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Mercato del Libro & Big Data …Una grande mistificazione

BigData1


Le grandi Major del bookshop si fanno guerra per i dati di vendita senza capire che è difficile “ingabbiare” il lettore perché un libro è volatile, non è un prodotto omologabile.


 

A nostro avviso, soprattutto oggi (con la massiccia diffusione del Web) bisognerebbe parlare di Mercato della Lettura. Ma coloro che ragionano su questo “mercato” sono entità che sviluppano il loro Business sull’“oggetto libro”, sia esso cartaceo o digitale. 
E sono loro stessi, quindi, a lamentare l’assenza di dati su questo loro core Business… Affermando che per chi opera in questo ambito commerciale ci sono indubbie difficoltà a definire il mercato per due evidenti ragioni: «The proliferation of things to read and ways to read them has arguably made it even scarcer» (La proliferazione di cose da leggere e modi per leggerle ha probabilmente reso le informazioni ancora più esigue). 
Amazon-logo
La polemica nasce dalla protesta di
Kobo per la mancata diffusione, da parte delle altre Major del Bookshop, dei dati di vendita in loro possesso (→ vedi articolo).

 

Quindi noi Lettori mettiamo in difficoltà i Bookshop perché disponiamo di un’ampia scelta, e quindi di molteplici opportunità, di letture e perché, grazie all’avvento dell’e-book, possiamo leggere in modo tradizionale sul cartaceo, ma anche in modo nuovo su dispositivi digitali (computer, tablet o e-reader). 


Fino a ieri i “dati di vendita” si ricavavano, dopo mesi dall’uscita in libreria, ricevute e conteggiate le rese. Ma quei numeri erano in mano a un segmento preciso, quello di editori e distributori. Neppure il libraio, che pure aveva in mano i suoi dati, poteva avere un panorama certo. Un libro che lui aveva venduto poco, magari era stato un successo strepitoso in altri punti vendita; difficile, ma poteva capitare. 
itunes-account
I “dati di vendita” però restavano riferiti ai propri libri (pubblicati o distribuiti) e per avere una visione più globale occorreva fare affidamento al celebre
Tirature” di Vittorio Spinazzola o alle statistiche commissionate semestralmente dall’A.I.E. (Associazione Italiana Editori). 
Allora come oggi non si aveva la possibilità di conoscere lo Stato dell’Arte del Libro e ancor meno della Lettura. 
Ogni tanto sì, bisogna dirlo, uscivano i dati allarmanti di quanto poco, sempre meno, leggevano gli Italiani, ma anche questi, raccolti in modo statistico, non definivano molto i veri umori del settore.  

Oggi si denuncia la difficoltà, di nuovo riferita a definire il “venduto”,  perché i grandi attori coinvolti (Amazon, Barnes & Noble e Apple) si guardano bene dal diffondere i dati di vendita in loro possesso. E come mai? Purtroppo è evidente: non sono dati entusiasmanti. 
La gente acquista libri ed e-book sì, altrimenti i colossi di questo particolare commercio elettronico sarebbero già falliti, ma non quanto ci si sarebbe atteso. 
La gente legge, ma non sempre acquista nei Bookshop quello che le interessa. 
Nell’ambito della Lettura (è bene ora usare con determinazione il termine Mercato della Lettura) vi è una condizione di assoluta anarchia, che in altri settori è resa impossibile, o quantomeno difficile, dalle attuali filiere degli altri commerci. L’esempio più diretto che possiamo fare è quello del consumo del latte. Chi produce e commercializza latte sa che i suoi “dati di vendita” hanno una reale coincidenza con i consumi, visto che sarebbe difficile per la maggior parte dei consumatori rifornirsi di latte direttamente da un bovino ospitato nel terrazzo di un vicino. 
Ma la Lettura, e la sua materia prima (libri ed e-book) sono materia volatile e con estrema facilità possono transitare da un fruitore all’altro. Basta pensare al prestito o alle Biblioteche.  

Ma i Signori del Libro (e chiamo così i vari Amazon, Apple, ecc.) invece di comprendere questa particolare e immodificabile natura dellabig-data1
materia del loro commercio, e quindi iniziare a lavorare con la testa, producendo opere di qualità e di alto valore culturale, si ostinano sempre più utilizzare sistemi e tecnologie atte a supportare il loro Business. 
Ed è a questo punto che compare il tema dei cosiddetti “Big Data” e della “Business Intelligence” che in extrema ratio dovrebbero servire a coloro che pubblicano libri (e per favore non chiamiamoli più “editori”!) a far produrre romanzi e saggi (e fors’anche persino silloge) che rispondano alle tendenze di lettura del pubblico. 
harrypotter
Insomma stiamo parlando di “
romanzi e saggi su commissione”, ma secondo metodologie tutte e solo commerciali.
La saga del maghetto Harry Potter ha venduto tanto? Bene, tutti noi abbiamo assistito al proliferare di storie simili, commissionate ad autori disponibili. Ma quello che oggi avviene alla luce del sole, domani potrebbe avvenire in un battito di ciglia. Potremmo andare a dormire, avendo notato che a dominare la classifica di vendita è un libro che racconta le avventure epiche di un drago rosa, e svegliarci il mattino successivo con i Bookshop dell’intero pianeta intenti a commercializzare migliaia di romanzi che raccontano le avventure di tanti cloni del primo drago rosa. 
C’è da tremare! 
Ed è questo il rischio maggiore insito nell’avvento di quella che Gino Roncaglia, nel suo omonimo saggio, ha definito La Quarta Rivoluzione ovvero quella dell’Editoria Digitale. Quello che io stessa dopo aver appreso i primi rudimenti della materia ho subito paventato.  

Quello che rischiamo, diciamocelo chiaramente, è un appiattimento delle produzioni letterarie e saggistiche, e di una successiva omologazione del pensiero e della creatività umana
Ma io credo sia solo “un rischio”, non una diretta evoluzione di quanto oggi accade. Occorre conoscere questo rischio, diffonderne le possibilità ma per superarlo, per affrancarsi da esso. 
A nostro vantaggio -di noi che amiamo l’anarchia del pensiero e della creatività di molta Letteratura e Saggistica- vi sono comunque diversi fattori che in conclusione vorrei citare. Il primo, il più complesso per i Signori del Libro è rappresentato dai singoli interessi economici che ogni società coinvolta non è e non sarà interessata a condividere con altri; perché offrire i propri Big Data ad un possibile rivale nel Business del “Mercato dei Libri”?  

E vi è poi quella particolarità del Leggere, cui facevamo cenno in precedenza, che rende la “materia” di tanto contendere di impossibile dominio, per nostra fortuna. E vi faccio un esempio che vale per tutti. Così come racconta Ray Bradbury, nel suo celebre Fahrenheit 451, anche oggi, in Europa (prima in Spagna su un’idea di un certo Antonio Rodriguez Menendez, e poi in Italia grazie all’associazione Persone Libro), migliaia di individui stanno mandando a memoria brani delle letture che amano, e su piazze gremite li “dicono” a un pubblico sempre più entusiasta. 
Riuscirà mai Amazon ad imbrigliare l’empatia che tutto ciò crea? blade runner

No, per me non è possibile, e proprio per quel particolare misunderstanding iniziale: qui si parla di Letture e Lettori, non del mero commercio di un supporto (vuoi di carta vuoi digitale). Ed è poi lo stesso motivo per il quale è stato assurdo, nei mesi scorsi, assistere a quella artificiale “guerra all’e-book” scatenata dagli editori e dai librai più conservatori ed arretrati.  

L’e-book è ancora vivo e promette grandi opportunità per il futuro: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…” come diceva a conclusione di Blad Runner il celebre“replicante” impersonato in modo superbo da un fantastico Rutger Hauer.
F.P.M. 



 

 

 


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