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Le coccinelle di Stefano Corbetta

Coccinella




Quando un libro ti stupisce...

È questo il caso di questo romanzo dal titolo curioso.
E non solo le "coccinelle" non hanno paura, ma può capitare che...



 

CoverPrologo 
Da sempre il genere che mi conquista alla lettura è quello che potrei definire “esistenziale”. Un libro che quindi non si occupa di attrarmi con la suspense né con una particolare attenzione ai fenomeni sociali. E quindi, purtroppo, in questo tempo è sempre più difficile trovare letture che mi soddisfino.  
Qualche giorno fa, invece, sono incappata, nel piccolo libro di un autore sconosciuto, Stefano Corbetta, edito da un piccolo ma serio editore, Morellini. Il titolo era decisamente curioso: Le coccinelle non hanno paura
Leggo la sinossi ed è feeling immediato: lo acquisto e il giorno stesso inizio a leggerlo, interrompendo la lettura in corso.

 

Trama e prime considerazioni 

Qual è la trama? In due parole: un quarantenne scopre di avere un cancro al cervello e gli restano poche settimane di autonomia; poi, nella previsione dei medici, perderà la vista, soffrirà di atroci emicranie, perderà i sensi, fino al tracollo finale. Divorziato, fotografo e ateo.
Quindi, senza scendere nei particolari, un libro che affronta una situazione limite, che però potrebbe colpire chiunque, ad ogni piè sospinto. C’est la vie!
Un libro drammatico, filosofico, pesante?
No, assolutamente. Tra le pagine vagano note di musica, dall’Heavy metal amata da Teo – il protagonista, al jazz amato e studiato dal suo amico Luca. C’è un’irrinunciabile ironia per la vita, pensieri sul “caso” e sull’amore, e il tempo che inesorabilmente si consuma, ma… non c’è assolutamente la tragicità che un simile tema potrebbe far temere, anzi…
Uno dei pregi di questo romanzo, ma non l’unico, è quello di lasciare in regalo al suo lettore un sentimento di serenità. Serenità, sì, avete letto bene.
Ma, come nella vita reale, le storie di un singolo non sono quasi mai percorsi solitari. Quasi sempre, anzi, l’esistenza di ognuno si intreccia con quelli di altri. Nel caso del protagonista di questo romanzo, Teo, la sua si imbatte in quella di un certo “signor P.”, lontano nel tempo oltre che nello spazio da lui, e per una di quelle casualità - che non sempre si riescono a spiegare razionalmente, tra le storie dei due uomini si stabilisce un legame. Forte. Così forte da spingere Teo a cercare di conoscere il destino conclusivo di quel misterioso “P”.

 

Conclusioni 

Stefano.Corbetta

Di questo piccolo libro (253 pagine) mi è rimasta una traccia, emotiva e filosofica, che credo il tempo non cancellerà, e non è una cosa che mi capita spesso, soprattutto con gli autori italiani. Non è una lettura da ombrellone, ma la consiglio soprattutto a chi non ha l’abitudine a questo genere di narrativa.
Il suo merito è difatti quello di affrontare temi esistenziali con un’insostenibile leggerezza, offrendo a tutti noi una chiave alternativa per affrontare i grandi temi dell’essere, quali sono quelli della vita e della morte, dell’amicizia e della libertà individuale.

Com’è che si dice in questi casi?
Ah, sì… Consigliatissimo!

 

Flaminia P. Mancinelli



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