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E-Book & Self Publisher: il punto dopo tre mesi

Tre mesi fa, abbiamo iniziato un lavoro no-profit: prendere in esame lo Stato dell’arte del Self Publishing in Italia, e come farlo? Nel modo più diretto possibile: leggendo il lavoro e, soprattutto, incontrando gli autori Indie disposti a confrontarsi con noi.
Adesso, a distanza di tempo e di letture, osservando soprattutto ciò che accade nell’universo dell’editoria digitale, a livello nazionale ma anche internazionale, abbiamo creduto interessante fare un primo bilancio.

 

Quello che ci siamo proposti, a dire di molti, è in effetti un lavoro massacrante, e non solo perché svolto in totale volontariato, e quindi senza guadagno né mecenati, ma anche perché la nostra Redazione ha dovuto in questi mesi sospendere qualsiasi altra lettura.
self-publisher
L’idea è nata come una specie di ribellione: su quotidiani e riviste specializzate, cartacee o online, continuavamo a leggere recensioni di soli libri cartacei e, nelle note bibliografiche fornite in calcio a questi articoli la versione digitale (l’e-book), quando c’era, non era mai citata. Perché?

E se neppure di Ken Follett veniva citata la versione in epub o in mobi, che speranze avevano gli scrittori autopubblicati italiani di poter mai veder recensiti i propri lavori?
Ma, a questo punto, l’ulteriore successiva domanda era: i testi dei Self Publisher italiani hanno la dignità necessaria per aspirare ad una recensione?
Così abbiamo lanciato il “singolar tenzone” agli autori Indie di casa nostra e ci siamo messi all’opera.
 

Stato dell’Arte dell’editoria digitale
Nel frattempo il mondo dell’editoria italiana e della cultura provava ad evolversi: da una parte l’AIE (Associazione Italiana Editori) lanciando la campagna #unlibroèunlibro e dall’altra il Ministro della Cultura Dario Franceschini che, profittando del semestre a guida italiana dell’UE, ha tentato prima con le buone di modificare la regola che impone un’IVA diversa per cartacei (4%) e digitali (22%), poi -visto che era di fronte al catenaccio di alcuni Stati- in modo autonomo inserendola come decreto nella nostra manovra economica.
E-book
Nel resto del mondo, dopo la guerra estiva tra Amazon ed Editori/Scrittori statunitensi, assistiamo ad un momento di fermo. La vendita di e-book negli USA sembra essersi attestata su percentuali che vanno dal 25 al 30%, e con l’avvento dello standard Epub3 si attende il successivo step dell’evoluzione che dovrebbe portare allo sviluppo di e-book meta-testuali, cioè a libri digitali multistratiformi, corredati quindi da componenti sì testuali e ipertestuali ma anche iconografiche, video e con la possibilità di link a risorse e contenuti siti in luoghi esterni al singolo e-book. Abbiamo compreso che la maggior parte degli attuali software disponibili non sono all’altezza, ma che neanche gli Hardware sono pronti, né i tablet né tantomeno gli e-reader dedicati. I Tablet perché, a causa dei loro schermi, continuano ad essere nocivi per una lettura protratta come quella che si immagina per un libro, e gli e-reader perché limitati sia dall’uso del bianco e nero che per l’assoluta impossibilità di riprodurre video e per la scarsa o nulla attitudine a navigare il Web.

L’evoluzione dell’e-book necessita quindi di numerosi altri “scalini”, step tecnologici che però trovino sviluppo in modo armonico e che quindi siano in relazione tra loro. Un’ipotesi di lavoro difficile da prevedere visto che siamo comunque di fronte a un settore conteso, che rappresenta per migliaia di aziende un Business molto interessante. La tentazione per i produttori di Hardware è, ovviamente, quella di risolvere da soli anche i problemi di Software, realizzando in modo autonomo programmi “proprietari”, adeguati ai loro “device”.
L’esempio di Amazon è sotto gli occhi di tutti.
E neanche l’America, con le sue sensibili leggi che bacchettano le posizioni dominanti e i Trust che svolgono azioni di monopolio, sembra essere ancora riuscita a gestire queste problematiche in modo risolutivo.

 

E poi esaminiamo la situazione in Italia, dove la scarsa o nulla alfabetizzazione informatica fa degli italiani degli splendidi utilizzatori di Smartphone, ma degli asini in tutto il resto dell’ICT, avvertiamo la indubbia difficoltà della materia.
Oltre all’ignoranza, infatti, nel nostro Paese va di moda la mistificazione… Molti editori, di fronte alla necessità di adeguarsi al “digitale”, si sono arrangiati. Cosa vogliamo dire? Invece di rivolgersi a professionisti dell’editoria digitale, invece di investire in ricerca e in conoscenza, hanno pensato che bastasse prendere la via più veloce ed economica, trasformando il loro testi in PDF. E millantando questi File, che hanno tutt’altra natura e funzione rispetto all’e-book, come libri digitali. Definire questo come un obbrobrio, è scegliere un linguaggio non scurrile per questo nostro articolo, ma troppo ci sarebbe da commentare.
libri
Altri editori, più volenterosi e disposti ad investire economicamente in questo settore, hanno invece avuto la ventura di cadere nelle mani dei soliti “furbetti del quartierino”, società che hanno promesso loro una digitalizzazione professionale dei loro cataloghi editoriali ma che per farlo hanno sbrigativamente utilizzato Software automatici che, con un paio di “clic”, risolvevano il problema… Per finta! Consegnando al fiducioso committente impresentabili File con vistosi bug e con un’inaccettabile resa dell’impaginato.

Oltre a ciò, in Italia, vista la persistente crisi che non lascia immaginare a nessuno sia semplice reinventarsi un futuro lavorativo, vi sono molte figure, della classica filiera del libro, che vedono l’avvento dell’e-book come la venuta di Satana. Mi riferisco a quanti operano nella distribuzione dei libri cartacei, ai librai e a quanti lavorano nei maceri.
Ce ne sarebbe più del dovuto per gettare la spugna, eppure…

 

I Self Publisher
Eppure, anni e anni di cattiva gestione dell’editoria (tema sul quale si dovrebbe aprire un capitolo a parte, tra Case editrici interessate solo al Business e Case editrici a pagamento), hanno spinto migliaia di persone a cogliere al volo l’opportunità dell’Autopubblicazione offerta dall’editoria digitale. Un’opportunità proposta su un piatto d’argento da Amazon per prima e poi da altri fac simili Bookshop online. Perché? Ma basta soffermarsi un attimo e considerare la torta in palio: un’enormità di denaro in gioco… Gli e-book dei Self Publisher hanno, generalmente, un costo irrisorio, la maggior parte intorno a cifre da 0,99 a 2 euro, e comunque quasi nessuno supera i 5 euro. Ma ogni Self è una macchina marketing che agisce per autopromuoversi in modo del tutto gratuito per la piattaforma di riferimento, sia essa Amazon o un’altra. Come un Indiefurbetto
pubblica il proprio e-book, esso inizia il proprio battage pubblicitario tra parenti e amici, e poi sul proprio Blog e su tutti i social network che riesce a raggiungere. Quanti sono questi “scrittori digitali”? Un’infinità… Quindi provate a immaginare l’operosità di migliaia di formichine, e capirete perché Amazon e simil Bookshop amano tanto gli Indie e agevolano il loro ingresso sulle piattaforme di vendita di e-book…

Data questa situazione, Urbi et Orbi, c’è da chiedersi come facciano i poveri Self Publisher a continuare nel loro investimento di tempo, denaro e passione. Un settore in evoluzione ma deviato da interessi economici di Major e multinazionali, un settore che non riceve investimenti dallo Stato, che viene assolutamente e colpevolmente ignorato da chi si occupa di cultura e recensioni.

 

E come ciliegina sulla torta, a chiusura di questo breve excursus, vogliamo citare anche un altro fenomeno che ci scandalizza, e che abbiamo avuto modo di verificare già più di una volta.
Questi Self Publisher rappresentano un obiettivo economicamente appetibile anche per diversi individui.
C’è una breve premessa da fare…
Non riusciamo a capire perché lo scrivere e, soprattutto, il pubblicare un proprio scritto rappresenti per moltissime persone un’aspirazione, un sogno appunto. Da che mondo è mondo gli scrittori, tranne rarissime eccezioni, sono persone economicamente disagiate, che se non svolgono un altro mestiere (remunerativo) fanno la fame… Sono ridicolizzati e presi in giro da gran parte della società e finiscono tra le polveri di uno scaffale di una poco frequentata biblioteca, destinati ad essere ricordati solo da un manipolo di intellettuali, anch’essi poco valutati in ambito sociale. Ed oggi, oggi che è cool il Business for Business, è di sicuro ancora peggio, e la valutazione della carriera di scrittore è ancora più sottovalutata.
Eppure in migliaia hanno come sogno nel cassetto quello di pubblicare un loro romanzo, una raccolta di racconti o una silloge.
E visto che si tratta di un “sogno” così tanto diffuso, vi sono individui ed aziende che cercano di lucrare su questo sogno.book-publishing

Alcune tentando di rifilare corsi (dai costi esorbitanti) che hanno lo scopo di rendere edotti gli Indie sulla tecnologia dell’e-book, raccontando che è assolutamente necessario per loro appropriarsi di questa professionalità. Quando con un quinto di quello che viene richiesto loro per detti corsi, i Self Publisher potrebbero dare lavoro a professionisti e continuare ad occuparsi del loro “sogno”. Inoltre questi programmi, per la continua evoluzione dell’editoria digitale, spesso dopo pochi mesi sono obsoleti. Comunque, vi basterà navigare la Rete, per trovare corsi e manuali a bizzeffe. Come anche molti corsi e manuali propongono oggi, a chi ha questo genere di “sogno”, di fare di loro degli “scrittori di e-book di successo”. Come se bastasse un corso per trasformare chiunque in uno scrittore.
Non ci stancheremo mai di gridare “Vergogna!” e di cercare di mettere in guardia i nostri fragili Indie dai rischi che possono correre incontrando questi lupi famelici, ma è una lotta impari, ce ne rendiamo conto. Usano metodi vecchi quanto il mondo, ma continuano a trovare vecchini disposti a credere che per tornare ad essere giovani e prestanti basti assumere una pozione estratta dal fegato di un orso della luna… Sooob!

 

I “nostri” Self Publisher
Una faticaccia, la definivamo più sopra… Perché per farlo onestamente abbiamo dovuto leggerli, e si sa: per quanto ci si voglia impegnare le giornate continuano ad essere soltanto di 24 ore!
Ma nonostante questo, è stata un’esperienza bellissima che continueremo con amore e passione anche nei prossimi mesi. L’unica modifica alla nostra agenda sarà quella di far uscire le nostre pagine dedicate ai Self Publisher con tempistiche quindicinali, anziché settimanali.
Perché abbiamo definito questa attività un’esperienza bellissima? 
Perché in modo del tutto inaspettato e insperato, ha permesso alla nostra redazione di incontrare uno spaccato di umanità davvero splendida. Persone con un alto tasso di sensibilità e di idealismo (merci sempre meno diffuse in questo tempo), persone che hanno apprezzato il nostro lavoro e che – udite! Udite!... – ci hanno persino ringraziate. 
Abbiamo così avuto la fortuna, nella maggior parte dei casi, di conoscere “mondi”, altrimenti nascosti e di scoprire creatività di tutto rispetto. 
Apriamo un’altra piccola parentesi, riguardante l’Editing… Sembra che oggi il buon Alessandro Manzoni non sarebbe riuscito a pubblicare i suoi Promessi Sposi, a meno di aver sottoposto il suo romanzo al lavoro di un Editor. Questa necessità indiscutibile dell’era contemporanea, sembra ormai una  qua non è impossibile pensare di poter pubblicare un libro… 
Noi non siamo di questo parere, ma purtroppo molti autori (sia Indie che tradizionali) sono preda di questa convinzione. Così a capo chino portano al macello le loro opere, lasciando che un non-scrittore le stravolga e le mutili, dando loro infine come premio il patentino per la pubblicazione. 
Allo stesso tempo, ci è capitato di incontrare purtroppo anche Self Publisher dotati di una grande capacità narrativa, ma che non erano stati in grado di supportare questa loro qualità con una scrittura altrettanto corretta, né come forma grammaticale/sintattica né come costruzione di un valido intreccio. Ad alcuni di loro abbiamo scritto in privato, evitando di danneggiarli con una recensione realistica ma dura, augurandoci riflettano sulle nostre osservazioni. Spesso è difficile rinunciare a un “sogno”. 

Quello che ci piacerebbe, a questo punto della nostra piccola impresa, è vedere comparire finalmente sulle pagine dei principali quotidiani, online o cartacei, sulle riviste culturali italiane, recensioni dedicate ai nostri amici Self Publisher. Noi, a questo punto della nostra esperienza, ci sentiamo di garantire per loro: è un po’ come quando l’Arte scoprì i pittori naïf, sdoganando molti artisti di indubbio valore.
Il peso del silenzio su questa parte della nostra produzione letteraria e di Fiction rischia di far perdere importanti opportunità di conoscenza e svago alla maggior parte dei lettori italiani. Una perdita che alla lunga potrebbe divenire un danno irreversibile. 
F.P.M.

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Commenti   

 
0 #3 Massimo Marino 2014-11-29 15:46
Condividere con i lettori significa quasi camminare nudi per la strada principale della città, con tutti i pregi e i difetti.

É vero anche che c'é molta improvvisazione , dettata forse da una mancanza di umiltà. Nello scrivere, non si smette mai di imparare. Alcuni sono convinti che si tratti solo di mettere una parola dietro l'altra.

Scrivere bene significa riscrivere tantissimo e non essere mai soddisfatti, anche a pubblicazione avvenuta. Ricercare sempre il modo per esprimersi meglio e evocare le stesse immagini che ci hanno tormentato anche nella mente di chi legge.
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0 #2 Massimo Marino 2014-11-29 15:45
Ottimo articolo, Flaminia.

Tutto da condividere. Come é implicito nel tuo articolo, non si scrive se si é felici, soddisfatti e appagati. Dentro, qualcosa deve bruciare e per scrivere bisogna avere il coraggio di mettersi a nudo, far vivere ai lettori le stesse sensazioni, le angosce, le paure e i momenti esilaranti che ci sono regalati quando una storia 'ci trova' e 'ci sceglie' per essere scritta.
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0 #1 Massimo Marino 2014-11-29 10:48
Grazie Flaminia per l'eccellente articolo.

La tua chiosa é anche la speranza di tutti gli autori Indie che lavorano seriamente, professionalmen te, e investono tempo e denaro (niente Vanity Press, però) per offrire ai lettori, le persone al mondo più importanti per uno scrittore, la stessa evasione, la stessa meraviglia e stupore che ci prende quando una storia ci scopre e ci chiede di diventare un libro.

Uno scrittore deve avvicinarsi con umiltà al testo, col cuore e la mente, svelare tutto di se al lettore attraverso la parola scritta. E si sa, cuore e mente sono come gli ombrelli: funzionano al meglio quando sono aperti.

Un abbraccio letterario
Massimo
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