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Leggere, secondo Dominique Valton

 

dominique-valton
Una lettrice appassionata nonostante le grandi delusioni derivate da libri, anche blasonati e premiati, come L’eleganza del riccio…






 

D. Quando vuoi rilassarti preferisci: guardare la televisione, andare al cinema o leggere un libro?
R. Leggere un libro senza il minimo dubbio. La T.V. mi deprime per la cattiva qualità dei programmi, andare al cinema mi angoscia per la difficoltà di trovare un parcheggio per la macchina.


D. Dove leggi abitualmente: in poltrona, a letto, alla scrivania? Se potessi scegliere, quale sarebbe il tuo luogo ideale per la lettura?
R. Non abitualmente, ma sempre quando posso scegliere: sdraiata sul letto, sprofondata nei cuscini. Ma posso leggere dovunque, in piedi aspettando l'autobus, in fila alla cassa del supermercato, nella macchina bloccata nel traffico.


D. Nel suo famoso Decalogo, al terzo posto, Daniel Pennac sancisce il diritto del lettore a “non finire il libro”: tu hai seguito questo consiglio? Se sì, con quale libro e perché?
R. Purtroppo da quando ho scoperto Amazon, mi succede qualche volta, anche spesso, di abbandonare un libro comprato fidandomi delle  numerose recensioni superlative. Non mi piace essere presa in giro. Titoli? Me ne guardo bene di segnalarli in questa intervista per non attirarmi addosso la vendetta di quegli autori illeggibili i cui "capolavori" infestano Amazon.


D. Qual è il libro -o i libri- che più hai amato? E quello o quelli che si sono rivelati una delusione?
R. In pole position, senza dubbio Marcel Proust che, da anni, rileggo con una certa regolarità è un piacere sempre rinnovato.
Quanti si sono rivelati una delusione? Tanti! Se devo per forza fare un nome, posso citare fra i best seller di questi ultimi anni L'eleganza del riccio di Muriel Barbery (premiato dai librai francesi) che ho trovato insopportabilmente pretenzioso. Dato che ogni "vero" autore mette nella sua opera un pezzo di se stesso, quel pezzo che si affaccia in quel romanzo è il gran orgoglio dell'autrice per la sua cultura accademica. Ma come diceva il filosofo francese Alain: La culture, c'est ce qui reste quand on a tout oublié. (ndr: La cultura è quello che resta quando si è dimenticato tutto.) Purtroppo Muriel Barbery non ha dimenticato proprio nessuna parolona, nessun concetto filosofico, nessuna teoria intellettuale, ha dimenticato solo che la cultura è uno strumento, e che sfoggiarla con compiacimento non è una garanzia di talento.


D. Cosa cerchi in un libro? Cosa attira di più la tua attenzione: la copertina, il titolo, l’autore, la bandella con la storia?
R. In un libro, cerco emozioni e risposte. In ordine mi attirano di più: il nome dell'autore, la storia, la bandella e infine la copertina che trascuro del tutto.


D. Quale argomento ti appassiona e, secondo te, viene poco considerato dagli editori italiani?
R. Quale argomento m'interessa? Qualunque argomento che risponda alle questioni che mi pongo. Non saprei proprio cosa rispondere alla seconda parte della domanda. Credo che non esista oggi un solo argomento che non sia già stato trattato in un libro. Dall'Olocausto, riconosciuto o negato, alla conquista della luna e alla sua negazione, dal sogno di Charles d'Inghilterra di diventare il tampax di Camilla alla marca dei sigari di Fidel Castro.


D. Cosa pensi degli e-book e più in generale dell’editoria digitale?
R. Penso che l'e-book sia una grande opportunità per la cultura; l'editoria digitale una rivoluzione dell'informazione e della conoscenza.


D. E infine, li utilizzi? Secondo te, quali sono i loro pregi e i loro difetti?
R. I suoi pregi e i suoi difetti? I pregi sono incalcolabili: la possibilità di portarsi in tasca un'intera biblioteca, di scaricare all'istante il libro che desideri leggere, di ritrovare nel Kindle in pochi secondi un libro che vuoi consultare, anche il costo inferiore di un e-book paragonato a quello di un libro cartaceo. Ormai leggo quasi esclusivamente e-book senza sentire la nostalgia del fruscio della carta né dell'odore dell'inchiostro. (Ah, ah, ah!)
Il loro vero difetto? Secondo me l'assenza totale di selezione. Dato che chiunque può mettere on line il proprio "capolavoro" e farlo recensire positivamente da amici, parenti, colleghi, gruppi, il lettore. in mezzo a tantissime proposte. può avere difficoltà a scoprire un autore solitario ma meritevole. Una nuova attività potrebbe nascere da questa esplosione  dell'editoria digitale. Un comitato di lettura formato da professionisti seri la cui critica giusta e motivata sarebbe un garanzia per il lettore alla ricerca di autori di talento. Se esistesse un comitato simile, mi ci abbonerei immediatamente. Sono così stufa di buttare soldi nella spazzatura!




Chi è Dominique Valton
Nata in Francia “più di mezzo secolo fa”, vive a Firenze. È sposata da una vita, ha tre figlie e sette nipotini. Ama scrivere ed ha pubblicato Le apparenze manipolate.
Se desiderate conoscere meglio Dominique Valton potete leggere l’articolo a lei dedicato nello spazio riservato ai self-publisher oppure visitare la sua pagina Facebook.

 

 

 

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