Letture arcobaleno per il Pride

Saggi, romanzi, memoir per celebrare il mese dell’orgoglio LGBTQ. Anche il nuovo libro di Armistead Maupin.

 

Una selezione molto personale per celebrare il Pride, il mese dell’orgoglio della comunità LGBTQ.

Inizio proprio con “Pride” per Scripta Maneant. Il volume intende omaggiare le conquiste ottenute dai Moti di Stonewall a oggi e contribuire alla celebrazione e alla diffusione dell’orgoglio LGBTQIA+ attraverso i volti di chi ha scelto di non vivere nell’ombra del Pridepregiudizio e della discriminazione, ma di rivendicare la propria identità e di lottare per la propria libertà e quella altrui. Alle immagini dei Pride e dei partecipanti, il progetto affianca le voci di personalità che attraverso la loro esperienza unica e particolare offrono momenti di intensa emozione e riflessione su temi universali. Emiliano Reali e Silvia Ranfagni, con punti di vista ed esperienze diverse, affrontano il tema del coming out e dell’accettazione, dando voce il primo alla condizione di figlio e la seconda di genitore. Sue Sanders attraverso il racconto della fondazione dell’“LGBT+ History Month”, nato con l’obiettivo di promuovere la conoscenza delle figure della comunità che hanno segnato la storia e la società nel corso dei secoli, si fa portavoce della necessità di recuperarne la memoria nei programmi scolastici per educare all’inclusività e all’uguaglianza. Il dialogo con la rifugiata egiziana in Inghilterra Shrouk El-Attar accende un faro sulla necessità di aiutare le persone LGBTQIA+ in paesi in cui legislazione e cultura sono ancora fortemente ostili e sull’importanza di continuare a lottare per abbattere pregiudizi e ottenere maggiori diritti, senza fermarsi di fronte a queste prime grandi conquiste, per un cammino verso un mondo di pace e inclusione.
Grazie al ricco apparato fotografico, l’opera racconta i principali Pride italiani e internazionali degli ultimi vent’anni, esaltando le unicità e il desiderio comune di un mondo privo di discriminazioni dove ciascuna persona possa essere, vivere e amare secondo il proprio sentire.
La fotografia dell’orgoglio LGBTQIA+ mondiale, con particolare attenzione a Pride che hanno segnato anniversari epocali, come il Pride di Parigi del 2002 nell’ambito del quale fu coniato per la prima volta l’acronimo LGBT, il primo Pride in Uganda nel 2014, il Pride del 2011 a Montevideo, Uruguay – primo paese del Sud America a consentire i matrimoni tra persone dello stesso sesso – nel pieno del dibattito civile e politico, tra il riconoscimento delle unioni civili (2011) e il matrimonio egualitario (2013) e il Pride di New York del 2019, a 50 anni da Stonewall.
Gli autori
Emiliano Reali
si occupa da sempre di diritti civili e inclusione, autore della prima trilogia transgender d’Italia “Bambi. Storia di una metamorfosi” (Avagliano), ha collaborato alla realizzazione della serie “Refuge LGBT” (Lucky Red) e scrive per Il Mattino, HuffPost, Il Riformista.
Silvia Ranfagni è stata assistente alla regia per Bernardo Bertolucci e Giuseppe Tornatore, sceneggiatrice per Carlo Verdone, Ferzan Özpetek e Lamberto Bava, candidata al David di Donatello con “Il mio miglior nemico” (2006) e “La Dea Fortuna” (2020). Docente di Scrittura Creativa e Sceneggiatura presso la Rome University of Fine Arts (2017-2019). Con Giovanni Piperno, è autrice del Podcast “Corpi liberi”, che racconta la storia di Mark, Alex e Silvia: una persona trans, una non binaria e una madre spiazzata in cerca di risposte.
Shrouk El-Attar Meng è attivista per i diritti dei rifugiati LGBTQIA+ nel Regno Unito, dove vive come rifugiata dal 2007, e per i diritti LGBTQIA+ nel suo Paese natale, l’Egitto. Si esibisce nello spettacolo “Dancing Queer” per raccogliere fondi per le spese di difesa legale delle persone LGBTQIA+ in Egitto. Nel 2018 è stata inserita dalla BBC tra le 100 donne più influenti del mondo.
Sue Sanders è professore emerito dell’Harvey Milk Institute. Attivista per i diritti LGBTQIA+, co-presidente di Schools Out per l’uguaglianza delle persone LGBTQIA+ nel sistema scolastico. Il suo impegno concreto è stato riconosciuto con l’assegnazione di numerosi premi importanti, tra cui il Crown Prosecution Award for Equality and Diversity (2012). Nello stesso anno ha ricevuto un encomio dal Metropolitan Police Service per la sua attività nel MPS LGBTQIA+ Advisory Group, che ha contribuito al miglioramento dei servizi di polizia per la comunità LGBTQIA+ inglese. Nel 2014 è stata candidata per il premio alla carriera nell’ambito dei National Diversity Awards. Nel 2019 le è stato conferito il premio alla carriera dal Rainbow Honours Board e nel 2024 ha ricevuto il premio alla carriera dal National Education Union.

Fuori! La rivoluzione gay in Italia” di Costanza Giannelli per Villaggio Maori ripercorre gli anni in cui le persone Lgbtq erano considerate pervertiti, malati, contronatura, problema da nascondere o delegare alla Chiesa. Questo sono stati a lungo (e per la destra continuano a esserlo) in Italia gli omosessuali, i cui primi venticinque anni di lotte – dal 1971 al 1996 – vengono ricostruiti dall’autrice. Sono stati anni di lotte per i diritti di una minoranza esclusa dalla società, ma anche di fallimenti, di passi avanti e brucianti sconfitte,Fuori «di trasformazioni epocali e di eterni pregiudizi che non muoiono». Cause interne ed esterne stanno alla base degli intoppi incontrati sul cammino della liberazione: basso potere contrattuale dei gay italiani dovuto anche alla cronica mancanza di unità, dovuta a una visione opposta del tipo di lotta da condurre e degli obiettivi da ottenere, ma anche a personalismi e odi reciproci. I diversi gruppi non sono stati capaci di elaborare una linea comune e si sono indeboliti a causa di fratture all'interno delle associazioni. Ma la storia delle battaglie dei gay non può essere raccontata senza parlare dell'omofobia, di chi vorrebbe ancora emarginare gli e le omosessuali. Precisa Giannelli: raccontare chi sta ai margini – e la sua lotta per uscirne – significa anche riflettere sulla società che ha creato il limite normale/anormale cercando di mantenere "l'altro" nella sua posizione di subalternità.
Nella terza parte si parla anche di AIDS e dello stigma che ancora oggi affligge le persone con HIV.
Purtroppo il saggio è solo in cartaceo.
Costanza Giannelli, curiosa per natura e polemica per vocazione, è una lettrice onnivora, un’incontenibile logorroica e una femminista arrabbiata. Dopo una formazione eclettica che l’ha portata a collezionare lauree, master ed esperienze dalla Toscana a Roma, passando per l’India, Parigi e Milano, ha felicemente abbandonato il mondo della comunicazione e del digital marketing per tornare al suo primo, vero amore: il giornalismo. Ora scrive di diritti, questioni di genere e cultura.

Le nuvole non si fermano mai” di Flaminia P. Mancinelli è un romanzo coinvolgente, non è un giallo, però  tiene incollato il lettore fino all’ultima pagina.
Le protagoniste  sono quattro donne, due coppie di sorelle alle prese con il tempo, l'amore, la morte.
Lidia e Serena, devono affrontare la malattia e la morte della madre. Ma per Serena il compito è ancora più gravoso perché, mentre si Le nuvole non si fermano maisottopone a un controllo per la sua gravidanza, scopre di essere affetta da un cancro che potrebbe ucciderla. Serena vive a Roma con Fabio, un uomo che non sembra adatto ad affiancarla in questo difficile percorso.
Lidia si è trasferita a Lucca con la sua compagna Giovanna e, nonostante le ristrettezze economiche, il loro amore è come un cerchio magico che le avvolge.
Parallelamente viviamo le vicende di Federica, la scrittrice che sta lavorando al romanzo che lei chiama Nuvole. Federica è una donna sola che ha paura d’amare: i suoi romanzi sostituiscono l’amore che non ha mai cercato. Punto fermo nella sua vita il nipote Matteo, figlio della sorella Nicoletta. Il rapporto tra zia e nipote si rafforza quando Matteo fa comig out con lei; mentre la madre condanna l’omosessualità del figlio.
E come in un gioco di specchi le vicende delle protagoniste del romanzo si riflettono nella vita della scrittrice.  Ma nella vta non c'è solo tristezza c'è spazio anche per la speranza.
Flaminia P. Mancinelli scrive da tanti anni. Ha pubblicato numerosi romanzi di narrativa -il primo nel 1997- e di genere "polar" che lei chiama “giallacci”. Non è seguace di religioni né di credenze mistiche, ma adora la filosofia dell’e-book e da quando, nel lontano 2011, ha iniziato a praticarla non ha esitato a rinunciare al… "profumo della carta.
Se la cercate, la trovate di sicuro più nella realtà virtuale del Web che in qualche preciso luogo fisico.
Potete raggiungerla con una email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La cattiva abitudine” di Alana S. Portero con la traduzione di Giulia Zavagna per Mondadori racconta come è difficile abitare il corpo sbagliato. Nascere maschio e sentirsi femmina. Soprattutto se sei nata e cresciuta negli anni Ottanta, nel quartiere operaio di San Blas, alla periferia di Madrid: un luogo devastato da eroina, miseria e violenza. La protagonista capisce fin da piccola che l'universo degli uomini non le appartiene: spinta dalla società verso i loro codici e comportamenti, da cui si sente ogni volta più estranea, è invece attratta irrimediabilmente dal mondo delle donne e alla loro comunità sogna segretamente di appartenere, mentre, chiusa nel bagno, prova di nascosto trucchi e vestiti, schiacciata dalla paura e dall'incapacità di accettarsi. Per lei, ragazza trans in un mondo che nonLa cattiva abitudine sembra nemmeno capace di immaginare altri modi di vivere la propria identità, l'unico rifugio diventano una serie di personaggi sghembi ed emarginati, soli come lei, ma disperatamente veri. C'è María la Parrucca, dai capelli sintetici e il trucco irregolare, che tutti temono come fosse una strega ma che, a sorpresa, la avvicina e, con calma severa, le insegna a non balbettare; Margarita, la prima donna trans in cui si riconosce, vestaglia rosa, pantofole e il volto devastato dal silicone; Eugenia la Moretta, un groviglio di tenerezza e cicatrici al posto del cuore, che lavora come prostituta indossando stivali rattoppati qua e là con il nastro adesivo. E, sullo sfondo, Madrid: le strade da percorrere al buio, nella notte, e i bar di Chueca, dove incontrare chi non ha paura della propria diversità. Accompagnata da queste donne fuori dal comune, che la affiancano nella sua personale odissea, si mette in viaggio alla ricerca della propria identità, per combattere la paura e la violenza che la minacciano a ogni passo e imparare a esistere seguendo i propri desideri, a testa alta. Un esordio dalle atmosfere almodovariane, un romanzo di formazione crudo e feroce, ma anche poetico, dove gli estremi si incontrano per mostrarci come sopravvivere a una società che non accetta il diverso; una voce trasportata dalla bellezza e dalla rabbia, che insegna a guardare il mondo con occhi nuovi.
Alana S. Portero  è nata a Madrid nel 1978. Medievalista di formazione, è scrittrice, drammaturga, regista teatrale e cofondatrice della compagnia teatrale STRIGA. Scrive di cultura, femminismo e attivismo LGBTQ con un’attenzione specifica alla realtà delle donne trans per diversi media spagnoli, oltre che su Patreon. “La cattiva abitudine” è il suo primo romanzo, accolto con entusiasmo dalla critica letteraria spagnola e per settimane in testa alle classifiche dei libri più venduti.

L’isola dei femminielli” di Aldo Simeone per Fazi è un libro coraggioso che narra un pezzo dimenticato della storia italiana attraverso singole esperienze di discriminazione e resistenza. Un racconto sui rapporti umani e sul confine, spesso sottile, che separa prigionia e libertà. Con una scrittura delicata e toccante, l’autore ricostruisce la vicenda di alcuni giovani che vennero puniti per la loro diversità.
Settembre 1939. Aldo, ventenne fiorentino, giunge a San Domino, l’isola delle Tremiti scelta dal regime fascista come confino per chi era accusato di omosessualità. I cosiddetti “femminielli” alloggiano in due baracche fatiscenti, con un secchio a fare da gabinetto e un Isola dei femminiellicamino mal funzionante per le notti più fredde. Sono perlopiù siciliani, perché arrestati per un omicidio avvenuto anni prima a Catania e tuttora impunito, che continua a perseguitarli. Ci sono la Fisichella, dallo sguardo sornione, sempre in urto con il mondo, la Picciridda, appena diciottenne, che ama travestirsi da donna, la Leonessa, afflitto da attacchi epilettici e con strani segni sul corpo; e poi la Sticchina, il Professore, il Dottore, la Peppinella, vittime come Aldo di pregiudizio e intolleranza. La vita a San Domino è dura, scandita dal disprezzo degli abitanti dell’isola, incontri clandestini nei boschi e la conta dei carabinieri, esiliati anche loro e non disdegnosi di trovare conforto tra i femminielli.
Nonostante le intenzioni del regime, dalla segregazione nascerà una comunità di uomini paradossalmente liberi e solidali. Nel giugno del 1940, in ogni caso, i confinati di San Domino saranno rilasciati e in parte arruolati per essere mandati al fronte. In guerra, ognuno andrà incontro al proprio destino nel ricordo indelebile di quell’esperienza vissuta assieme.
Aldo Simeone è nato nel 1982 a Pisa, dove si è laureato in Lettere e ha conseguito il dottorato in Studi italianistici. Attualmente lavora per la casa editrice Loescher, occupandosi di testi scolastici di storia e musica. Nel 2019 ha esordito con “Per chi è la notte”, un romanzo di formazione che guarda al dramma della storia con gli occhi innocenti di un bambino; un racconto sulla fine dell’infanzia, che è stato subito notato e apprezzato dalla critica.

Concludo con “Una vera signora” di Armistead Maupin con la traduzione di Andrea Bortoloni per Playground, il decimo – e lungamente atteso – romanzo del ciclo de “I racconti di San Francisco”.
In questo caso la protagonista è Mona Ramsey, la figlia di Anna Madrigal (la leggendaria proprietaria della casa al numero 28 di Barbary Lane, a San Francisco). Fresca vedova di un lord inglese gay, Teddy Roughton, che Mona aveva sposato per permettergli di avere la cittadinanza americana e trasferirsi a San Francisco, si ritrova a vivere, insieme al figlio adottivo Wilfred, nella vasta e antica tenuta di famiglia (Casa Easley), nelle Cotswolds, tra Bristol e Oxford. Nonostante il titolo di Lady, Mona è rimasta una donna libera eUna vera signora intraprendente, capace di mettere in discussione i luoghi comuni e i pregiudizi della contea inglese, e per questo da subito oggetto di pettegolezzi (ha una relazione con la direttrice delle poste). Ma non sono le voci e le malignità della provincia inglese a preoccuparla, bensì le ingenti spese per la manutenzione della tenuta, tanto da essere costretta ad affittare alcune stanze ai turisti che sognano di vivere delle vacanze romantiche in una antica magione. Tra i turisti coinvolti, nella primavera del 1993, è presente anche una coppia di americani originari del North Carolina. All’apparenza persone semplici e affiatate, in realtà custodi di un segreto. E dopo sole poche ore, e uno sgradevole episodio, Rhonda, la signora americana, chiede aiuto a Mona e a Wilfred per fuggire dal marito. A quel punto giungono a Casa Easley anche Anna Madrigal e Michael Tolliver, a complicare la vicenda in una serie di spassosi, ma anche drammatici, equivoci, innamoramenti, e dolorose riflessioni. Una commedia ironica, e a tratti amara, ricca di intelligenza e di ottimismo.
Purtroppo c'è solo l'edizione cartacea, io aspetto quella digitale che uscirà tra qualche mese.
Armistead Maupin, nome completo Armistead Jones Maupin Jr., è nato aWashington il 13 maggio 1944). Scrittore, giornalista, sceneggiatore, attore e produttore televisivo statunitense, è noto per la serie di romanzi intitolata “I racconti di San Francisco”. Maupin è uno degli autori più apprezzati dalla comunità LGBTQ.
Buona lettura
MZ