Profumo di… libri
Saggi, thriller, memoir, romanzi insoliti: una selezione che cerca di soddisfare tutti i palati.
Cosa c’è di meglio che passare un po’ di tempo spaparanzati a leggere?
Inizio con “Ombre” di Chiro Salvis, un romanzo autopubblicato che trovate su Amazon in versione cartacea e digitale. L’autrice ha scelto l’autopubblicazione dopo aver assaggiato la latitanza degli editori. È un’autobiografia, la storia di una donna che non ha mai smesso di lottare per la sua libertà e per la sua dignità. La testimonianza di chi ha vissuto un'Italia
piegata dalla tossicodipendenza, dal perbenismo e dal pregiudizio, uscendone più forte. In certi passaggi è un pugno nello stomaco però aiuta a riflettere. A mio avviso, dovrebbe essere letto e commentato nelle scuole, purtroppo passa sotto silenzio. A me è piaciuto molto, venerdì 31 gennaio alle ore 19 lo presenteremo a Milano in via Arena 25, nella sede di ASA-Associazione Solidarietà Aids.
La piccola Chiro è cresciuta tra i caruggi genovesi. La sua è una famiglia in apparenza normalissima: mentre la madre è impiegata in un ufficio, il padre restaura chiese antiche. Tra le mura di casa, però, l'arte e la cultura lasciano il posto alla violenza della prima e all'alcolismo del secondo. Incatenata in un mondo di dolore e solitudine, cerca pace nelle droghe e nella vita di strada. E il suo cammino è reso ancor più arduo da una sfida inaspettata: l'HIV. Dopo aver contratto il virus in giovane età, Chiro deve fare i conti non solo con i problemi di salute causati dalla malattia, ma anche con il peso schiacciante dello stigma sociale. Per oltre vent'anni combatte contro un nemico invisibile, lottando per rimanere in piedi in un mondo che spesso la rifiuta e la giudica.
Tanti temi, tutti difficili che l’autrice affronta senza vittimismi e con straordinaria forza e sincerità.
Un’altra biografia, decisamente più rilassante: “Frammenti di memoria. Mia madre, mio fratello e io” di Whoopi Goldberg con la traduzione di Luca Bernardi per Longanesi.
Frammenti di memoria non è semplicemente il memoir di una delle più famose e premiate attrici di Hollywood, ma è anche il racconto intimo e vibrante della sua formazione - dalla sua infanzia alla sua carriera, dai suoi successi ai suoi fallimenti - ripercorso attraverso le figure cardine della sua vita, la madre Emma e il fratello Clyde, entrambi venuti a mancare negli
ultimi anni.
Caryn Johnson, vero nome dell’attrice, non sarebbe mai diventata Whoopi Goldberg se non fosse stato per sua madre Emma Johnson. Orgogliosa, pratica e indomabile, Emma ha trasmesso ai figli l’amore e la saggezza necessari per riuscire nella vita, incoraggiandoli sempre a essere onesti almeno verso se stessi. In “Frammenti di memoria” l’attrice condivide per la prima volta moltissimi aneddoti personali della vita della sua famiglia: cosa ha significato crescere nelle case popolari di New York, le gite a Coney Island, gli spettacoli di pattinaggio artistico sul ghiaccio e le visite ai musei. Nato dall’esigenza di rielaborare il dolore per la morte della madre e del fratello, il memoir di Whoopi Goldberg testimonia il lascito di una madre che, nonostante la lotta per la sopravvivenza fronteggiata giorno dopo giorno, è riuscita a dare ai due figli un’infanzia meravigliosa e stimolante, insegnando loro che nella vita non basta accontentarsi di sopravvivere, ma cercare sempre di fiorire e risplendere. Solo da adulta Whoopi si è resa conto di quanto traumatiche fossero state alcune di quelle battaglie. Questo libro è il commovente, tenero e divertente omaggio di una figlia a sua madre, e l'indimenticabile ritratto di una famiglia legata da un amore profondo.
Ed ora passiamo ai gialli, sempre molto amati.
“Domino” di Riccardo Bruni per Indomitus, la terza avventura di Dante Baldini, forse la migliore. Le ho lette tutte e non mi hanno delusa, al contrario mi sono affezionata a questo ex-poliziotto dotato di ironia, che prende più pugni di quelli che riesce a dare. Però alla fine trova sempre il bandolo della matassa e inchioda i cattivi.
Il Marinachiara è uno degli alberghi più importanti di Rocca Tirrenica, rinomato centro turistico della costa toscana. Ed è stato anche l’ultimo lavoro di cui si è occupato l’architetto Serpieri, prima di perdere la vita in un tragico incidente stradale. Dopo un anno, la vedova Cristina ritrova tra le cose appartenute al marito una borsa con ventimila euro in contanti e chiama Dante Baldini per scoprire l’origine di quei soldi e il motivo per cui erano nascosti.
Ma l’investigatore privato è impegnato anche nella ricerca di un cellulare che contiene filmati in grado di rovinare per sempre la reputazione di un senatore. E poi c’è la questione di Pedro Ramos Navarro, detto El Sable, il nuovo acquisto della squadra di calcio cittadina che si sta dimostrando un assoluto flop. Tra una partita a biliardo e un giro sulla sua Alfa 159, Baldini finisce per imbattersi in quella che sembra una setta satanica che per qualche motivo sta perseguitando il campione. Troppa carne al fuoco? Non per l’inarrestabile ex-poliziotto.
Ad affiancare il protagonista tornano l’immancabile colonna sonora e qualche vecchia conoscenza, tra cui Zelda. Sullo sfondo resta ancora Rocca Tirrenica, in un ottobre straordinariamente caldo, tra le luci che accendono la notte del Lungomare e gli angoli bui dove interessi illeciti e soldi sporchi inquinano gli affari.
A Deaver proprio non resisto, soprattutto quando ci sono Lincoln Rhyme e Amelia Sachs. “La mano dell'Orologiaio” con la traduzione di Rosa Prencipe per Rizzoli ripropone la coppia di detective di New York.
Una gru, una delle tante che affollano lo skyline di Manhattan, si abbatte su un cantiere edile causando morti e feriti. La dinamica del crollo non è chiara, ma una cosa è certa: non si è
trattato di un incidente. La responsabilità del disastro è subito rivendicata dal Kommunalka Project, una cellula terroristica che promette di sabotare una gru ogni ventiquattr'ore se l'amministrazione cittadina non si deciderà a convertire alcune proprietà di lusso in alloggi sociali. Il sindaco non è disposto a scendere a compromessi: con i terroristi non si tratta. Per scongiurare una potenziale catastrofe, le autorità si rivolgono a Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, la coppia più brillante della scienza investigativa. Chiamati a collaborare alle indagini, il criminologo più famoso d'America e la moglie-collega scoprono che dietro all'incombente minaccia si nasconde il loro nemico storico, il più astuto, l'unico che sia mai riuscito a sfuggire alla cattura: Charles Vespasian Hale, alias l'Orologiaio. Tornato sulle scene dopo tanto tempo, è mosso da interessi economici e da un voto fatto a se stesso: uccidere Rhyme.
“La torre d’avorio” di Paola Barbato per Neri Pozza è un thriller coinvolgente. L’autrice mi ha conquistata con “Bilico”, il suo primo romanzo pubblicato nel 2006. Nel 2008 con “Mani
nude” ha vinto il Premio Scerbanenco. Barbato è sceneggiatrice di fumetti, attività per cui è stata quasi subito chiamata a sceneggiare dei numeri fondamentali di Dylan Dog.
Comincia tutto con una piccola macchia di umidità sul soffitto, che costringe Mara Paladini ad andare al piano di sopra per avvertire il vicino. Potrebbe essere cosa da nulla, invece la scena che le si presenta è un uomo morto, con i segni dell’avvelenamento sul corpo. Mara potrebbe non riconoscerli, quei segni; lei invece non ha dubbi, perché così ha quasi ucciso le tre persone che amava di più. Ora Mara sa che è stato tutto inutile, che il suo passato l’ha riagguantata: ora sa che l’unica possibilità è la fuga, da chi vorrà incolparla di quell’omicidio e da chi invece lo ha commesso per incastrarla.
La torre d’avorio di bugie che ha costruito le sta crollando addosso.
Ho iniziato a leggere “Aqua e tera” di Dario Franceschini per curiosità e poi mi sono appassionata alla storia di Tina e Lucia, l'amore tra due ragazze nella Ferrara dello squadrismo fascista.
Pubblicato da La nave di Teseo, ha una scrittura scorrevole e miscela i toni avvolgenti del realismo magico con quelli precisi del racconto storico. Un romanzo pieno di vitalismo e di
personaggi indimenticabili.
Dopo la fine del primo conflitto mondiale, nelle campagne ferraresi esplode la rabbia di migliaia di braccianti, sfruttati da decenni nei lavori di bonifica delle valli infestate dalla malaria. I Callegari sono una famiglia di scariolanti e lavandaie che attraversano questo universo di miseria e idealismo, di acqua e terra, in cui sono le donne, prima tra tutte Ginisca, a cercare di cambiare il destino delle loro figlie. La provincia di Ferrara dopo la guerra si trova sotto il dominio incontrastato delle leghe rosse, poi viene travolta dalla reazione delle squadre di camicie nere ed è in questo clima di odio e violenza che si incontrano Tina e Lucia, figlie di un agrario fascista e di un capolega socialista. Una storia d’amore nella terra di Balbo, Matteotti e don Minzoni.
Concludo con due romanzi insoliti.
Chi ama Georges Simenon apprezzerà “Una Francia sconosciuta” nella nuova edizione di Adelphi con la collaborazione di Ena Marchi e la traduzione di Maria Laura Vanorio.
Nella primavera del 1928 Georges Simenon -che ha appena compiuto venticinque anni e ne ha già abbastanza della vita mondana che conduce a Parigi- si compra una piccola barca, la
Ginette, lunga quattro metri e larga poco più di uno e mezzo, e parte in compagnia della moglie Tigy, della domestica Boule (e ben presto amante) e del cane Olaf (un danese sui sessanta chili), per un viaggio attraverso i fiumi e i canali della Francia che durerà ben sei mesi. Durante il viaggio gli capiterà di dormire sotto una pioggia sferzante, o di sguazzare nel fango o di cercare di arrivare davanti alle chiuse prima delle grandi chiatte tirate dai cavalli o di manovrare tra rocce a pelo d’acqua... Tre anni dopo, il settimanale «Vu» gli commissionerà quello che diventerà il suo primo reportage: insieme a un giovane fotografo di origine ceca, Hans Oplatka, Simenon ripercorrerà, in macchina questa volta, la «vera Francia», e tornerà a casa con un bottino di duecento fotografie. Solo una decina illustreranno, su «Vu», il racconto dell’esaltante navigazione a bordo della Ginette, ma in questo volume il lettore ne troverà molte di più; e scoprirà che senza quell’«avventura tra due sponde» non esisterebbero romanzi come ”Il cavallante della «Providence”, “La balera da due soldi”, “La chiusa n. 1” – per non parlare di tutte le locande in riva a un fiume dove il commissario Maigret, nel corso di un’inchiesta, va talvolta a trascorrere un paio di giorni, occasionalmente in compagnia della sua signora, fingendo a malapena di essere lì per rilassarsi.
“Maledette Feste” di Isabella Pedicini per Fazi è il romanzo perfetto per chi è stanco delle Feste ancora prima che inizino. Con uno stile arguto e brillante, l’autrice affronta un grande tabù cercando di recuperare il significato originario del Natale, e delle feste tutte, attraverso una commedia irriverente e scanzonata sui riti e le tappe obbligate che si ripetono sempre uguali ogni anno mettendo sotto assedio ogni famiglia.
Agata ha quarant’anni e vive a Napoli da quando, diciottenne, ha lasciato il suo paesino dell’Irpinia per frequentare l’università. Lavora in un museo di arte contemporanea, ha un
marito e due figli piccoli. Ogni mattina, per accompagnare i bambini a scuola, passa davanti alla cartoleria di zona, una stanza delle meraviglie piena di palloncini colorati, unicorni e indispensabili oggetti inutili che, nello spazio delle due vetrine su strada, scandisce il passare del tempo e l’avvicendarsi delle stagioni, dal periodo della cancelleria per l’inizio della scuola al momento dei gonfiabili per le vacanze al mare. Quando la vetrina di Halloween cede il passo alle prime decorazioni natalizie, Agata programma di raggiungere la sua famiglia nel borgo natio. A casa dei genitori, fervono i preparativi per una cena della Vigilia in grande stile per la quale è stato convocato l’intero parentado. Avviene però un imprevisto e toccherà ad Agata, che detesta le feste comandate quanto cucinare, occuparsi di tutto a un passo dal ricevimento, orchestrando pietanze, parenti e stoviglie e provando, tra una ricetta preparata a regola d’arte e le bizze di un anziano zio di quarto grado, a gestire inconvenienti e commensali prima che la cartoleria della sua città smonti la vetrina natalizia per passare alle ghirlande della prossima ricorrenza da celebrare.
Buona lettura.
Marinella Zetti