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Un Self sulle orme di.. Salgari

 

Leggendo questo Self Publisher ho scoperto la fantasia di un narratore
che ha ben poco da invidiare alle capacità creative di... Emilio Salgari

 

Questa, tanto per cambiare, è una delle mie solite recensioni “pane al pane, vino al vino”, ovvero che non fa sconti a nessuno né strizza l’occhio a qualcun altro. Ho letto il primo libro di Pierluigi Di Cosimo, dopo averlo incontrato per caso su Facebook (il mio terreno di caccia preferito!). Si trattava di Dove tutti i Sogni finiscono. Dopo ho scoperto che questo era il secondo libro di Pierluigi e allora sono andata a leggermi il primo: I Rotoli dell’Immortalità
Dove-tutti-sogni
Bene: due romanzi con due storie assolutamente diverse, sia per intreccio che per ambientazione. Se volete conoscerne le sinossi non avete che da raggiungere il sito dell’autore
 dove trovate ampie presentazioni di entrambi i libri e qualche anticipazione sui work in progress.

Qui vi dirò le mie impressioni, per entrambe ottime.
Intendiamoci, Pierluigi non è un virtuoso della parola, di certo non passa giornate a limare un vocabolo, a scartabellare tra lessici, sinonimi o dizionari analogici, ma questo non è fondamentale visto che il suo fine è portarvi con sé in un fantasmagorico mondo di creazioni e invenzioni, e ci riesce davvero molto bene.
Dopo aver letto i primi capitoli dei suoi romanzi il lettore non può più mollarli, sia che narrino di luoghi immaginari della contemporaneità sia che conducano in un deserto inospitale insieme a intraprendenti archeologi. La fascinazione che Di Cosimo riesce a creare è perfetta, anche quando l’intreccio vi conduce dalla realtà alla più sfrenata fantanovella.
Io l’ho letto di sera, a conclusione di giornate magari difficili, e quando aprivo il mio e-reader e ritrovavo i suoi personaggi mi rasserenavo: era il momento di andarsene per la tangente sul sentiero della fantasia, dell’avventura e della creatività senza briglie. È per questo che nel titolo di questa pagina mi sono permessa di avvicinare Pierluigi Di Cosimo al maestro italiano della narrativa di svago per eccellenza,rotoli
ovvero Emilio Salgari. Un Salgari, è bene precisarlo, aggiornato però al nuovo secolo, e dotato come il maestro di grande sensibilità. Difatti ai suoi personaggi Pierluigi consegna spesso le nostre paure di esseri umani, i timori che niente e nessuno possono davvero risolvere, e alla fine questi uomini e queste donne che ci erano sembrati delle specie di esseri superdotati hanno un risvolto così vicino a noi che ci permette di immedesimarci in loro.

Insomma, se posso permettermi, vi consiglio senza né “se” né “ma” entrambi questi romanzi e d’altra parte esorto il nostro autore a darsi da fare con la pubblicazione di altre storie, e se per questo dovrà sacrificare qualche ora di sonno… lo faccia senza por tempo in mezzo: sono indispensabili per i nostri… sogni d’oro.
F.P.M. 


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 4 chiacchiere con l'autore

 

Leggendoti e poi leggendo la tua autobiografia si ha in effetti l’impressione di trovarsi di fronte a un vulcano che erutta fantasia ad ogni piè sospinto… MA poi si scopre che il tran tran quotidiano ti ha impedito di invadere l’etere di scritti… Quando hai iniziato a scrivere per pubblicare?

Ho iniziato nel 2009, luglio/agosto 2009. In quel periodo mi capitò per caso tra le mani un vecchio taccuino su cui avevo iniziato a scrivere alcune pagine relative all’evento di cui accennavo nella biografia. Avevo anche molto tempo per scrivere e molta rabbia da sbollire, che di sicuro è finita dentro uno dei personaggi del primo libro. Così nel 2012 pubblicai la prima edizione de “I rotoli dell’immortalità”, con non poche difficoltà data l’inesperienza nel settore e la famiglia che cresceva.

 

Quale avverti come limite (o se ce n’è più d’uno) al tuo lavoro di scrittore?
Di sicuro non è la fantasia, ma l’ “orrografia”. Purtroppo, e me ne rammarico, la grammatica e l’italiano non erano e non sono il mio forte. Quando scrivo, scrivo di getto, impetuosamente, vivendo ogni singola scena che dalla mia testa finisce sulla carta, ma gli “orrori”, le ripetizioni etc… spopolano sulle prime stesure. E di sicuro anche dopo ripetuti lavaggi, molte cose rimangono, non regalando al lettore finale un pieno godimento del testo. Un altro limite è di sicuro il tempo, che costringe le mie fantasie a lunghe degenze nella mia mente e l’ultimo è il “marketing”, non sono bravo a vendermi.

 

Pubblichi come Self Publishing, ma per scelta o per ripiego?
All’inizio, come molti, mi sono illuso di trovare un editore che fosse interessato alla mia fantasia, quindi ho iniziato a inviare il mio libro a destra e a manca, per non ricevere nemmeno una risposta. Una delle tante cattive abitudini nostrane. E allora mi sono avventurato sul Self Publishing. Quindi di sicuro all’inizio l’ho vissuto come un ripiego. Oggi, a quasi due anni di distanza, lo vivo come scelta e ne sono soddisfatto.

website 

Segui passo per passo, in modo autonomo, la realizzazione dei tuoi e-book? Usi software particolari o ti fai aiutare in qualche passaggio?
Potrei definirmi un Self Publisher con il bollino. Faccio tutto da solo, dalle ricerche, alla stesura del testo, all’impostazione, alla creazione dell’e-book, fino alla pubblicazione e al marketing. Come dicevo principalmente cerco di farmi aiutare nell’anello più debole di tutta la catena, l’editing, ma devo ancora lavorarci un po’, e nella scelta/creazione della cover. Mi piace molto disegnare, ma sono negato in materia. Per quanto riguarda i software, fortunatamente la mia esperienza nel mondo della tecnologia mi ha aiutato nella prima fase di approccio al mondo Self, anche se i mezzi da usare sono veramente pochi e semplici.

 

Sei più interessato a guadagnare dai tuoi romanzi o a vederne crescere la diffusione?
Direi un’eresia se affermassi che non voglio guadagnare con i miei libri e non desideri che diventi la mia attività principale. Ritengo però più appagante sapere di essere letto e apprezzato, vedendo crescere la diffusione. Mi sto impegnando molto in questo, facendo anche tradurre i miei romanzi in altre lingue.

 

Cosa chiederesti ad un editore? Cosa ti manca come autore Self Publisher?
Sinceramente ad un editore chiederei esattamente quello che mi manca come Self Publisher, una lettura sincera delle bozza e un parere schietto su quanto ho scritto. Ovviamente questo può avvenire solo se trovi la persona giusta, che abbia la competenza, ma che sia pronta a dire pane al pane e vino al vino. Anche se sono abbastanza testardo e orgoglioso delle mie opere per accettare critiche alla fantasia che ho vissuto nella mia mente prima di metterla su carta.

 

Quali sono i tuoi autori preferiti, e quelli con i quali senti di avere un ideale debito?
Ho letto diversi autori, uomini e donne, libri di ogni genere. Dai romanzi rosa ai thriller più spietati, agli storici più affascinanti. Tutti i libri che ho acquistato mi sono piaciuti, ad eccezione di quelli che mi hanno regalato, questo perché credo che sia il libro a scegliere il lettore e non viceversa. Comunque gli autori a cui sono legato maggiormente sono Stephen King e Conn Iggulden. Il primo per il suo modo di raccontare il brivido e la suspance con frasi brevi e taglienti, il secondo per il modo passionale e romanzato di descrivere i fatti storici.

 

Nel tuo tempo libero, dedichi più tempo a scrivere o a leggere?
Quando ero giovane e avevo tempo libero, divoravo libri con una velocità impressionante, immergendomi totalmente anima e corpo nelle vicende. Riuscivo a finire interi romanzi in uno, massimo due giorni. Poi si cresce e gli impegni cambiano tutto. Oggi devo alternare i pochi momenti liberi tra lettura e scrittura, prediligendo, ahimè la scrittura. Mi mancano molto i momenti di pura immersione nel mondo fantastico che solo un libro ti sa trasmettere.

 

In Italia i lettori sono pochi, e di questi molti sono diffidenti sia nei confronti di nuovi autori sia di Self Publisher, perché secondo te?
Secondo me non c’è la cultura del Self Publisher in Italia. Molti non conoscono nemmeno cosa voglia dire questa parola, oltre al fatto che gli acquisti dei libri ancora avvengono principalmente nelle librerie tradizionali, dove il lettore “tocca”, sfoglia il libro, lo sente suo. Al tempo stesso è il luogo dove l’acceso ai Self è interdetto. Quindi al Self Publisher non rimane che nuotare in un mondo “virtuale” dove la gente non tocca, non assapora. Se a tutto questo aggiungi che il livello “culturale” dei giovani è in netta discesa a causa di scuole sempre più “impoverite” e razziate della cultura che dovrebbero elargire, il circolo si chiude.

 

C’è una domanda, che non ti ho fatto, alla quale ti sarebbe piaciuto rispondere?
Sì: "cucini bene?" Cucinare è un’altra delle mie passioni che ho rispolverato da qualche anno. Mi piace cucinare, rispettando la semplicità e la genuinità dei prodotti nostrani. Come quando scrivo, mentre cucino mi sento bene, a mio agio. Ho preso quindi l’abitudine di trascrivere le ricette che realizzo, fotografare i vari passaggi e spiegarli. Nella speranza di trasmettere la semplice, ma genuina tradizione della cucina italiana... a chi vorrà seguimi.


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 Autobiografia di Pierluigi Di Cosimo

Classe 1970, segno zodiacale Scorpione basterebbe questo a raccontare chi sono.
Oppure potrei annoiarvi con la storia della mia vita. Dicendovi che sono un appassionato di tecnologia, numeri, matematica, fisica, cucina, giardinaggio. Potrei dirvi che ho una bellissima famiglia, che mi sostiene. O che mi piace leggere e scrivere da quando ero piccolo.
Potrei raccontavi di tutto questo e voi girereste subito pagina.
No, per raccontare chi sono voglio partire da quello che secondo me è stata la scintilla che ha dato vita a tutto. PIC. Non ricordo come sia apparso, o quando, ma un giorno lontano della mia infanzia apparve il mio amico immaginario. La cosa buffa è che ieri come oggi non aveva forma, colore o personificazione, era semplicemente il mio amico con cui giocavo, creando mondi fantastici e avventure mozzafiato. All’epoca i  miei genitori devono aver pensato che fossi matto o che avessi bisogno di compagnia e così, dopo un po’, nacque mio fratello. Da quel giorno PIC, come era arrivato, scomparve, senza saluti né rimpianti. Però la voglia di “passare” un po’ di tempo in altri mondi, di essere un sognatore è rimasta da quel momento sveglia  e pulsante. Insomma, ormai il vaso di Pandora era stato aperto. PDC1

Crescendo, le priorità diventano altre, lo studio, il lavoro, gli amici e, come succede nel film “Hook Capitan Uncino” avevo perso il bambino che è in me, o meglio l’avevo chiuso sotto pile e pile di tecnologia. Ma lui era lì, che scalciava e urlava per uscire, alimentato dal fuoco della fantasia che comunque non ho mai smesso di alimentare lavorando fortunatamente per 17 anni in una società cinematografica internazionale.
Ma ci è voluta una brutta esperienza personale a stappare e liberare l’imbratta fogli che avevo cercato di soffocare. Molto probabilmente scrivere di quell’evento e costruirgli intorno una storia, era il modo per metabolizzare il tutto, e così è nato il mio primo racconto “I rotoli dell’immortalità”. Di sicuro un omaggio al mondo cinematografico che adoro e in cui sono cresciuto, sebbene nella versione finale, di quel fatto personale rimane solo una lieve sfumatura.
Da quel momento la fantasia ha ripreso a correre libera e a turbare i miei pensieri giorno e notte, mentre lavoro o mi faccio la doccia. Questa valanga di fantasia prende il sopravvento anche mentre scrivo, e così mi capita di scrivere la fine del libro, prima dell’inizio, o di scrivere un capitolo iniziale che poi diventa uno finale.
E la cosa brutta è che non ho il tempo per scrivere tutto quello che vedo e vivo nella mia testa, dato che per “mangiare” devo fare altro, perdendomi interi pezzi di racconti.
Comunque dopo il primo libro, sono riuscito a scriverne e pubblicarne un secondo molto diverso dal primo, “Dove tutti i sogni finiscono”. Il titolo potrebbe far paura, ci dicono sempre “mai smettere di sognare”, e invece parla della speranza e dell’amore.
Attualmente sto lavorando a un terzo libro, “I racconti del calamaio”, una storia ambientata tra l’Irlanda e l’Inghilterra di fine ‘800, vi lascio immaginare chi potrebbero essere i personaggi, e ad un quarto, “I maledetti casi irrisolti di Ely”, un thriller che potrebbe diventare una serie, oltre ad altri tre racconti brevi che vedono come protagonista “la Nera Signora”, un personaggio che non manca mai nelle mie storie.
Inoltre, da sempre appassionato di cucina, cerco di scrivere e illustrare le mie ricette e chissà che un giorno proprio da queste non ne esca un best seller. Per il momento mi limito a gustarle insieme agli amici.


Se volete conoscere Pierluigi Di Cosimo potete iniziare a navigare il suo → Sito Web

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