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I delitti della laguna

 

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Terzo romanzo di Letizia Triches. Dopo una partenza forse un po’ lenta, subisce una forte accelerazione che avvince il lettore.









 

Andamento lento. Questa è la prima considerazione che mi viene in mente pensando a I delitti della Laguna di Letizia Triches.
Poi, improvvisamente, a poco meno di cento pagine dalla fine, vi è una forte accelerazione.
E dove sta la novità chiederete voi, è normale in un giallo.
Certo, l’autore deve preparare il lettore, farlo entrare bene nell’atmosfera per poi consentirgli di affrontare lo sprint finale con tutte le informazioni necessarie per capire cosa è accaduto e, soprattutto, perché.

Ma in questo caso, a mio avviso, la prima parte è un po’ troppo lenta. Nonostante vi siano due omicidi, non si percepiscono l’ansia, la paura. O meglio, questi sentimenti sono presenti in Giuliano Neri, il restauratore e collaboratore della polizia, ma non sono legati a quanto sta accadendo a Venezia. Non hanno un reale collegamento con i delitti, nascono dalle vicende private del protagonista.
Come è facile immaginare, Neri è preoccupato per questioni di cuore.
E non svelo nulla. In alcuni momenti sembra quasi che i delitti passino in secondo piano rispetto ai suoi personali travagli.
In ogni caso i personaggi sono ben disegnati, anche il loro profilo psicologico consente di entrare bene nella storia.
Un altro punto a favore della Triches è la scrittura scorrevole, senza errori e, credetemi, oggi non è scontato. Purtroppo, mi è capitato di leggere opere pubblicate da “blasonate” case editrici con gravi errori di italiano o di traduzione.

I delitti della laguna è il terzo giallo dell’autrice romana, tutti editi da Newton Compton.
Dopo Firenze e Roma, questa volta è Venezia il palcoscenico su cui si muove Giuliano Neri, circondato da molti personaggi particolari, a volte decisamente eccentrici, come Otis Moore, detto il Moro.
E del resto si tratta di artisti: cantanti, musicisti, pittori.
Le descrizioni di Venezia con le nebbie, i canali, la pioggerellina e l’acqua alta contribuiscono a rendere tutta l’atmosfera ovattata e quasi surreale.
Inoltre, come avviene spesso nei gialli o noir, i semini per individuare l’assassino sono ben disseminati lungo tutto il percorso. E alla fine, quando il restauratore scoprirà le sue carte, al lettore verranno in mente particolari che aveva ritenuto superflui, ma che in realtà erano indispensabili per ricostruire fatti e movente.
M.Z.





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