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Un Self Publisher dalla parte dei "vinti"

Per hobby ma anche per passione, un Self Publisher d.o.c. con mille sfaccettature, anche quelle che non vi aspettereste da uno che si definisce "un cantastorie" e basta.

Siamo abituati a dire che "la Storia la scrivono i vincitori", e quindi in quella ufficiale il più delle volte si parla bene dei vincitori e degli altri si parla male o non si nominano affatto, condannando quindi "i vinti" all’oblio. Mi ha fatto piacere, invece, scoprire come l’attenzione di questo autore, Ercole De Angelis, si sia concentrata proprio su coloro per i quali «la morte ha sancito la sconfitta e l’oblio, donando agli sconfitti, forse, un po’ di pace».

È questo forse il tema che accomuna tutti gli scritti di questo Self Publisher. Anzi parlare di lui solo in quanto autore di racconti, romanzi e poesie è un po’ riduttivo. Questo signore, difatti, impegna il suo tempo libero a comporre musica, a ideare cacce al tesoro (che magari prendono spunto da un suo romanzo dedicato a un misterioso Templare) e quant’altro la sua creatività senza freni riesce a concepire, per il suo divertimento ma anche (o soprattutto) per quello degli altri.


L’ho incontrato sul Web, ho avuto qualche scambio, due o tre punzecchiature reciproche, l’ho cominciato a leggere e mi è piaciuto.

Certo avrebbe bisogno di limare ancora un po’ i suoi lavori, spostare qualche segno di interpunzione o aggiungerne qualcuno, ma io sono una pignola – è cosa nota. L’ho scelto per iniziare il nostro viaggio alla scoperta del mondo dei Self Publisher proprio perché Ettore incarna bene questa tipologia di autore: è un fai-da-te estremo, e perciò dopo aver scritto un testo si occupa di impaginarlo trasformando il testo word in un e-book, lo correda con una copertina che lui stesso studia e realizza, disegna le illustrazioni quando sente che un testo necessita di figure, e poi prepara un video (quelli che in gergo si chiamano i Booktrailer), una specie di filmato a cui affida il compito di presentare il suo lavoro; e anche per questo compone musiche, crea situazioni, si occupa del montaggio. È simpatico, nient’affatto autoreferenziale, il che non guasta. C’è da aggiungere che è sposato, ha due figlie e lavora, ma riguardo la sua biografia ho lasciato a lui il compito di raccontarla.

Io mi sono presa la libertà di leggerlo quasi in toto, tralasciando solo le silloge poetiche.

segreto-di-ambrise
Ho cominciato dal suo libro illustrato, Il segreto di Ambrise, dove il protagonista, Filippo detto Pippetto, non è altri che un ragazzo figlio di contadini che fin da piccolo sogna di diventare un Templare. Poco più che adolescente, in un bosco vicino casa, nell’anno Domini 1165 ne incontra uno, ferito. Un caso? Questo fatto cambierà in qualche modo la sua vita? Lascio a voi il piacere di scoprirlo.

Poi ho letto il romanzo precedente di Ercole De Angelis, quello con il quale ha iniziato: Il Sacro fuoco della Regina. Lo spunto sembra glielo abbia dato Virgilio, il grande autore latino che narrò nell’Eneide di vicende e luoghi molto vicini e cari al nostro Self Publisher. La protagonista è Camilla, regina amazzone del popolo dei Volsci; protetta dalla Dea Diana ella affascina e conquista in poche pagine il lettore, che -se seguirà il mio esempio- non riuscirà a staccarsi dalle vicende di questa storia neppure una volta chiuso… l’e-book.

Due racconti storici dunque, ma di una Storia svoltasi sul nostro territorio, quello del Basso Lazio dove l’autore è nato e vive. Un modo di amare la propria terra, studiandola e raccontandola con passione. Per lui non è necessario andare in Galassie lontane anni luce né in luoghi esotici del pianeta, per ambientare le sue avventure Ercole usa la materia prima di cui l’Italia dispone, e in abbondanza!

Per ultimi ho letto i suoi racconti, Seven Deaths (Sette Morti), che ci mostrano il punto di vista di De Angelis sul tempo contemporaneo, le sue contraddizioni accanto ai cambiamenti frutto della globalizzazione ma non solo. Con tratto delicato e sensibile egli ci narra le storie di comuni mortali della porta accanto, e quando si arriva a finire di leggere l’ultimo si ha un solo rimpianto: non averne altri.


Insomma, io che sono una ‘criticona’, e so di esserlo… Che quando ho in mano un libro, di altri ma anche mio, divento un ‘giudice’ rigoroso (=rompiscatole) e scevro da indulgenze, vi consiglio di avvicinarvi a questo autore Self, non morde e sono sicura che non vi deluderà. 
Ah, dimenticavo… Se volete, potete iniziare, ascoltando un breve Mp3, dove un lettore legge il Prologo del suo romanzo Il Segreto di Ambrise, io ho iniziato così e poi ho voluto leggerlo tutto…
F.P.M. 

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4 chiacchiere con l’autore

Quando hai cominciato a scrivere e perché? 
Ho iniziato a scrivere nel 2011, anagraficamente molto tardi, credo però che sia stato il momento giusto; certe cose, se segui l'istinto, arrivano nel momento più opportuno. Io sono stato sempre quello che si dice un "incosciente responsabile", alla fine mi sento nato nell'epoca sbagliata, troppo tardi perché oggi c'è poco da esplorare, così mi sono adeguato: l'avventura la vivo nella mia mente.  Quando vado in montagna in cerca di pace (ho la fortuna di abitare vicino a una zona montuosa), e raggiungo un punto di osservazione, una collina o un valico, mi godo la sensazione di appagamento che però… dura poco; subito  mi accorgo di un altro luogo più lontano o più in alto,  e allora mi chiedo: «Chissà cosa si vede da lì?», così riparto per raggiungere questa nuova meta, carico di entusiasmo, quasi fosse una jungla inesplorata da secoli. Ma è più forte di me: io vado sempre in cerca di ostacoli con i quali misurarmi, e se non li trovo, me li invento. 

Perché scrivo? Amo le sfide, sono curioso ed ho bisogno di stimoli continui per dare il meglio di me, quindi scrivo per  gustarmi ancora di più la vita. Scrivo perché sono entusiasta della specie umana, della sua intelligenza e capacità di adattamento. Sono convinto che ognuno di noi abbia in realtà ben pochi limiti e possa quindi misurarsi con ogni disciplina, scienza o arte, ottenendo risultati più che sufficienti. Basta liberarci dalle gabbie mentali che allestiamo ogni giorno nella nostra mente e sottoporci ad un allenamento costante ed adeguato.
A me è capitato così: un giorno come tanti, davanti al mio computer, invece di scrivere un programma, ho scritto la mia prima poesia. Quanto amo quella poesia! l'ho riletta, tante e tante volte, mi è piaciuta, mi ha emozionato e commosso, come una perfetta macchina del tempo mi ha riportato indietro a quando  ero bambino, e ancora oggi rileggerla mi suscita forti emozioni.
… e da allora non ho più smesso di scrivere. 
Nella mia vita non ho mai cercato l'eccellenza, a mio parere, non vale il tempo che ti ruba. Ho cercato semmai l'esperienza; biasimatemi pure, ma ho sempre preferito la quantità alla qualità, quando arrivo al punto di ritenere il risultato raggiunto più che sufficiente, rallento, perdo la spinta. Preferisco saper fare un po' di tutto piuttosto che eccellere ed annoiarmi nel fare una cosa sola. Allora eccomi qua: scrivo, canto, compongo, piallo e sego, fondo, disegno, corro, programmo, porto avanti un’azienda, e con il tempo che avanza faccio il padre e il marito, ah dimenticavo!...  qualche volta dormo. 
Ci sono altre ragioni importanti che mi spingono a scrivere, ma non vorrei annoiarvi, sarò breve.  Scrivo perché mi piace quello che scrivo, e mi ci specchio. Lo confesso, sono un po' Narciso, ma nei limiti della decenza, almeno credo.  Scrivo perché scrivendo conosco meglio me stesso, perché mi sento un tantino soddisfatto quando ricevo un complimento, quando qualcuno mi ringrazia di averlo accompagnato là, in altri tempi e altri luoghi, dentro quelle parole organizzate e messe in fila, nella più semplice ed antica macchina del tempo e dello spazio che esista: il libro. Che sia cartaceo o elettronico o audio poco importa, quello che conta è cosa vi è nascosto dentro. Dimenticavo: non mi faccio mancare niente del repertorio del logorroico egocentrico, scrivo per l'immortalità. La rete, con le sue propaggini dissemina e conserva ogni cosa che di brutto o di bello ingurgita. Così la prima cosa che ho fatto, è stato inserire il mio primo libro Il Sacro Fuoco della Regina in Google Books; allora si parlava dell'ambizioso ed emerito progetto di Mr. Google di mettere online tutti i libri del mondo, sopratutto gli introvabili, le edizioni esaurite, io ci ho infilato pure il mio.  

EDAHai mai proposto i tuoi testi a un editore tradizionale? 
Una volta sola, ma ero ancora alle primissime armi, e sono incappato in un EAP (Editore A Pagamento) mascherato da casa editrice seria, faceva persino pubblicità in televisione. Siccome però, la mia tirchieria e la mia intelligenza sono di gran lunga superiori alla mia ambizione e alla mia presunzione, ho capito subito l'imbroglio, perché di imbroglioni si trattava. 
Ma come, tutti si lamentano di non trovare un editore e tu,  al tuo primo manoscritto inviato, trovi un editore che ti dice che sei bravissimo che vuole farti un contratto, e che basterà comprare soltanto un po' di copie al prezzo di copertina… 
Ma dai, c'è davvero qualcuno che abbocca?  

Scrivi di cavalieri Templari, di ‘vinti’ ma anche di una misconosciuta regina dei Volsci: come nasce l’idea per un nuovo testo? 
Questa è una domanda semplice.  Io vivo in un piccolo borgo medievale dove sono nato e cresciuto, la storia sembra traboccare da ogni pietra. Ho sempre trovato naturale, sin da bambino, immaginare questi piccoli vicoli vivi, pieni di gente di altri tempi, ed ho sempre cercato di capire  come la storia, quella vera, quella con la S maiuscola, quella dei popoli e dei re influenzasse lo scorrere del tempo in questo minuscolo pezzetto di mondo.  Così, cercando di identificarmi con queste pietre bianche e antiche, ho dato sfogo alla mia fantasia e scritto le mie storie. 
Ho anche un'altra forte fonte di ‘ispirazione’: la maggior parte dei miei lavori sono per tutti, principalmente per giovani, per adolescenti. Sento questi ragazzi come sperduti, disorientati, senza ideali forti, avvelenati da questa società decadente dove tutto è lecito e nulla più meraviglia, dove alcuni valori, assieme alle parole che li rappresentano sono praticamente scomparsi. Allora io nei miei testi parlo loro d'onore, del rispetto per la parola data, di sacrificio, e di alti ideali come libertà, amicizia, fratellanza, amore nobile e disinteressato, sperando in questo modo di risvegliare l'innato desiderio dell'uomo per quei sentimenti che danno coraggio e forza di vivere, e anche di continuare a lottare.

Hai in mente il tuo lettore ideale? 
Sinceramente no, ma se ci ragiono, vorrei un lettore intelligente, senza preconcetti, pronto a lasciarsi trasportare dalle parole. Un lettore a cui piacciono i messaggi diretti, le cose semplici e autentiche, le narrazioni lineari, perché alla fine è quello che a me piace scrivere…

 

Quale credi sia l’handicap che impedisce agli autori Self Publisher italiani di suscitare interesse nei lettori? 
Allora, parto da lontano. Il rapporto che lega un lettore a un libro e al suo autore è molto forte, e non potrebbe essere altrimenti. Il lettore, oltre ai suoi soldi e al suo tempo, dà all'autore un'ulteriore cosa molto più importante: fiducia; concede a chi scrive, a volte in maniera totalmente passiva, anzi direi indifesa, l'uso della propria mente e dei propri occhi. Questo privilegio merita un rispetto quasi sacro. Un vero scrittore, che sia Self oppure no, non può mai dimenticare questo principio. Se il lettore si accorge che l'autore è venuto meno a questo patto la situazione può assumere connotati quasi tragici. Il lettore, a ragione, si sentirà offeso a morte nel profondo, si sentirà come un amante tradito. Molti Self, presi dal demone della pubblicazione, che sembra facile come un gioco, posseduti da un delirio di onnipotenza, derivato dal fatto che un auto-pubblicato può donare alla ‘Storia’ quel ‘capolavoro’ atteso da secoli… edita i propri testi in poche semplici mosse, dimenticando il patto che ogni scrittore ha con il lettore, pubblicando romanzi con errori di grammatica o con impaginazioni sciatte, intrecci confusi e personaggi senza spessore. Ed ecco che l'amante/lettore tradito una o più volte dall'amante/scrittore Self, incomincia a credere che tutti gli amanti/scrittori Self siano così. E la frittata è fatta! 
Essere editori di se stessi richiede una ferrea disciplina. Quando si scrive per il pubblico è un dovere inderogabile assicurarsi che il proprio lavoro sia fatto a regola d'arte. Che sia scritto in italiano corretto, che sia in una forma grafica ed editoriale presentabile,  e tutto questo non sempre può essere fatto da chi ha scritto l'opera, è quasi impossibile. Un Self per quanto possa essere Self, se non vuole rivolgersi a un editor professionale per questioni economiche, deve organizzarsi un fidato gruppo di lavoro, magari un gruppo di amici sinceri e affidabili, che siano lettori forti, in grado di dargli un giudizio sereno e attendibile sia sullo stile sia sulla trama del manoscritto e che siano altresì in grado di segnalargli per lo meno gli errori ortografici e sintattici, quegli orridi difetti che l'autore, preso dal sacro fuoco dell'ispirazione, può aver disseminato involontariamente nel testo. 
Insomma, io credo che, a parte qualche resistenza di una parte di lettori che definirei snob e poco inclini al cambiamento, la maggior parte di coloro che amano leggere, che immagino curiosi e aperti alle novità, siano frenati nella lettura di opere di Self Publisher solo dalla scarsa qualità di alcune pubblicazioni auto-prodotte, purtroppo frutto dell'incoscienza e inconsapevolezza di una parte di autori Self
Auspico che, dopo il boom incontrollato di tante auto-produzioni, questo segmento dell’editoria diventi più consapevole delle dinamiche e trovi al suo interno energie che possano ‘depurare’ il fenomeno e far emergere quanto di buono c'è in questo… Movimento culturale.

Tu leggi? Da bambino leggevi? 
Sì, anche se oggi, per mere questioni di tempo, non sono un grandissimo lettore. Da bambino leggevo parecchio. Mio padre mi aveva comprato tutta la collana di Salgari, in edizione economica; ricordo una pila gigantesca di libri, tutti con una copertina marrone variegata, mi sembra fossero almeno 50 titoli. E poi Verne, Mark Twain, L'ultimo dei Mohicani di Cooper, Il libro della Jungla di Kipling. Sono cresciuto nell'avventura, con Sambiglion, Yanez e tutti i tigrotti di Mompracem. Leggevo anche i fumetti, tutt'ora sono affezionato al mio eroe inossidabile, la creazione di Sergio Bonelli: Tex Willer, ed è anche per questo che amo disegnare in bianco e nero. 

Quali progetti stai elaborando per la tua attività di Self Publisher? 
Troppi, e forse qualcuno non vedrà mai la luce. 
Comunque, sto lavorando ad un libro di ambientazione storica intitolato Racconti di una meretrice, un’anticipazione è già su su Wattpad e sta raccogliendo un discreto numero di letture e di consensi. Il progetto è ambizioso: vorrei esplorare a mio modo il lato oscuro dell'animo umano, attraverso i ricordi narrati in prima persona da una prostituta. 
Contemporaneamente ho in cantiere, un omaggio a Jules Verne e alla sua Isola misteriosa: è un post-apocalittico, dove un gruppo di persone si ritrova proiettato in un mondo ridotto in condizioni quasi preistoriche e, come Cyrus Smith (il protagonista creato da Verne), ripercorre velocemente le tappe del progresso umano; non si tratta di pura invenzione, nel racconto infatti narro anche di esperienze che ho vissuto in prima persona, costruendo per conto mio armi e forni per la fusione del metallo. Naturalmente non manca nella narrazione lo psicopatico di turno. 
Ma anche: ho già in mente e ho incominciato i primi studi per il sequel del mio eroe medievale: Filippo d'Ambrise, il giovane protagonista de Il Segreto di Ambrise, che dopo il travagliato ritorno dalla III Crociata ingaggerà una lotta senza quartiere contro una setta segreta che pratica il sacrificio umano. 

Come realizzi i tuoi e-book, li prepari da solo o ti fai aiutare? 
Sono un informatico, programmatore di vecchia data, programmavo computer prima che nascessero i PC, sarebbe umiliante non prepararli da solo. I software? Ne ho provati alcuni, ma ancora non ho scelto il Tool definitivo.  

C’è una domanda, che non ti ho fatto, alla quale ti sarebbe piaciuto rispondere? 
Sì, ed è questa: “Ti definiresti scrittore?” , ti risponderei “No, preferisco definirmi un piccolo cantastorie che non riesce proprio a stare zitto!”


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Autobiografia di Ercole De Angelis

Nasco il 3 maggio 1957 alle 7:00 di sera, all'Ave Maria dice sempre mia madre (ed infatti mi chiamo per l'esattezza Ercole, Maria, Rosario), a Castro dei Volsci; un piccolo borgo medievale di storica importanza per il papato, tanto da chiamarsi soltanto Castrum fino a due secoli fa. Sono il terzo ed ultimo figlio, con due sorelle maggiori. I miei genitori sono stati entrambi insegnanti di scuola elementare. Mio padre è sempre stato molto impegnato nel sociale, insegnante nato, latinista e poeta. 

Ho avuto un’infanzia felice, di quando si poteva stare con le chiavi di casa sempre attaccate al portone, giocando e correndo, vivendo le mie ‘avventure’ tra mille gradini e piagge da esplorare, senza l'ombra di un’automobile. Sempre il migliore della classe, ma senza studiare, ovviamente, almeno fino all’istituto superiore che ho frequentato a Roma. Si trattava di un istituto tecnico per l'elettronica, una materia allora sconosciuta dalle parti di Frosinone, e dopo aver rimediato qualche 4 sul registro mi resi conto che non potevo più vivere di rendita e presi a studiare. 
Una volta diplomato mi iscrissi a Ingegneria e, nel frattempo, vinsi un concorso per tecnico di ruolo nella Facoltà di Economia e Commercio. Imparai la programmazione su un Olivetti P6060, un precursore degli odierni Personal Computer e, dopo un anno, stufo di non fare niente e di essere guardato male per il solo fatto che lavoravo, lasciai Ingegneria per tornare al mio paesello dove cominciai a lavorare nell'industria. Nel 1989 diedi vita a una società che progettava software industriale, ma dopo i primi anni di ‘vacche grasse’ cominciò la deindustrializzazione strisciante del basso Lazio, a cui si sono aggiunti i problemi generati da un ‘socio’ che si chiama Stato, un partner occulto che pretende da me anche quello che non riesco a produrre, e per il cui operato oggi io rischio di gettare la spugna. 
Che altro dirvi di me? Mia moglie Milvia è una casalinga, ma è anche la mia unica collaboratrice in azienda, è lei difatti che mi aiuta nella parte relativa alla gestione amministrativa. Ho due figlie di 28 e 22 anni, una laureata in farmacia e l'altra laureanda in Lettere. 
Io… io sono ‘decisamente’ un creativo: suono chitarra e pianoforte, senza aver mai studiato musica, mi era troppo facile (purtroppo) suonare ad orecchio. Canto in un coro polifonico come tenore. Ho un’associazione chiamata ‘The secret’ nella quale creiamo giochi ed eventi urbani tipo caccia al tesoro con trama; il penultimo era basato proprio sulla storia del mio “segreto di Ambrise”. 
Ho sempre composto canzoni, (qualcuna è su Youtube), faccio sport quando posso (bicicletta, pattini, tiro con l'arco). Mi diletto in falegnameria. Faccio qualche piccola scultura, fondo alluminio e bronzo per fare simulacri di armi d'epoca, creo ninnoli per le figlie e qualche gadget per i turisti, disegno in digitale. 
Ah!, dimenticavo… Scrivo poesie, racconti e romanzi. Quest'ultimo hobby mi affascina enormemente. Pur essendo una persona tutt’altro che metodica e che, per mancanza di tempo, si vede costretta a saltellare inevitabilmente di hobby in hobby, da una passione all’altra, mi sono appassionato alla scrittura; così che invento trame, scrivo e penso da ‘autore’ in maniera pressoché costante, da quando ho scritto, quasi per gioco, il mio primo romanzo.

 

Se volete cercare incontrare o investigare su Ercole De Angelis, potete iniziare →dal suo BLOG



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