Tout passe, tout casse, tout lasse…

everything-passes
Leggere l'opinione positiva di una persona che stimi sul tuo ultimo lavoro è già un'emozione,
ma sentirti definire una "scrittrice", sentirti chiamare come tu non hai mai osato fare...
è un'ondata di adrenalina che ti cambia la vita...

di Sergio Bertoni
pubblicato sul suo Blog: → Memorie Racconti Considerazioni

È ben conosciuto il detto che in Italia vi siano più scrittori che lettori.
Ciò è parzialmente vero se identifichiamo come “scrittore” chiunque ponga la penna sulla carta, o il dito sulla tastiera, allo scopo di scrivere un racconto, un romanzo, o un qualsiasi impegno di genere letterario.
Personalmente ritengo che possa definirsi “scrittore” solo colui che riesce a concepire un’opera che penetra e colpisce l’animo del lettore, aprendogli nuovi scenari, confermandogli di non essere l’unico a provare certe sensazioni, circondandolo e accarezzandolo con la consapevolezza di non essere la sola persona ad essere afflitta da certi dubbi, da certi timori, da certi tragici e spesso devastanti avvenimenti della vita, ma di far parte di una dolorosa e numerosa umanità che condivide le medesime emozioni.
Altra caratteristica dello “scrittore” è quella di trasmettere, consapevolmente o meno, nella propria opera la parte più intima e profonda del suo pensiero, delle sue sensazioni e della propria vita. memorie-1

È una specie di involontaria confessione: un’apertura inconscia ai personali sentimenti e alle sensazioni più profonde, un discorso che l’autore affida alla scrittura e che, probabilmente, non sarebbe mai stato in grado, o non avrebbe mai voluto, confidare in voce a nessuno.
La lettura delle opere di “questi” scrittori non è mai facile: interi paragrafi o intere pagine devono essere letti riletti e approfonditi, si devono gustare e meditare fino a comprenderne l’essenza e a farli propri.

“Le nuvole non si fermano mai” mi ha impegnato nella lettura per diverso tempo, lettura che si è conclusa verso le quattro di questa notte.
Conclusa la lettura, ma non la riflessione che sicuramente mi indurrà a rileggere e meditare interi capitoli.
La composizione del romanzo è inusuale: un romanzo che racconta un altro romanzo, una donna che narra se stessa, le proprie esperienze, i propri timori, e nel contempo le vicissitudini della protagonista del suo romanzo; due persone che in definitiva rappresentano lo sdoppiamento della stessa persona, gravata dal peso delle incomprensioni, delle sofferenze, delle malattie e dei dubbi esistenziali che sono spesso la caratteristica di un’intera umanità.
“Gott ist tot” Dio è morto, affermava Friedrich Nietzsche, e questa constatazione ha scavato un immenso solco nelle tradizioni consolatorie che per millenni hanno pervaso le civiltà occidentali (e non solo). Se Dio è morto, ossia se Dio non esiste, allora non esiste uno scopo nella nostra vita, una speranza di vita futura, una conservazione della memoria individuale o di quella storica della nostra razza.
Tutto è vano, si ingigantisce la paura della morte come conclusione definitiva di ogni cosa, e la scomparsa di una persona cara: una madre, un figlio, crea un vuoto perenne nella nostra vita, un vuoto difficile da colmare o da seppellire rifugiandosi in altri affetti o in altre partecipazioni.
Ma questa è solo una sensazione, un semplice assaggio dei numerosi temi trattati nel romanzo: le ipocrisie, le invidie, il retaggio di antichi aforismi conseguenti ad una società patriarcale ottusa e prepotente; inamovibili sentenze su ciò che è normale e morale, e su ciò che invece non lo è, talmente inculcate nella mentalità di alcune persone al punto da creare insanabili fratture anche tra l’amore che una madre deve avere verso il proprio figlio.
C’è, tuttavia, un elemento che occhieggia, quasi nascosto, tra le pagine del libro e che ristora con un soffio catartico le impressioni del lettore: è l’amore, quell’amore possente e prorompente che infrange e supera sia le tradizioni che le barriere, l’amore e la complicità di una persona verso un’altra persona, quella capacità di empatia e di condivisione che lega indissolubilmente due esseri e che consente loro di affrontare l’esistenza con rinnovata fiducia anche se questa non potrà dare una risposta definitiva ai loro problemi esistenziali.
“Le nuvole non si fermano mai” un libro di una grande scrittrice, vera perla rara nel grande universo di coloro che riversano sulla carta, o sui file di un computer, i pensieri che affollano le loro menti.
S.B.


 

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Commenti   

 
0 #1 Flaminia 2014-11-10 11:22
grazie…
con il cuore, quello strano organo nel quale gli antichi collocavano l’anima ;-)
Flami
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