Black List 1°: "Profanazione" di Joanna Penn

BlackList
Il mio codice di recensore è molto essenziale:
leggo chi mi pare e ne scrivo quello che voglio, senza portare acqua a nessuno e quindi senza scendere nella peggiore delle condizioni, quella del compromesso.

 

 

Con una breve postilla: in genere non mi troverete mai impegnata a distruggere lo scritto di un autore-fai-da-te, a recensire in negativo qualcuno dei miei amici Self… Salvo le solite eccezioni che confermano la regola.

 

E la recensione di oggi rappresenta, appunto, una di quelle sopracitate eccezioni.


L’autrice si chiama Joanna F. Penn, è inglese, ha studiato ad Oxford e vive a pochi chilometri da Londra con la sua famiglia. Prima di iniziare a scrivere romanzi (Thriller che lei definisce con un tocco di soprannaturale) il suo mestiere era quello diJ-Penn
consulente aziendale, lavoro che ha svolto per 13 anni, fino al 2011, quando ha iniziato a scrivere. Prima i suoi temi erano quelli a lei più congeniali del marketing, per i quali ha pubblicato
How To Enjoy Your Job (Come divertirti lavorando) al quale sono seguiti numerosi altri “saggi motivazionali” ovvero di puro marketing o di marketing applicato alla scrittura e alla pubblicazione. 
Poi ha avuto la splendida idea di dare alle sue capacità una forma diversa, quella del romanzo, garantendosi quindi una platea di lettori sicuramente più ampia. In tre anni non solo ha scritto e pubblicato i volumi sopracitati, ma ha scritto e pubblicato sei Fiction che in breve hanno scalato le classifiche internazionali dei Best Seller.

Complimenti Mrs. Penn!

Anche perché, è doveroso sottolinearlo, Joanna Penn lo ha fatto come Self Publisher, e quindi pubblicando le sue fatiche in formato digitale, senza il supporto di una casa editrice. Ma, insoddisfatta dei risultati ottenuti, ha deciso di partire alla conquista del mondo globale nel quale viviamo, e quindi di investire energie per affermare i suoi e-book anche in altri mercati che non fossero quello della sua lingua madre, l’inglese appunto.

E indovinate, ora, da quale nazione ha deciso di incominciare? Ma dal nostro splendido Bel Paese, naturalmente o, come direbbe lei, of course!


Un mercato definito da molti di nicchia, sia per la lingua sia per la scarsa dimestichezza che i suoi abitanti dimostrano per i
libri-di-BIT, eppure la gentile signora inglese, molto sensibile a imprenditoria e Business ha scelto proprio l’Italia [qualora nutriste dei dubbi vi consiglio di dare un’occhiata alla sua macchina da guerra… hops! al suo sito Web…]. 
Il libro, che da pochi giorni è reperibile sulle principali piattaforme per la vendita online di libri, si intitola Profanazione e dopo che ne avrete gustato il Booktrailer ve ne darò la mia opinione.

 



Il romanzo di apre con un prologo piuttosto violento e crudele, ma non temete, qua e là nel resto del racconto -se amate il genere- l’autrice ne ha dispensate a gogò di descrizioni, sia di cadaveri che di sezioni particolari di c., al limite del buon gusto.

Profanazione
Procedendo nella lettura, comprendiamo la violenza dell’incipit: il primo capitolo ha ben
poco del Thriller, sembra semmai più un brano adatto a un Feuilleton dell’Ottocento, un bel polpettone stile David Copperfield, e quindi la Penn ha dovuto confidare tutto nella forza dirompente del Prologo per cercare di accalappiare i suoi lettori.

Protagonista della vicenda è una donna, certa  Jamie Brooke,  che lavora in un ufficio della polizia di Londra: carino però, una donna detective e un’ambientazione insolita... Non fosse che tale signora è protagonista, con la figlia malata, di una vicenda surreale, più vicina a certe narrazioni alla Dario Argento (quello di Suspiria e Phenomena per intenderci) che non a quello che normalmente viene classificato sotto il genere Thriller. Difatti io consiglierei Mrs. Penn di modificare il suo genere in Horror, affinché tutti quei lettori che poco apprezzano transitare tra i lezzi eccessivamente forti della decomposizione e le eventuali plastificazioni di cadaveri possano tranquillamente evitarne una lettura anche accidentale.

E se vogliamo dirla tutta, sino in fondo, è proprio questo tentativo (tra l’altro fin troppo evidente e perciò maldestro) di tirare con violenza tutte le corde dell’emotività e della sensibilità a farmi sconsigliare la lettura di questo e-book.

Volete il raccapriccio della sevizia ad un cadavere? Ecco! vi darò la peggiore, quella che neppure potevate immaginare. 
Volete un po’ di commozione a buon mercato? Ecco! vi darò la morte di un minore tra atroci dolori. 
E se poi alla fine non vi dovesse bastare neppure questo, sono pronta ad organizzarvi una versione horror di un incontro di BDSM (Bontage) in salsa mista, tra fluidi corporei e liquidi di decomposizione…

No, grazie. 
Se per svettare sulle classifiche di vendita, e farsi fregio di capoclassifica dei Best Seller internazionali, occorre scrivere prodotti che descrivono violenza estrema e/o scene esplicitamente al di là delle norme del buon gusto, io leggo altro.

DirittiLettore-Pennac
Mi appello al Decalogo del lettore del grande Daniel Pennac e mi dedico ad un’altra lettura.

Ma il retroscena sconfortante è la macchina allestita dalla signora inglese che, pur di conquistare il nostro mercato di nicchia, non esita a dichiarare: « Una volta che avremo il libro su carta nel giro di un paio di settimane, ci muoveremo per andare alla ricerca di book blogger cui offrirlo in cambio di recensioni. E, ovviamente, chiunque volesse una copia da recensire per cortesia mi contatti

Sto anche consultando i miei contatti per cercare di imparare di più su come raggiungere i lettori italiani, in modo da affinare la strategia nel tempo e costruire seguito per la serie di cui Profanazione è il primo capitolo: e sicuramente verranno tradotti anche i successivi!»

Ringrazio Mauro Sandrini che, in quanto “amico” dell’autrice, l’ha intervistata e ce ne ha fatti conoscere i progetti, ma a questo punto mi e gli domando: è davvero sicuro, Sandrini, che questa sia un’autrice da promuovere, lanciare, diffondere?

F.P.M.



 

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Commenti   

 
-2 #3 Flaminia 2014-09-04 14:37
Mi fa piacere, egregio Dott. Sala, che lei abbia impiegato del tempo a leggere la mia recensione. Purtroppo prima di replicare con tanta esattezza, avrebbe dovuto destinarne altro alla lettura dell'intervista che la Mrs. Penn ha rilasciato al caro Mauro Sandrini, che come vede è linkata nel mio testo. Io, quando indosso l'abito del giornalista o del recensore, sono abituata ad ANDARE ALLA FONTE, e così ho fatto anche in questo caso.
Se leggerà in: http://www.selfpublishingschool.it/it/home.html
avrà modo di verificare quanto da me scritto...
E, comunque, credo che visto il lancio che la signora sta facendo, sottoporre il testo a una pulizia da refusi e mancate concordanze dei tempi dei verbi, era secondo me UN ATTO DOVUTO. ;-)
Buon lavoro e cordiali saluti,
Flaminia Paolucci Mancinelli,
Direttore responsabile di Leggereonline News
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0 #2 Virginio Sala 2014-09-04 11:53
Cara F.P.M.
devo partire dalla "disclosure": sono il traduttore del libro, quindi parte interessata.
Grazie per la recensione, comunque. Non cercherò di farle cambiare giudizio sul libro, ma vorrei precisare un paio di cose sulle altre questioni su cui si sofferma. Intanto, la traduzione italiana non è la prima: c'è già stata una traduzione tedesca, altre sono in preparazione; l'idea poi non è stata dell'autrice, ma in tutti i casi dei traduttori. Da self-published Penn non avrebbe avuto la forza (finanziaria) per commissionare traduzioni - e se l'avesse avuta non avrebbe pensato all'Italia - i limiti del mercato italiano sono noti non solo a noi. Per tutti i traduttori, poi, è un esperimento di self-publishing e non una "prestazione di servizi".
Percepisco un giudizio negativo anche del blog di JF Penn: a me era piaciuto invece per il modo in cui ha sempre cercato di raccontare il percorso di self-publisher, anche con le sue ingenuità e i suoi errori.
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+1 #1 Carla Casazza 2014-09-04 08:11
Condivido le tue valutazioni Flaminia, e aggiungo che forse questa signora non è proprio un genio del marketing come vorrebbe fare credere perché scegliere l'Italia come nuovo mercato da aggredire dopo quello anglofono è come darsi le martellate nelle gengive (visto che le piacciono le emozioni forti) :lol:
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