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Quella Terza pagina perduta

terzapagina
Qualche volta, se l’argomento era profondo o se vi era collegata una notizia di attualità, arrivava ad avere persino un rilancio in Prima pagina. Mi riferisco a quando i quotidiani erano solo di carta, ovviamente. Oggi la Prima pagina si chiama Home Page e gli spazi sono più ampi, così che il lancio di articoli posti in sezioni meno legate all’attualità e alla cronaca trovi comunque la possibilità di uno spazio.

Mi sto riferendo a quella che un tempo, quando non c’era Internet e i giornali online erano roba da fantascienza, si chiamava la Terza pagina.

Oggi i quotidiani stanno traslocando tutti sul Web [anzi qualcuno non esiste neppure più in versione cartacea] e se volete trovare la Terza pagina, se vi interessa leggere approfondimenti e notizie concernenti i libri o l’arte dovete cercare sulla barra del vostro quotidiano online la dicitura «Cultura»e cliccarci con energia, è in quel luogo del virtuale che sembra essere emigrata la Terza pagina di un tempo.


E qui arrivano le note dolenti, e quanto dolenti… 
Difatti la Terza pagina traslocando nella sezione Cultura ha subito una curiosa, ma anche inquietante, trasformazione
Quale?  
Vi basterà accedere a una delle sezioni di qualsivoglia testata online, sia di quelle tradizionali (le cosiddette “testate storiche”) sia di quelle nuove, nate solo da poco e diffuse soltanto sul Web, per rilevare la mutazione di cui sopra.

Eravamo abituati a leggere opinioni ed esposizioni di testi, analisi e letture, approfondimenti su autori e correnti, del presente ma anche del passato, frutto di solitari studi ma anche di scambi tra cultori della materia. La Terza pagina era l’occasione, oltre che per un approfondimento, anche per uno stimolo culturale, una specie di parentesi che ci offriva lo spunto per uscire dal quotidiano tragico e grigio, dalla brutta cronaca quotidiana.

Oggi nella sezione Cultura delle Testate online troviamo un bailamme degno di un souk arabo (sic!), ma senza i colori e i profumi di quello!  
Appare ovvio che la definizione “cultura” abbia agevolato questo processo dispersivo, perché -considerato da un punto di vista ortodosso- tutto è Cultura
Ma, e da questo la ragione di questo mio corsivo, se tutto può essere cultura, come mai a difettare su queste pagine virtuali è proprio la materia che un tempo costituiva la fonte stessa della Cultura?

Rammento quando, negli anni Settanta/Ottanta si rivendicava il valore culturale per le composizioni dei cantautori nostrani, quel riconoscimento che poi non arrivò mai davvero dalle intellighenzie istituzionali e che vide di seguito cantautori darsi alla scrittura di libri (Vecchioni, Ligabue, Guccini, Nada, Enrico Ruggeri, ecc…).

RIP
Ma oggi in questi spazi virtuali dedicati alla Cultura è sempre più difficile imbattersi in Libri (siano essi cartacei o digitali), dibattiti filosofici, reportage su campagne archeologiche, accurate presentazioni di Mostre e Vernissage
Un capitolo, e una riflessione, a parte meriterebbero le Recensioni. Da parecchi criticate perché spesso di parte, e non facevi fatica a capire a chi strizzavano l’occhio, eppure… Eppure, una volta inquadrato il Recensore, capito quelli di cui potevi fidarti, ricevevi un supporto mica male nel mare magnum della spazzatura pubblicata, una specie di faro che ti permetteva di scartare una buona percentuale di mondezza. Oggi che i giornali questa fatica sono usi risparmiarsela, ti tocca andare a caccia di un Blogger, di un passaparola tra conoscenti, e sulle pagine online della Cultura trionfa il cazzeggio.

Vi si trovano i video di concerti e le relative segnalazioni, qualche spezzone di film (pomposamente definiti “trailers”), e poco più. Ah sì, dimenticavo: le presentazioni di nicchia di libri di argomenti e temi ancor più di nicchia, fatti da amici e/o parenti del caporedattore o del responsabile degli interni della medesima testata… Presentazioni delle quali si dà notizia, ovviamente, ad evento concluso.

O.K. organizzare una redazione culturale, che di Cultura sappia davvero scrivere, non è cosa alla portata di tutti, oggi che bazzichiamo nel post-effimero, oggi che la nostra comunicazione sembra tornata alle origini (a quanto i nostri antenati privilegiavano l’espressione di disegni di animali e racconti di cacce sulle pareti delle caverne) e quindi favoriamo l’immagine rispetto al testo… Forse dovremmo avere il coraggio di seppellire sotto una bella lapide R.I.P. sia la Terza pagina sia la Cultura, e concentrarci su altro, su ciò che fa tendenza, piace e crea facile Business.

… e non pensarci più…
F.P.M. 



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