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Salone del Libro 2014

2014

L'ennesimo schiaffo alla Laicità della Cultura 

assestato dalla kermesse torinese



 

Bene, anche quest’anno la vetrina del Salone del Libro di Torino ha aperto i suoi battenti e in una manciata di giorni, dedicati più al Business che a fare Cultura, macinerà più articoli e interviste dedicate apparentemente all’argomento Libro di quante se ne raccolgano nel resto di un intero anno.
È la potenza, che nonostante la crisi e le eterne difficoltà, che ancora hanno le signore Case editrici italiane. Un potentato, se vogliamo, che solo in rari casi può vantare tradizioni e storia illustri.
Anzi, il più delle volte, siamo di fronte ad acquisizioni dal sapore politico, fatte con l’intenzione di influenzare la direzione culturale del Paese, e quindi la Politica e in ultimo… l’Economia.
Perché in fondo arriviamo sempre al solito tema: i soldi.
Di editori che possano vantare un’illustre tradizione e che impostino le loro attività seguendo l’ideale di sviluppare e diffondere Cultura, forse, non ne è rimasto quasi nessuno mentre i tentativi dei nuovi editori spesso naufragano in una situazione resa marcescente da decenni di accidia da parte di Istituzioni governative e si politici piccini-picciò.
Sono andata a leggermi [sul sito Web allestito per l’evento] qualche news e qui mi prendo lo spazio per commentarle sommariamente e liberamente con i lettori di LeggereOnline News.

IL TEMA DEL SALONE 2014 
Salone2014
Dall’8 al 12 maggio il tema conduttore delle giornate torinesi dedicate all’industria del libro è: il Bene…
Ce lo rammenta sulla testata del sito -rilanciano lo slogan Bene è in vista- un bimbetto che ci guarda, ridendo, attraverso due rotoli di carta igienica usati a mo’ di cannocchiale.
Basterebbe già questa partenza per far trillare più di un campanello di allarme.
Brutto lo slogan e ancora più brutta la sua rappresentazione grafica.

Ma andiamo avanti e vediamo chi “tiene a battesimo” quest’anno il Salone…
Cosa dirvi? Ho letto il nome e più che da un campanello sono stata frastornata da un intero coro di campane che hanno suonato a distesa nelle mille sfumature possibili di una dissonante e cacofonico rumoreggiare.
Di chi si tratta? Ma di lei, Susanna Tamaro.
Stupiti? Colpiti (e affondati)?
Io no, perché ho già letto un’altra news che mi ha reso evidente il disegno delle scelte.
Il Salone di quest’anno, difatti si è aperto con il concerto “Cantate Domino canticum novum” eseguito dal Coro della Cappella Musicale Pontificia Sistina, insomma lo stesso che abitualmente accompagna le celebrazioni liturgiche del Papa… visto che la Santa Sede è l’ospite d’onore dell’edizione 2014.

Se ne deduce che il Salone di quest’anno -cancellata ogni istanza Laica- è concentrato in un recupero entusiasta di una visione religioso-moralistica della Cultura.
E a confermare questa mia lettura, bastano le parole di Rolando Picchioni (presidente della fondazione che organizza il Salone) che non ha esitato a rilanciare la cultura cattolica come un elemento fondamentale dellasalone-del-libro2014
cultura del nostro Paese.
Già il Vaticano, quello dell’Index librorum Prohibitorum… E non c’è da aggiungere altro.

Basti dire, a conclusione di questa mia prima nota, che a scorrere i nomi dei primi interventi organizzati in seno alle “cinque giornate di Torino”, si fa proprio fatica (una grande fatica) a trovare nomi-simbolo della Cultura italiana. Io, tra gli altri, ho letto quelli di Massimo D’Alema [che per riuscire a trovare un seggio in Europa “ha scritto” un libro [facendolo pubblicare finalmente a un editore diverso da Mondadori]) e di Alan Friedman (che con questa presenza cerca forse di protrarre l’onda lunga delle vendite per il suo “saggio”), di Giancarlo De Cataldo (ancora all’inseguimento di bissare l’unico successo della sua attività di scrittore) e Dario Franceschini (che come neo ministro della Cultura al Salone è andato solo per “parlare).

Meglio, a questo punto, cominciare a pensare alla prossima edizione, quella del 2015, della quale già si sa l’ospite d’onore: la Germania (di Angela Merkel, ovviamente), e a rimandare quindi le nostre aspettative per una kermesse dedicata davvero alla Cultura all’anno venuro.
I tedeschi magari non saranno simpatici, ma loro le macchine continuano a farle e bene, e a Torino 2014, magari, scopriamo che anche a scrivere libri, loro, sono ancora capaci…
F.P.M.


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