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Mario Fortunato


Leggere,
secondo Mario Fortunato

a cura di Marinella Zetti

D. Quando vuoi rilassarti preferisci: guardare la televisione, andare al cinema o leggere un libro?
R. Ammetto che leggere un libro, e credo anche andare al cinema, per me non ha molto a che fare col rilassarsi. Certo leggere come vedere un buon film può essere talvolta rilassante, ma dedicarsi alla lettura non significa per me dedicarsi automaticamente al relax (...). 


Intanto sono - è brutto dirlo ma è così - un lettore professionale: da ormai più di un ventennio recensisco libri per L'Espresso, e questo deve aver modificato il mio rapporto con la lettura. Non voglio dire che è un lavoro, questo no, rimane sempre nella sfera del piacere. Ma si tratta di un piacere a cui chiedo qualcosa di più che rilassarmi.


D. Dove leggi abitualmente: in poltrona, a letto, alla scrivania? Se potessi scegliere, quale sarebbe il tuo luogo ideale per la lettura?
R. Leggo dove posso. Dovessi scegliere, leggerei a letto. Soprattutto alla mattina, appena sveglio.


D. Nel suo famoso Decalogo, al terzo posto, Daniel Pennac sancisce il diritto del lettore a “non finire il libro”: tu hai seguito questo consiglio? Se sì, con quale libro e perché?
R. Impossibile dire quante volte e con quali titoli mi è accaduto di lasciare un libro a metà, o solo dopo le prime pagine. E' accaduto un'infinità di volte: tutte le volte che il libro mi è parso brutto, fatuo, non necessario.


D. Qual è il libro che più hai amato?
R. Impossibile rispondere sinceramente anche a questa domanda. Una trentina di anni fa, avrei detto "Il maestro e Margherita" di Bulgakov. Venti anni fa, credo "Un uomo solo" di Isherwood. Dieci, i "Sillabari" di Parise. Il gusto cambia, è come l'orizzonte, si muove con te. Certo la "Recherche" di Proust è un punto abbastanza fermo.


D. Cosa cerchi in un libro? Cosa attira di più la tua attenzione: la copertina, il titolo, l’autore, la bandella con la storia?
R. In un libro cerco il mondo, la vita, me stesso. Sono un lettore esigente: cerco tutto. Certo titolo e copertina hanno la loro importanza, si comincia da lì. Non saprei come spiegarlo ma intuisco quasi subito, alla prima occhiata, se un libro mi interessa oppure no.

D. Quale argomento ti appassiona e, secondo te, viene poco considerato dagli editori italiani?
R. Amo il romanzo come forma e come linguaggio espressivo. Di romanzi se ne pubblicano tanti. Ma può esser difficile trovare quello giusto.


Chi è Mario Fortunato:
nato a Cirò, in Calabria. Laureato in Filosofia a Roma, è critico letterario del settimanale “L’espresso”, consulente delle Edizioni Nottetempo e membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Campania dei Festival. Dal 2000 al 2004 ha diretto l’Istituto Italiano di Cultura di Londra e, dal 2004 al marzo 2009, la Fondazione Antonio Ratti, di cui è ora membro del Comitato Scientifico.
Ha pubblicato i seguenti libri: La casa del corpo (1987), Luoghi naturali (1988), Il primo cielo (1990), Immigrato (con Salah Methnani, 1990), Sangue (1993), Passaggi Paesaggi (1993), L’arte di perdere peso (1997), Amore, romanzi e altre scoperte (1999), L’amore rimane (2001). Con il suo ultimo romanzo, I giorni innocenti della guerra (Bompiani 2007), è stato finalista al Premio Strega e vincitore del Premio Mondello e Super Mondello. Nel 2008 è uscito, sempre da Bompiani, Quelli che ami non muoiono. Nel 2009, Certi pomeriggi non passano mai (Nottetempo).
Tutti i suoi libri sono tradotti in varie lingue.
Ha inoltre curato traduzioni e raccolte di saggi e collaborato con Bbc, Rai, The Guardian, La Stampa e Le Monde.

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