Massimo Maugeri si racconta

Massimo Maugeri

Massimo Maugeri, in occasione della pubblicazione del suo ultimo romanzo - Cetti Curfino - ha accettato di raccontarsi alla redazione di Leggereonline in un'intervista e in una breve auto-presentazione.




 


 



INTERVISTA

D:  Leggendo il tuo ultimo romanzo, si ha l’impressione che tu abbia attinto solo dalla tua immaginazione, ma anche dalla realtà…

Massimo MaugeriLa storia tratteggiata in “Cetti Curfino”, in effetti, è molto attinente alla realtà… sebbene i personaggi che popolano le pagine del romanzo siano frutto della mia fantasia. Cetti è una donna che vive in un quartiere disagiato di una città siciliana, dove il confine tra legalità e illegalità è piuttosto evanescente e dove il concetto di giustizia e correttezza è alquanto distorto. Nonostante tutto, a modo loro, Cetti e suo marito conducono una vita improntata sulla correttezza, con l’obiettivo di portare avanti il figlio. A un certo punto, però, accade che il marito di Cetti muore a causa di un incidente sul lavoro e la vita della donna si stravolge, perché bisogna andare avanti nonostante tutto… e, soprattutto, c’è il figlio, Seby, da crescere. Solo che Cetti non lavora e non ha altri redditi. Sebbene sia una donna forte, orgogliosa e determinata, sebbene provi in tutti i modi a sbarcare il lunario con lavoretti mal pagati, finisce con l’essere schiacciata da una situazione avvilente e a subire abusi, finché – senza nemmeno rendersene conto – si ritrova ad aver commesso un grave crimine che la porta dietro le sbarre.

L’altro protagonista della storia è un giovane giornalista precario, Andrea Coriano, a caccia di storie da raccontare. Andrea si imbatte nel caso di Cetti e decide che meriterebbe di essere raccontato in un libro anche con l’obiettivo, per quanto possa sembrare paradossale, di mettere in risalto la condizione di vittima di questa donna che, agli occhi del mondo, è diventata nota per via del suo atto criminale. Andrea, in verità, cerca anche una forma di riscatto per se stesso, costretto com’è a vivere con l’affettuosa, ma asfissiante, zia Miriam che nonostante la vetusta età cerca di indottrinare il nipote per stimolarlo a trovarsi un lavoro vero, giacché non può definirsi tale l’attività di giornalista che presta il proprio servizio “quasi gratis”.


D: Attribuiresti un “genere” specifico al tuo romanzo che, nella presentazione dell’editore, strizza l’occhio al mistery/noir?

In “Cetti Curfino” ci sono senz’altro venature noir. Ci sono anche i meccanismi del giallo, ma ribaltati. Il lettore conosce un “colpevole” (per quanto Cetti sia anche “vittima”), ma scopre solo a lettura inoltrata qual è il crimine commesso e chi l’ha subìto. Ciò premesso non credo che un romanzo come “Cetti Curfino”, per via delle sue peculiarità (come, per esempio: sperimentazione linguistica, alternanza tra scene drammatiche e altre che fanno sorridere, molteplicità delle tematiche affrontate) sia facilmente inquadrabile in un cosiddetto “genere letterario”. In fondo credo sia così anche per gli altri miei libri di narrativa. È una delle caratteristiche della mia scrittura.

D: Quanto è importante la musica per te? Perdonami l’intrusione nell’antro della tua creatività, ma ascolti musica mentre scrivi?

 In “Cetti Curfino” ci sono senz’altro venature noir. Ci sono anche i meccanismi del giallo, ma ribaltati. Il lettore conosce un “colpevole” (per quanto Cetti sia anche “vittima”), ma scopre solo a lettura inoltrata qual è il crimine commesso e chi l’ha subìto. Ciò premesso non credo che un romanzo come “Cetti Curfino”, per via delle sue peculiarità (come, per esempio: sperimentazione linguistica, alternanza tra scene drammatiche e altre che fanno sorridere, molteplicità delle tematiche affrontate) sia facilmente inquadrabile in un cosiddetto “genere letterario”La musica per me è importantissima. Mi capita di ascoltarla prima di scrivere (anziché durante), perché mi aiuta a concentrarmi e a ritrovare la dimensione emotiva più appropriata per ciò che intendo scrivere. Poi, di tanto in tanto, imbraccio la mia chitarra e canticchio qualcuna delle mie canzoni preferite. Al primo posto ci sono i miei amati Beatles.


D: Mi sono piaciuti molto i tuoi personaggi, la “ferale” Cetti, il travagliato Andrea, la tenera e insopportabile zia Miriam, ma anche la secondina Dina e l’amico Alfio… e ho fatto molta fatica a rassegnarmi alla separazione da loro. Anche tu?

Mi fa piacere che tu abbia faticato a separarti da loro, cara Flaminia… perché significa che – da lettrice – li hai amati e, in qualche modo, ti sei affezionata a loro. Capita spesso anche a me con i libri che mi piacciono e riescono a coinvolgermi anche emotivamente. Da autore – e visto che sei una scrittrice anche tu, puoi capirmi – ho passato con loro moltissimo tempo. Ho vissuto con loro e, sì, quando la storia è finita ho provato un piccolo dolore… perché l’aspetto più bello della scrittura è proprio la fase creativa. Adesso mi fanno compagnia in modo diverso, perché mi accompagnano nelle varie presentazioni del romanzo e ho l’opportunità di parlare di loro… come sto facendo adesso con te nel rispondere alle tue belle domande. E questo è consolante.

 

D: “Nella nota dell’autore” prendi per mano il tuo lettore e lo accompagni a scoprire cosa ti sei proposto scrivendo questo libro. Citando John Lennon e la sua indimenticabile Woman, ci ricordi la difficile condizione della donna, vessata da secoli di schiavitù peggio del più reietto tra i “negri”… tu guardi con ottimismo al suo futuro? Le nuove generazioni, secondo te, avranno un atteggiamento diverso, paritario, nei confronti delle loro compagne?

John Lennon è stato molto presente nella fase di scrittura di questo romanzo. Ne approfitto per dedicargli qualche riflessione, nell’ambito di questa risposta. Come ti accennavo prima, mi capita spesso - quando scrivo, o penso alla scrittura - di associare idee e immagini a una canzone. Nel caso di Cetti Curfino, e il lettore non farà fatica a capirne le ragioni, il pensiero mi ha condotto fino alle note di questa bellissima canzone di Lennon del 1972 (non tra le più conosciute, per la verità). Il titolo della canzone scuote come uno schiaffo: Woman is the nigger of the world (La donna è il negro del mondo). Si tratta di un pezzo che, a mio avviso, rientra in un trittico musicale che l’ex Beatle ha dedicato al suo personale rapporto con le donne. Non prendendo in considerazione le numerose canzoni d’amore dei primi tempi dei Beatles dedicate alle ragazze (quelle che generavano urla, sbattimenti di piedi, svenimenti, inseguimenti improvvisati, ecc., ai tempi della beatlesmania), o le due dedicate alla madre - morta in un incidente, travolta da un’automobile mentre attraversava la strada (Julia e Mother) -, sono tre le canzoni fondamentali che - secondo me - legano Lennon al mondo femminile: Girl, Woman is the nigger of the world e Woman. La prima è rivolta a tutti, la seconda è indirizzata al genere maschile, la terza è dedicata (e rivolta) alle donne.

Cetti Curfino


Rispondo alle tue domande. Io cerco sempre di essere ottimista, quindi voglio esserlo anche in questo caso (anche perché ho due figlie ancora piccole che spero possano diventare donne in un mondo un po’ migliore di quello attuale). Però bisogna sforzarsi di capire che (questo è il mio pensiero) il cosiddetto “femminicidio” è solo la letale, terribile e assurda punta di un iceberg gigantesco. Se guardiamo sotto il pelo dell’acqua non avremo difficoltà a scorgere i pregiudizi e le distorsioni che si sono raggrumati per secoli, in maniera diversa, nelle varie società del mondo e che rendon

o la parità di genere ancora ben lontana dall’essere davvero perseguibile. Bisogna capire che non è una battaglia che possono combattere le donne da sole.

Torno al mio amato ex beatle. In Woman is the nigger of the world (come scrivo nella postfazione del romanzo) Lennon rivolge all’intero genere maschile - includendo se stesso - un invito alla riflessione e all’assunzione delle proprie responsabilità. Lo stesso Lennon ebbe modo di ammettere che da ragazzo, in più di un’occasione, non si tirò indietro dal maltrattare le proprie partner. Gli occorse un bel po’ di tempo per liberarsi dai condizionamenti maschilisti e per accettare sul serio la totale parità di diritti tra uomo e donna.

D: Stai già lavorando a un nuovo progetto? Vuoi darci una piccola anticipazione?

Ho scritto “Cetti Curfino” interrompendo un’altra storia a cui stavo lavorando. Dovrei tornare a quegli altri personaggi e a quella storia (che ha a che vedere con l’eruzione vulcanica e con la crisi economica). Spero di riuscire a farlo quanto prima.

(a cura di Flaminia P. Mancinelli)

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AUTO-PRESENTAZIONE

Lettura e scrittura sono cresciute insieme. È avvenuto tutto in modo piuttosto naturale. Amo scrivere, perché amo leggere. A mio avviso è impossibile essere scrittori senza essere lettori forti. Si può essere narratori “a prescindere” quando si ha il dono naturale di riuscire a raccontare (dono che, comunque, un buon scrittore deve possedere); in fondo la narrazione è un’attività che nasce in forma orale… ma essere scrittori richiede una preparazione di base che si fonda sull’attività di lettore.

Ho iniziato a scrivere da ragazzino. Avevo i miei quadernetti, con i miei racconti scritti a penna. La maggior parte delle volte scrivevo racconti del tutto inventati. In altri casi, ricopiavo racconti (o brani più o meno ampi) di autori che amavo. Poi ci lavoravo su: variandoli, sintetizzandoli, o ampliandoli. Credo sia stato un ottimo esercizio.
Letteratitudine (il mio blog letterario) è nato quasi per caso nel settembre del 2006 (poco più di un anno dopo la pubblicazione del mio primo libro). Per questioni famigliari avevo difficoltà a spostarmi da casa e desideravo incrementare le occasioni di “incontro” letterario. Da qui l’idea di creare un blog (“open-blog”) che si ponesse come obiettivo quello di creare una sorta di luogo d’incontro virtuale tra scrittori, lettori, editori, librai, critici e giornalisti culturali (in un “momento storico” in cui eravamo ancora lontani dall’esplosione dei social network). Il blog, creato sulla piattaforma Kataweb, è stato inserito dopo pochi mesi tra i blog d’autore del Gruppo L’Espresso.
Tutti questi anni di attività hanno dato luogo a centinaia di dibattiti online incentrati sui libri e sulle tematiche da essi trattati (con il coinvolgimento diretto degli autori e l’animazione di una rete di lettori e di addetti ai lavori), giochi di gruppo sulla lettura e sulla scrittura, una sfilza lunghissima di recensioni e interviste, il programma radiofonico integrato con il blog (oggi in onda su Radio Polis e in podcast sul blog), il progetto LetteratitudineNews, gli “Autoracconti” d’autore, una serie di rubriche tematiche animate con la collaborazione di amici scrittori, il canale video su YouTube e tanto altro ancora.

 

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Qui puoi leggere →
la recensione a Cetti Curfino 




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Venerdi, 17 Agosto 2018 13:36:34

 

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