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Leggere, secondo Lilith Di Rosa

 

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Se non apprezza un libro preferisce pensare di non essere adatto a quella lettura. Ed è così con Fedor Dostoevskij. Anche con gli e-book ha un rapporto difficile…







 

 

D. Quando vuoi rilassarti preferisci: guardare la televisione, andare al cinema o leggere un libro?
R. Non ho una regola specifica, ogni situazione la devo affrontare singolarmente. In linea di massima la televisione è lo strumento che uso per spegnere il cervello, quindi in un certo senso per rilassarmi. Dal cinema e dai libri pretendo emozioni, coinvolgimento.


D. Dove leggi abitualmente: in poltrona, a letto, alla scrivania? Se potessi scegliere, quale sarebbe il tuo luogo ideale per la lettura?
R. La lettura se è interessante avviene in diversi luoghi, direi che i mezzi pubblici sono un ottimo veicolo per leggere, poi a letto, di gran lunga il mio posto preferito per immergermi in un libro.


D. Nel suo famoso Decalogo, al terzo posto, Daniel Pennac sancisce il diritto del lettore a “non finire il libro”: tu hai seguito questo consiglio? Se sì, con quale libro e perché?
R. Mi dispiace sempre molto quando non riesco a finire un libro, mi assumo la responsabilità di essere io non adatto a quel tipo di lettura. Lo so che attirerò le ire degli ammiratori di Saramago, ma L’uomo duplicato è uno di quei libri, dove ogni pagina pesava quintali, alla fine mi sono arreso.


D. Qual è il libro -o i libri- che più hai amato? E quello o quelli che si sono rivelati una delusione?
R. Non smetterò mai di fare giustizia per Emanuel Carnevali, morto quasi sconosciuto, invece il suo Il primo Dio resta il libro che più adoro in assoluto. Poi ce ne sono tanti altri, Welsh, Fante, Pasolini (che ritengo la più lucida mente pensante del ‘900), e tanti altri. Anche le delusioni sono numerose, non riesco ancora adesso a giustificare il successo di Io uccido di Faletti, non sono all’altezza di Dostoevskij che ritengo geniale, ma anche esasperatamente lento.


D. Cosa cerchi in un libro? Cosa attira di più la tua attenzione: la copertina, il titolo, l’autore, la bandella con la storia?
R. Da un libro mi aspetto che all’ultimo rigo mi venga voglia di continuare ancora a leggerlo, che mi deluda il fatto che sia già finito. Mi aspetto che mi scuota, che mi trascini nella sua trama, che i personaggi diventino quasi reali, che mi appassioni. La storia è fondamentale per attirare la mia attenzione, ma poi influiscono anche altri fattori all’apparenza minori, come la copertina appunto, il titolo.


D. Quale argomento ti appassiona e, secondo te, viene poco considerato dagli editori italiani?
R. Mah, diciamo che sono sempre stato affascinato dagli incompresi, dai reietti, dagli emarginati, da chi riesce poco e male ad integrarsi, i temi che riguardano gli ultimi in genere sono quelli che mi attirano maggiormente. Non so se gli editori Italiani diano poco spazio a certe tematiche, so che ormai pubblicare è diventato decisamente difficile. Il nostro è un Paese che per indole rischia poco.


D. E per finire cosa pensi degli e-book? Credi che potranno sostituire i libri cartacei?  
R. Onestamente sono un “Ciber ignorante” non saprei comprare un e-book in Internet e non ne ho mai comprato uno. Non credo che i cartacei spariranno del tutto, magari rimarranno come prodotto di nicchia, l’importante e che la gente torni a leggere, sotto qualsiasi forma.

 

D. Anche se non li utilizzi, secondo te, quali sono i loro pregi e i loro difetti?
R. Beh, gli e-book sono più economici, o sbaglio?



Chi è Lilith Di Rosa
È stato uno dei finalisti della trasmissione televisiva Masterpiece, ha pubblicato il suo primo romanzo Russian Roulette edito dalla Bompiani.

Chi desidera conoscere meglio Lilith De Rosa può visitare la sua pagina Facebook.

 

 

 

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