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Tempo di Libri scalda i motori

 

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La Fiera dell’Editoria Italiana che si terrà a Fiera Milano Rho da 19 al 23 aprile sta già organizzando eventi, ad esempio incontri con Asli Erdogan, Pinar Selek e Jonathan Safran Foer.





 

Anche se aprirà i battenti dal 19 al 23 aprile a Fiera Milano Rho da 19 al 23 aprile, Tempo di Libri sta già organizzando eventi, ad esempio gli incontri a gennaio con Asli Erdogan e Pinar Selek, a febbraio con Jonathan Faran Foer.
«Nella mia vita ora c’è una grossa macchia nera e l’unico modo per affrontarla è la scrittura», ha affermato Asli Erdogan nel primo intervento pubblico dopo l’uscita dal carcere, dove era reclusa dallo scorso agosto, beneficiando dal 29 dicembre delasli-erdogan regime di libertà provvisoria.
Le parole della scrittrice turca sono risuonate con la stessa forza della sua scrittura nell’affollata Sala Piccola del Teatro Dal Verme di Milano in occasione del primo incontro, dedicato alla D di dissidente, della serie di anteprime di Tempo di Libri, che segneranno il percorso di avvicinamento alla nuova Fiera dell’Editoria Italiana. Asli Erdogan ha dialogato con il giornalista Lirio Abbate e con Lea Nocera, ricercatrice ed esperta di Turchia, moderati da Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio3. La serata di riflessione sui contesti e i regimi che negano la libertà di pensiero e di stampa è stata introdotta da Chiara Valerio, curatrice del programma generale di Tempo di Libri, e da Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano.
Quando le parole vengono svuotate del proprio senso, la libertà inizia a morire: «Viviamo in un momento in cui bisogna chiedersi cosa significhino le parole reato, diritto, colpa, condanna, libertà, innocenza; tutte parole che in Turchia sono rimesse in discussione». Il sostegno internazionale è stato un fattore determinante nella temporanea restituzione della libertà alla scrittrice, che ha sottolineato: «In questo senso avverto un grosso ruolo di responsabilità nei confronti di tutti coloro che sono ancora ingiustamente detenuti e non hanno voce».

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La vicenda di Asli Erdogan fa ripensare alle pagine del suo libro Il mandarino meraviglioso (Keller, 2014; traduzione di Giulia Ansaldo) scritto a Ginevra, dove da giovane ha lavorato come fisica al Cern. «Ho imparato a dare nuovo valore alla vita, dentro alla cella che condividevo con altre donne ed è stata importante la relazione che si è instaurata. Ricomincerò con la scrittura da qui, partendo dalle storie delle persone che lì ho incontrato». La prossima udienza del processo si terrà il 14 marzo ma Erdogan non crede sarà l’epilogo: permane infatti il capo d’accusa di propaganda terroristica.


L’anteprima di Tempo di Libri ha ospitato anche la sociologa e scrittrice turca Pinar Selek. Studiosa della questione curda, nelpinar-selek
1998 è stata arrestata a Istanbul con l’accusa di complicità col PKK e torturata. Mantenne e tutelò la segretezza delle proprie fonti, venendo a sapere in prigione dell’accusa di un attentato terroristico in realtà mai avvenuto. Malgrado tre assoluzioni, il processo non è chiuso e Selek è costretta di vivere in esilio dal cover-maschera-verita
2009.

In Italia Fandango ha pubblicato il suo La maschera della verità, dedicato alla memoria negata del genocidio degli armeni. «Vogliono punire gli intellettuali che si impegnano nella dimensione pubblica, civile – ha detto Selek – Bisogna capire la continuità del nazionalismo turco, la struttura nazionalista dello Stato, basandosi sul genocidio degli armeni rimosso».




L’incontro con Jonathan Safran Foer

La seconda anteprima di Tempo di Libri ha invitato a guardare nello specchio della vita – “ciò che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti”, come diceva John Lennon. Lo scorso 16 febbraio, a Milano al Piccolo Teatro Studio Melato si è svolto l’incontro con lo scrittore e saggista statunitense Jonathan Safran Foer. A dialogare con lui sul senso del limite e della jonathan-safran-foer
finitezza che emerge dal suo ultimo romanzo, vi era Chiara Valerio, curatrice del programma generale della Fiera, accompagnata dalle letture dell’attore Fabrizio Gifuni. Safran Foer era in Italia per ritirare il premio de “la Lettura” del “Corriere della Sera”, che gli è stato consegnato alla Triennale di Milano: Eccomi (Guanda) è stato il libro più votato dalla giuria di redattori e collaboratori del supplemento, scrittori, giornalisti e studiosi che hanno scelto fra i titoli usciti nel 2016.

Nell’alfabeto di Tempo di Libri questo appuntamento rimanda alla N di numero: in che misura, se è quantificabile, è possibile restare fedeli a se stessi pur affrontando i limiti che la vita impone, la finitezza tipica dell’umano? E come esprimere in valori assoluti gli effetti di quegli eventi improvvisi che, quando colpiscono, portano inevitabilmente a interrogarsi sul senso dell’esistenza, della trascendenza, delle scelte che si hanno o meno?
“Tutte le mattine felici si assomigliano, esattamente come tutte le mattine infelici”, ha scritto l’autore: tutto sta nel capire quale sia lo spazio della vita e quale quello della letteratura, e quanto Jonathan Safran Foer riesca a misurare l’uno con l’altro. Ad esempio, cosa misurano le parole, sulla pagina e nella vita di Jacob, il protagonista, che scrive sit-com per la televisione?

La storia, ambientata a Washington, è un intreccio di legami famigliari, tragedie storiche, identità e cultura ebraica. Al centro, una famiglia sull’orlo della crisi: Jacob e Julia, sua moglie, si stanno separando, hanno tre figli, una casa e due lavori, molte regole kosher da rispettare, relazioni e proporzioni. E la separazione, come in una divisione matematica, è un modo di ridurre a termini minimi, semplificare, un modo di lasciarsi senza drammi ma neppure consolazioni. Se lo stare al mondo consiste nello stabilire le distanze, Safran Foer ha scritto un romanzo di regole metriche dove la discussione da camera di una coppia che si lascia riempie il mondo intero. Senza discontinuità. Accomodatevi nel salotto dei Bloch.

Il Piccolo Teatro Studio Melato di Milano è stato preso d’assalto da un pubblico di fan e assidui lettori. Chiara Valerio ha esordito spiegando che «Come nei quadri di Leonardo le persone sono rappresentate in una certa posizione e a seconda di tale posizione agiscono, così accade in Eccomi e la posizione è il matrimonio. Safran Foer è il cantore delle separazioni e anche questa volta è riuscito a parlare del mondo di tutti parlando della separazione di Jacob e Julia». E lo scrittore e saggistacover-eccomistatunitense ha spiegato: «Nelle relazioni come nella scienza, misurare comporta la perdita della naturalezza. In tanti matrimoni capita che si inizino a misurare piccole cose apparentemente innocue, assumendo atteggiamenti plausibilmente perdonabili e negabili, ma tutte queste misurazioni trasformano pian piano il rapporto in una scacchiera, che si espande racchiudendo la sempre maggiore distanza fra le persone e sulla quale esse si muovono come pezzi del gioco».

Rispondendo alle domande di Chiara Valerio, Jonathan Safran Foer ha raccontato lo spirito del suo romanzo: «Tutto il libro, come credo la vita di molti di noi, è una sfida ad abbracciare un’identità rispetto alle altre che abbiamo e che in parte ci definiscono: per questo il libro si conclude con il protagonista che dice ‘Sono pronto’. Si riferisce alla decisione di passare dalla sua vita ideale, di fantasia, a quella reale e definitiva. Scegliere e agire è sempre difficile perché ogni azione ha un costo, si compie alle spese di altre o al prezzo di compromessi con la propria etica».

Infine Safran Foer si è soffermato sul suo rapporto con la scrittura e sulla sua identità di scrittore: «Essere scrittori è una cosa inconscia, non si riesce a spiegare, non è un processo retorico né argomentativo. Non c’è niente di ciò che foer-valerioconosco che io cerchi di codificare nel libro affinché i lettori lo scoprano: sono semplicemente aperto a ciò che potrebbe arrivare e reprimo tutta quella serie di domande, riflessioni o parti di me che potrebbero guastare la spontaneità della storia». E ha precisato: «non sono cresciuto con l’intenzione di diventare scrittore e ho un rapporto insolito con la scrittura: quando lavoro sento come una voce che mi dice ‘questo è l’ultimo libro che scriverai quindi mettici tutto’. Cioè: la persona che sono in quel momento e in quel contesto non scriverà mai più un altro libro. Ogni mio romanzo è stato scritto da una precedente e diversa versione di me, e per fortuna so perfettamente come si sono evolute».


Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito di Tempo di Libri.






 

 

 

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