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Leggere, secondo Manuel Sgarella

 

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Quello che lo rilassa veramente è la narrazione, quindi libri ma anche film e serie tv. Pur essendo un grande utente di e-book, ritiene che la carta non andrà mai in pensione.






 
D. Quando vuoi rilassarti preferisci: guardare la televisione, andare al cinema o leggere un libro?
R. Diciamo che mi rilassa tutto quello che è narrazione. Quindi i libri per quando si va a letto, ma anche serie tv e film. Già, perché il cinema, che una volta frequentavo anche tre volte alla settimana, adesso è un po’ più difficile da fruire, con le esigenze della quotidianità che cambiano in continuazione. Il cinema in generale resta comunque la mia grande passione.


D. Dove leggi abitualmente: in poltrona, a letto, alla scrivania? Se potessi scegliere, quale sarebbe il tuo luogo ideale per la lettura?
R. Ovunque. Non è il posto che per me rende bellissima la lettura. Ho letto ovunque: in treno, in aereo, nelle biblioteche, nei parchi, sui gradoni di case fatiscenti, ma l’importante era solo trovare una bella storia che mi facesse dimenticare la posizione scomoda.


D. Nel suo famoso Decalogo, al terzo posto, Daniel Pennac sancisce il diritto del lettore a “non finire il libro”: tu hai seguito questo consiglio? Se sì, con quale libro e perché?
R. Sì, quel decalogo mi ha aperto un mondo. Insieme agli “esercizi di stile” di Queneau. Il punto 3 del decalogo l’ho applicato e purtroppo è capitato spesso. L’ultimo che ho chiuso è stato quello di uno dei miei autori preferiti, Nick Hornby, con il suo “Funny Girl”. La storia non mi ha preso, ma forse non ero ben predisposto io. C’è da dire che le storie che si leggono, le valutiamo anche in rapporto al periodo che stiamo vivendo. Magari tra qualche mese o anno, mi piacerà di più riprendere in mano quel libro.


D. Qual è il libro -o i libri- che più hai amato? E quello o quelli che si sono rivelati una delusione?
R. I libri che ho più amato sono quelli che mi hanno “rivelato” qualcosa. Nella storia raccontata o nel tipo di scrittura. Passando da un estremo all’altro, cito i racconti di Carver oppure IT di King. Quello che mi ha deluso di più qualche anno fa fu Thomas Harris con Hannibal: dopo “Il silenzio degli innocenti” mi aspettavo una nuova rivoluzione, ma era francamente impossibile.


D. Cosa cerchi in un libro? Cosa attira di più la tua attenzione: la copertina, il titolo, l’autore, la bandella con la storia?
R. Se non conosco l’autore mi affido all’istinto sulla sinossi. Se vedo quegli elementi di narrazione che preferisco mi ci butto. Se invece conosco l’autore perché ho letto altro che mi è piaciuto, vado sulla fiducia.


D. Quale argomento ti appassiona e, secondo te, viene poco considerato dagli editori italiani?
R. Su questo non saprei. Mi piace scrivere generi diversi, quindi quando approfondisco le regole di un genere mi ci butto. Quello che secondo me viene trascurato dagli editori italiani è lo storico: abbiamo una potenzialità narrativa enorme, ma lasciamo più spazio agli storici scritti da autori stranieri, valorizzando poco i nostri che hanno grandi potenzialità.


D. E per finire cosa pensi degli e-book? Credi che potranno sostituire i libri cartacei?
R. Non credo proprio. La carta non morirà. Ci sarà un’integrazione possibile, col tempo, e cresceranno gli e-book. Ma la carta rimarrà ancora a lungo.


D. Li utilizzi? Secondo te, quali sono i loro pregi e i loro difetti?
R. Io uso quasi esclusivamente e-book. Sono veloci, si portano ovunque e sono comodi da utilizzare. Ma è come un articolo letto su internet, non c’è l’archiviazione fisica di quello che ti ha appassionato. Mi accorgo che la memoria è frutto anche di quello che facciamo manualmente.
Come una volta che si ritagliavano gli articoli di giornale e si archiviavano. Restavano più impressi nella memoria. Così accade per un libro che ti è piaciuto: se hai il cartaceo, lo sfogli con più passione. Per questo dico che la carta non morirà. Ci sarà sempre la voglia di “possedere” una storia. Anche se se benissimo che non sarà mai solo tua.



Chi è Manuel Sgarella
Ha 40 anni e da 17 lavora come giornalista nel quotidiano online Varesenews.it. La passione per il cinema è la narrazione delle storie lo ha portato a diplomarsi, nel 1999, in sceneggiatura alla Civica Scuola del Cinema di Milano. Nel 2005, dopo aver vinto il concorso per sceneggiature di lungometraggio al Sonar Script Festival, ha frequentato il corso Rai-Script a Roma. 
Nel 2009 è diventato giornalista professionista e nel 2013 è stato tra i finalisti del "Premio Solinas Storie per il Cinema" con il soggetto "Nemmeno le lacrime", poi diventato il romanzo "Cosa Rimane di Noi”, rimasto in classifica Top100 di Amazon per oltre 80 giorni. Anche il romance “Il tempo che ci serve”, pubblicato nel 2014, ha raccolto diversi consensi, rimanendo nella stessa classifica per oltre 120 giorni. 
A livello giornalistico, oltre a occuparsi da sempre di cronaca locale, nel 2013 ha passato quasi un mese ad Haiti raccontando con un blog per Varesenews.it la vita in uno dei paesi più poveri del mondo. 

Chi desidera conoscere meglio Manuel Sgarella, può visitare la sua pagina o il suo gruppo su Facebook, il suo profilo Twitter oppure visitare il suo blog.

 

 

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