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Prevenire la violenza alle donne. Una sfida per tutti

 

stop-violenzaIl documento inviato alle istituzioni per chiedere un Incontro con Maria Elena Boschi, Ministra delle Pari Opportunità. Aderisci anche tu.



 

Chi mi conosce sa che da tanti anni sono in prima linea per le donne. In realtà per tutti i diritti civili e sociali. E ritengo la nonviolenza uno stile di vita o come dicono gli anglosassoni “a state of the mind”.
Ovviamente da sempre combatto la violenza in ogni sua manifestazione.
Per questo ho aderito immediatamente alla richiesta di Isa Maggi, ideatrice di Stati Generali delle Donne e motore dell'iniziativa, firmando il documento che trovate in calce che è stato inviato alle istituzioni.
Sono convinta che di parole ce ne sono state tante, adesso è venuto il momento di fare.
E aggiungo l’unica strada che ci può consentire di vincere la battaglia contro il femminicidio, ma non solo, è quella della cultura.
Solo un profondo cambiamento culturale farà sì che gli uomini smettano di considerare le donne una loro proprietà e agire di conseguenza per impedire loro di scegliere un’altra vita.
E il cambiamento inizia dalla scuola e, ovviamente dalla famiglia. E, ancora una volta sono chiamate in cause le donne, le madri.
Noi dobbiamo essere in prima a generare, sollecitare, gestire questo profondo cambiamento.
E ci saremo con proposte e programmi concreti da presentare alla Ministra Maria Elena Boschi.
Ma dobbiamo essere tante, per questo vi chiediamo di aderire, firmare il documento e diffonderlo.
Chi desidera aderire può inviare un’email a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Grazie.
Marinella Zetti

                             stop-violenza

 

Il testo del documento inviato al Presidente della Repubblica, del Senato e della Camera, al Presidente del Consiglio, a tutte le Senatrici e a tutti i Senatori e a Maria Elena Boschi, Ministra delle Pari Opportunità Maria Elena Boschi per chiederle un incontro urgente in cui presentare un piano concreto.

 

“Noi donne che viviamo in Italia, dopo l'ultimo femminicidio perpetrato su Sara Di Pietrantonio, chiediamo che le Istituzioni mettano subito in atto politiche attive, coerenti e coordinate per far fronte al drammatico problema della violenza maschile sulle donne, così come richiesto dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dal Governo italiano, richiamata nel Piano nazionale per contrastare la violenza.

Sara aveva deciso di rompere con un uomo violento. E aveva scelto di essere una donna libera. La violenza è la rappresentazione del desiderio di controllo, dominio e possesso degli uomini sulle donne, anche quando la relazione si è conclusa. E’ questo il nodo fondamentale, ma non possiamo abituarci a questa situazione.

Si deve agire assieme ai centri antiviolenza, che hanno costruito in questi anni grande professionalità nell’affrontare il problema, con tutti gli operatori coinvolti (operatori sociali, sanitari, del mondo della giustizia, delle forze dell’ordine, della scuola, dell'università, dei media, dell'imprenditoria) per realizzare politiche ed azioni integrate. La reazione delle istituzioni deve essere forte a tutti i livelli, dal governo alle amministrazioni regionali e locali, e deve coinvolgere anche la pubblica opinione e il sistema delle imprese utilizzando modalità innovative che in altri contesti europei hanno ottenuto risultati soddisfacenti come a Londra e a Barcellona.
Dobbiamo sentirci tutte e tutti obbligati ad agire, gli uomini e non solo le donne. Un Paese democratico non può tollerare che milioni di cittadine siano vittima di violenza, sia essa psicologica, economica, fisica e/o sessuale. Un Paese democratico deve reagire subito e con grande forza, applicare le leggi che ha e dotarsi di sempre rinnovati strumenti. 

Sara è morta in completa e assordante solitudine, nell'indifferenza generale perchè la violenza contro le donne è considerata ancora oggi un fatto privato, la solidarietà umana non viene più coltivata, mentre si alimentano da parte di alcuni media morbosità e paura. Prima di quell'ultimo atto violento, Sara ha vissuto quello che ogni giorno, in ogni ambito, si osserva: volgere lo sguardo altrove di fronte alla "cultura" del pregiudizio, discredito, violenza verso una donna perché donna, isolando la vittima e rafforzando il carnefice. Si deve creare un ambiente sociale che faciliti e promuova relazioni personali paritarie e non violente. I ragazzi e le ragazze devono diventare adulti ed adulte capaci di gestire le emozioni e le relazioni, per risolvere i conflitti e riconoscere le situazioni a rischio nella consapevolezza che se ne può uscire.

Le violenze sulle donne si eliminano solo con la prevenzione primaria, combattendo le cause: siamo per una vera rivoluzione culturale nell'ambito di una rinnovata e decisa attenzione alla cittadinanza attiva e responsabile.

I giovani come gli adulti, donne e uomini devono:
- poter vivere nel rispetto reciproco,
-avere parità di opportunità, autodeterminazione e libertà e il dovere al rispetto della libertà altrui e delle leggi
−conoscere cosa è la violenza in ogni sua forma e come prevenirla 
-conoscere e prevenire le discriminazioni di genere contro qualsiasi persona e a non farsi condizionare dai mass-media e dalle pubblicità sessiste e maschiliste

Dagli ultimi dati emerge che in generale è’ diminuita la violenza sulle donne, anche se permane lo zoccolo duro, quello degli stupri e dei femminicidi. E’ aumentata la coscienza femminile: sono di più le donne che hanno subito violenza a riconoscerla come un reato; sono di più le donne che riescono a prevenirla o ad interrompere la relazione prima che la spirale si stringa troppo attorno a loro. Le donne ne parlano di più con gli altri, si attivano, aumentano le denunce, anche se sono sempre una piccola percentuale del totale, si recano di più presso i centri antiviolenza, di pronto soccorso. Ma i dati dicono anche che aumenta la gravità della violenza subita e in particolare la quota di donne che riferiscono di aver temuto per la propria vita.
Prevenzione deve essere la parola d’ordine. Per questo è indispensabile mettere a punto un’agenda di incontri che coinvolga le Scuole,le Università e le Amministrazioni locali con il supporto di tutte quelle associazioni che da anni operano sui territori.
Si chiede una convocazione urgente di una rappresentanza delle donne firmatarie presso la sede della Ministra Boschi.”



Prime Firmatarie:

Marta Ajò, giornalista e scrittrice, “Il Portale delle Donne”
Cinzia Boschiero, giornalista
Francesca Brezzi,Osservatorio Interuniversitario di Genere
Anna Calò, Stati Generali delle Donne Young
Paola Carboni,libera professionista
Simona Cavalieri, SIS Social Innovation Society
Cristina Ceresa, giornalista
Chantal Certan, consigliera regione Valle d'Aosta
Marilù Chiofalo, docente, assessora Comune di Pisa
Antonella Cotti attivista rete 13 febbraio Pistoia ,referente SGDT per lo sport ,docente Scuola media superiore 
Caterina Della Torre, Dols
Samanta Di Persio, scrittrice
Maria Pia Ercolini, Associazione Toponomastica Femminile
Francesca Ena, Stati Generali delle Donne 
Maria Anna Fanelli, Ande, Stati Generali delle Donne 
Margherita Flaminio, Stati Generali delle Donne 
Elena Galimberti, libera professionista in architettura 
Patrizia Giarratana
Elena Giffoni, addetta stampa
Mariacristina Gribaudi, Amministratrice unica Keyline spa,Presidente Fondazione Musei Civici Venezia
Carla Liberatore, addetta stampa
Nellina Laganà, attrice
Diana Lanfranchi, docente scuola superiore
Isa Maggi, Stati Generali delle Donne
Roberta Manfredini, Psicologa Psicoterapeuta Criminologa
Flavia Marzano, Docente, rete Wister, Stati Generali dell'Innovazione
Michela Mattiazzi, commessa
Laura Moschini,Osservatorio Interuniversitario di Genere
Simona Lanzoni, Fondazione Pangea
Rosaria Nelli, Stati Generali delle Donne 
Flaminia Paolucci Mancinelli, scittrice
Sabina Passamonti,docente universitaria
Michela Ricolfi,libera professionista,Stati Generali delle Donne
Antonella Tagliabue Ceo Un-Guru 
Francesca Zajczyk, docente universitaria
Marinella Zetti, giornalista



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