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Di rabbia e di vento

 

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Per Corrado Augias quasi un capolavoro, per me una profonda delusione. Tra me e l’autore Alessandro Robecchi non c’è feeling.








 

Ho terminato Di rabbia e di vento-edizioni Sellerio, l’ultimo romanzo della trilogia -gli altri due sono Questa non è una canzone e Dove sei stanotte- di Alessandro Robecchi e, francamente, non comprendo l’entusiasmo di Corrado Augias. Si tratta di gialli, a mio avviso, senza lode e senza infamia, si lasciano leggere senza realmente coinvolgere. Per me, milanese, c’è il piacere di ritrovare quartieri e suggestioni della mia città ma nemmeno questo riesce a farmi propendere per il “capolavoro”.

Ho iniziato a leggere Di Rabbia e di vento con grandi aspettative, generate dalla recensione di Corrado Augias, pubblicata nella sua rubrica “La mia Babele” su il Venerdì di Repubblica, e l’ho finito provando una grande delusione.

Dopo le prima 15 pagine avevo già capito di non essere entrata in sintonia con Carlo Monterossi e gli altri personaggi, ma non mi sono persa d’animo e ho deciso di proseguire fino alla fine.
Il titolo Di rabbia e di vento, è molto suggestivo, ma la suggestione non l’ho ritrovata nel libro.

Lo devo proprio ammettere tra me e Alessandro Robecchi non c’è feeling.
Ovviamente è il mio parere e immagino che altri possano trovare questi romanzi molto piacevoli, però continuo a non capire la recensione di Corrado Augias. Soprattutto quando elogia la “scrittura” dell’autore. Francamente la trovo piatta e piena di ripetizioni.

Non vi racconto la storia, quella la trovate sulla bandella o sui siti di vendita online.
Amazon vi consente anche di leggere un assaggio, così potete decidere consapevolmente se acquistare o passare oltre.





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