Appunti di un venditore di donne

 

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In questo romanzo Giorgio Faletti scava nell’intimo dei personaggi e ci regala un affresco della Milano di fine anni 70. Coinvolge e avvince il lettore fino al finale dolce-amaro.







 

Io mi chiamo Bravo e non ho il cazzo.
Questa poteva essere la mia presentazione. Il fatto di andare in giro con un soprannome invece che con un nome vero e proprio non significa niente. Ognuno è quello che è, a prescindere dalle scie burocratiche che si tira appresso come le stelle filanti dopo un veglione di Carnevale.

Questo è l’incipit di Appunti di un venditore di donne di Giorgio Faletti, un libro che avevo acquistato appena uscito -nel 2010- e poi non avevo letto, me l’ero lasciato come si fa con gli autori che si apprezzano. Poi complici i traslochi e i libri inscatolati, le impellenze che la vita impone era finito nel dimenticatoio.

Quando Faletti se n’è andato, ho pensato che il miglior modo per ricordarlo era leggere il suo libro.

Bravo è stato evirato e vive ai margini della malavita milanese. Non uccide, non ruba, non spaccia, non gioca, la sua attività è più discreta e non prevede violenza: fa il mediatore tra uomini che desiderano acquistare prestazioni sessuali egiorgio faletti al-lucca-co donne che vogliono venderle. Ma, come precisa più volte nel corso del romanzo, Bravo non obbliga nessuno, le donne che lavorano per lui lo fanno per libera scelta, senza alcuna costrizione.

L’insolito personaggio vive nella periferia milanese e ha un altrettanto insolito vicino di casa: un chitarrista cieco che suona nei locali notturni di Brera. Tra i due vi è da sempre una sfida: inventare anagrammi che devono risolvere a turno.

La vita di Bravo scorre serena fino a che non incontra Carla, una ragazza che fa le pulizie in una grande azienda e che per un gioco del destino entra a far parte della sua “scuderia”. Da quel momento niente sarà più come prima: le tranquille notti bianche trascorse tra ristoranti di lusso, cabaret, discoteche e bische clandestine si trasformano in incubi da cui non riesce ad uscire.

Siamo nel 1978, sullo sfondo c’è la Milano di Vallanzasca e Turatello, del Derby -anche se non viene mai nominato-  del Giamaica e del Due; si incomincia a intravedere la “Milano da bere” degli anni 80. A Roma ci sono le Brigate Rosse e il rapimento di Moro che sembrano così lontani ma in realtà non lo sono.

Nel romanzo di Faletti c’è tutto questo e molto di più.

A mio avviso, in Appunti di un venditore di donne l’autore di thriller best seller è riuscito a scavare nel più profondo dell’animo umano regalandoci un puzzle di personaggi davvero suggestivi. In particolare l’aspetto psicologico di Bravo è molto approfondito, ma lo sono anche quelli di molte altre figure. A volte con poche frasi, quasi pennellate, Faletti riesce a fotografare una personalità complessa.

Anche il finale, che ovviamente non vi racconterò, è insolito con quel mix di dolce-amaro che ben rispecchia la vita dell’essere umano.
M.Z.


Appunti di un venditore di donne
di Giorgio Faletti
Baldini Castoldi Dalai
In formato cartaceo



 

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