellina, per ilNido di vipere momento potete leggere i primi due romanzi “Nido di vipere” e “Nell’oscurità del pozzo”. Entrambi si svolgono a Roma.
Nella notte di Natale, scoppia un incendio in un negozio di antiquariato della Capitale, in via dei Coronari. A un primo sopralluogo vengono trovati i cadaveri di due uomini, che risulteranno essere il proprietario, Annibale Lotti, e Kamil Kaya, un turco suo socio in affari. Da subito molte domande si affollano nella mente del commissario Giulia Magnani, incaricata delle indagini. In primo luogo dovrà dipanare i misteri che popolano il “Nido di vipere”.
Nell'oscurita del pozzoRoma, rione Parione, alle spalle di piazza Navona: è qui che durante una ristrutturazione viene rinvenuto, nel cortile di un antico palazzo di via dell’Anima, un cadavere. Da quanto tempo giace “Nell’oscurità del pozzo”? Anche in questo caso è Giulia Magnani, a capo del commissariato Pasquino, a doversi occupare dell’indagine. Difficile ipotizzare un incidente, anzi, sin dalla prima ispezione del medico legale è evidente che si tratta della vittima di un omicidio. Cos’è successo in quell’antica dimora e, soprattutto, a quale periodo temporale far risalire quello che a tutti gli effetti è un delitto?
Cercando sulla rete, scoprirete che questa autrice ha al suo attivo molti romanzi con un comun denominatore: tra i personaggi vi sono sempre persone Lgbtq, perché questo accade nella vita, noi siamo ovunque.

“Prima dell'alba” di Giancarlo Pastore per Marsilio racconta il viaggio di un adolescente che cerca se stesso in un paesino del Nord Italia, attraverso una storia di formazione che ha al centro l’amore, la danza, la musica.
Andrea cresce in un piccolo paese di mezza montagna, dove il tempo è immobile e tutto ruota intorno al bar di sua madre, Dialma. Andrea portaPrima dell'alba sul viso una bellezza inquietante e selvatica, ed è abitato da “Lei”, una creatura con la quale si sente in armonia quando danza nei boschi. Mentre il mondo lo prepara a un futuro che ha le sbarre di una gabbia, Andrea si lascia guidare dalle proprie fantasie, dalla musica e dalla voce cristallina, perfetta e profetica del suo idolo, Kate Bush. Amedeo è un aspirante pittore poco più grande di Andrea, anche lui vive attraversando di continuo la sottile membrana che separa la realtà dai sogni. Diverso per provenienza ed estrazione sociale, incapace di badare a se stesso, sarà lui a regalare ad Andrea, grazie a un amore così grande da far paura, la possibilità di costruire il proprio destino. Tuttavia, certi doni hanno un prezzo, e quello che Andrea dovrà pagare sarà la consapevolezza che le cose preziose possono svanire da un momento all’altro. Il protagonista di questo romanzo attraversa gli anni Ottanta davanti ai video di Mtv, ispirato dalle star della danza contemporanea, in un’epoca in cui l’Aids allunga ombre sulla ricerca della propria identità. Insieme a lui e ad Amedeo, si muovono altri personaggi indimenticabili: Stefania, l’amica contadina forte e concreta, Davide, maestro di danza e di vita, e Dialma, una madre il cui amore rischia di pietrificare il corpo del figlio.

Il coraggio delle maree. Anime in cerca” di Franco Lovato per Pathos Edizioni con la prefazione di Eva Robin's affronta un tema sempre attuale: l’accettazione della propria omosessualità.
Il coraggio delle mareeMarco è un ragazzo, come tanti della sua età, in cerca di sé stesso e delle sue emozioni. Quando le trova e finalmente capisce, la vita, la società e chi gli sta accanto lo mette davanti a una realtà non facile da affrontare. Marco scoprirà che non tutti, purtroppo, hanno la forza per resistere all’urto della marea dei propri sentimenti e del proprio essere omosessuale.
Franco Lovato, avvocato-documentarista, si è occupato per anni delle tematiche storico-sociali di tutto il Sud-Est asiatico. Vive tra Vicenza e Berlino. Ha pubblicato Il dramma del conflitto vietnamita (Caosfera) e il volume ad argomentazione cinofila scritto in collaborazione con Alessandro Veraldi. Questo è il suo primo romanzo.

La libertà è un passero blu” di Heloneida Studart con la traduzione di Amina Di Munno e le illustrazioni di Andrea drBestia Cavallini per Marcos y Marcos narra la storia di un amore impossibile sullo sfondo della dittatura brasiliana. La nuova edizione uscita a maggio.
João viene sbattuto in carcere perché ha scritto sui muri “Il passero è un uccello blu”. Marina, emotiva e tenace nipote di una ricca centenaria temuta da tutti, ogni sabato si precipita da João, cugino che ama sconfinatamente. Le ha rivelato lui meraviglie, orrori e ingiustizie dei bassifondiLa liberta è un passero blu e delle zone ricche della città, lui le ha aperto occhi e sesso alla bellezza, alle passioni più ardenti. Le dicono in malo modo che João non potrà mai ricambiarla perché “è frocio”, perché il radioso forestiero giunto da poco in città – un seduttore, un delinquente, o perfino… un ribelle? – è stato suo amante. Marina accusa il colpo fin sotto l’ombelico, come se le avessero spaccato le viscere. Il suo amore però non muta, anzi cresce, le basterebbe salvare João, andare con lui a pesca di granchi a Jaçaña…
Heloneida Studart nasce nel 1932 a Fortaleza, nel Nordest del Brasile. Unica femmina di cinque figli, lascia giovanissima la città natale e si trasferisce a Rio de Janeiro, dove intraprende la carriera di giornalista e attivista politica. Durante la dittatura ha pagato con la persecuzione e il carcere l’impegno contro ogni forma di discriminazione e oppressione. Dichiara di essere diventata femminista alla faccia di una zia che ripeteva sempre che le donne non hanno volontà, scrittrice per le tante ore trascorse in cucina con l’anziana domestica nera ad ascoltare leggende favolose, piene di orrori e sensualità. Heloneida Studart è scomparsa nel dicembre 2007. Il governatore di Rio de Janeiro ha disposto tre giorni di bandiere a mezz’asta in memoria della deputata di sei legislature, della pioniera del movimento femminista in Brasile, della scrittrice e donna visionaria, forte, generosa.

Pecora nera” di Manuela Toto per Chiaredizioni si interroga sui pregiudizi e sull’amore
Pecora neraFancesca è una giovane donna dallo spirito libero e anticonformista, abituata a seguire il proprio istinto. La sua vita cambia improvvisamente quando scopre che sua madre ha una relazione con un'altra donna, una rivelazione che mette in crisi le sue certezze e il loro rapporto. Travolta dai dubbi e dai pregiudizi della comunità, Francesca affronta un conflitto interiore che la porta a interrogarsi sul significato dell'amore e dell'accettazione. Attraverso il confronto con la madre e con chi la circonda, capisce che la vera uguaglianza non sta nell'omologazione, ma nel rispetto delle differenze e nell'autenticità dei legami.

 

Lo scorso ottobre è uscito per Asterisco Edizioni il libro "Storie di marinai", una serie di 4 racconti ("Sulitelma", "Atlantide", "Manor" e "Il Monaco di Sumbö") scritti da Karl Heinrich Ulrichs a fine Ottocento.
Grazie alla collaborazione fra Asterisco Edizioni e Arcigay "Storie di Marinai" è stato tradotto per la prima volta in italiano e rappresenta uno diStorie di marinai quei tasselli importanti di affermazione e narrazione della nostra storia.
Ulrichs fu l'iniziatore dell'opposizione alle leggi anti-omosessuali tedesche nel XIX secolo e lo fece attraverso le sue riflessioni, le sue opere e con il suo coming out pubblico il 29 agosto 1867 al Sesto Congresso dei Giuristi Tedeschi a Monaco, un consesso che aveva il compito di riflettere sulla legislazione della Germania che stava per essere unificata, nel quale si espresse a favore dell'abolizione della legge contro l'omosessualità rivelando il proprio orientamento sessuale. Usando la parola da lui coniata, aveva iniziato la rivendicazione dei diritti degli "urninghi".
Quando poco dopo la Germania venne unificata, la legge confermò la sua opposizione all'omosessualità e nel nuovo codice penale, costruito sul codice penale prussiano, venne inserito il Paragrafo 175. Ulrichs lasciò la Germania e visse i suoi ultimi quindici anni in Italia, dove pubblicò la rivista in latino "Alaudae", compose testi poetici e scrisse le "Storie di marinai".

E se amate il cinema e la musica…

SeGreta Garbo. La prima diva queer” di Stefano Mastrosimone per Love è il ritratto senza reticenze di una diva che ha voluto tenacemente essere sempre se stessa, indipendente e anticonformista, riuscendo ad affermarsi in un mondo totalmente gestito e dominato dal potere maschile. Una storia di riscatto, in cui molti possono rispecchiarsi.
Se Greta GarboCento anni fa, nel marzo del 1924, usciva nelle sale cinematografiche in Svezia "La leggenda di Gösta Berling". Diretto da Mauritz Stiller, il film aveva come protagonista femminile Greta Lovisa Gustafsson. Da quel momento sarà per tutti, ufficialmente, Greta Garbo. È l’avvio della straordinaria carriera di quella che è considerata universalmente la più grande diva del cinema mondiale. La Divina Garbo. Stefano Mastrosimone ha scritto la biografia completa dell’incredibile ascesa (e del lunghissimo ritiro dalle scene) della ragazza nata il 18 settembre del 1905 in una famiglia operaia di Stoccolma, che grazie alla propria determinazione e al proprio talento diventa non solo un’attrice di fama universale, ma un’icona glamour di eleganza e modernità. La modernità e l’attualità di Garbo sono ancora più stringenti oggi: se è vero che la Divina ha anticipato come nessun altro i tempi, portando alla ribalta – nella seconda metà degli anni Venti! – la questione di genere, parlando di sé al maschile (lei si percepiva così) e diventando di fatto la prima “diva queer” della storia del cinema. Garbo fumava, guidava la macchina e fuori dal set, fatta eccezione per qualche occasione ufficiale, indossava pantaloni, scarpe basse, cravatte, camicie e giacche di foggia maschile, e per la notte comodi pigiami da uomo, a righe.

David Bowie made me gay. 100 anni di musica queer” di Darryl W. Bullock per Il Castello propone una panoramica dei musicisti LGBT hanno cambiato il corso della musica moderna: da Sia a Elton John, da Billie Holiday a Little Richard. Ma prima che la loro musica – e i messaggi dietroDavid Bowie di essa – guadagnassero comprensione e un posto nel mainstream, come hanno combattuto i musicisti queer del passato per costruire le basi per coloro che li avrebbero seguiti? Darryl W. Bullock rivela le storie di musicisti LGBT famosi e meno conosciuti, la cui perseveranza contro la minaccia di persecuzione durante decenni di disordini politici e storici – tra cui due guerre mondiali, Stonewall e la crisi dell’AIDS – hanno portato alla nascita di musiche significative e profonde, che hanno guidato la rivoluzione in ogni angolo del globo. Si va dalla nascita del jazz nel quartiere a luci rosse di New Orleans, attraverso gli anni del rock ‘n’ roll, gli Swinging Sixties e i giorni della disco degli anni ‘70, fino al pop moderno, all’elettronica e al reggae. “David Bowie Made Me Gay” è un tesoro di storie commoventi e provocatorie che sottolineano il diritto di essere ascoltati e la necessità di mantenere sotto i riflettori la lotta per l’uguaglianza.

Buona lettura.
MZ