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Penne Volanti

 

scrittrice

Cosa è necessario per diventare un buon scrittore. E per avere successo? Impegno, ispirazione, traspirazione, fortuna, pazienza e….








Quante volte ci sarà capitato di leggere un libro, romanzo, saggio o poesia che fosse ed essere rimasti presi da quanto le parole dell'autore ci raccontavano dai ruvidi fogli bianchi che via, via, frusciavano tra le nostre dita ?

E quante volte, quando il nostro sguardo si fosse staccato da pagine e copertine ci siamo immaginati la penna dell'autore volare sulla carta lasciandovi quel racconto, quella prosa o quell'idea che ci hanno affascinati fino ad un attimo prima? Probabilmente a noi, che prima che autori siamo lettori appassionati, sarà capitato mille e mille volte.

Ma cosa fa di una persona qualunque uno scrittore, magari anche uno scrittore di best-sellers o un giornalista di successo?

Thomas Edison era solito dire che il successo è per il 2% frutto di ispirazione e per il 98% di traspirazione ossia del sudore del duro lavoro applicativo e noi non possiamo che essere d’accordo con lui, anche se forse le percentuali di Edison andrebbero un po' riviste e ad esse andrebbe aggiunto anche un pizzico di fortuna, cosa inevitabilmente indispensabile in qualunque attività umana.

Ma andiamo per ordine e proviamo a capire cosa intendeva Edison facendo un esempio che tutti possano conoscere e proviamo a considerare due indimenticati assi della Formula 1: Michele Alboreto e Ayrton Senna. Entrambi hanno fatto una lunga gavetta, sui kart e nelle formule minori, entrambi erano dei grandi lavoratori: collaudavano le loro auto meticolosamente e coscienziosamente, non si alzavano dal sedile fin quando la macchina non fosse esattamente come desideravano, collaboravano con meccanici ed ingegneri ed avevano un grande rispetto per tutti i loro collaboratori. Entrambi correvano per alcuni dei più grandi e blasonati team di F-1: Senna per la Williams e Alboreto addirittura per la Ferrari. Eppure l'uno, l'italiano, viene ricordato solo come un buon pilota ed una brava persona, l'altro, il brasiliano, rimarrà sempre nel cuore degli appassionati come uno dei più grandi campioni di tutti i tempi, al pari di Ascari, Fangio, Nuvolari, von Tripp, Moss, Lauda, Villeneuve, Prost, Schumacher e via dicendo.

Allora cosa rendeva differenti questi due piloti? La risposta, in questo caso, ci appare lampante nella sua semplicità: il talento, ovviamente. Potremmo fare altri mille esempi sportivi, accademici, umani ma il risultato sarà sempre quello: nessuno dei tre componenti fondamentali del successo possono mancare in uno scrittore apprezzato. Egli dev'essere sicuramente un gran lavoratore ed affrontare la sua attività con l'indispensabile umiltà.

L'Italia è un paese strano: in pochissimi leggono libri ma tutti si sentono scrittori provetti. Emergere dalla folla di “colleghi” sarà quindi molto difficile per cui il nostro autore di successo dovrà armarsi di pazienza ed umiltà e fare tutta quella gavetta che gli sarà necessaria ad affinare il suo stile ed a renderlo “giusto” per il tempo in cui vive, per il genere che si è scelto e per il target dei suoi lettori. Una volta che il suo spirito e la sua anima avranno individuato il campo letterario nel quale il nostro aspirante artista possa esprimere al meglio le sue potenzialità egli dovrà rimboccarsi le maniche ed inondare della sua produzione tutti i possibili “datori di lavoro” che avrà individuato, siano essi editori, giornali quotidiani, riviste, o rotocalchi. E qui dovrà, necessariamente, avere un bel pizzico di fortuna perché in un paese di 60 milioni di abitanti di cui 2 milioni sono scrittori e 48 milioni poeti è giocoforza che l'ambito degli editori sia costellato di cialtroni e gente poco seria mentre gli editori veri sono letteralmente intasati di manoscritti da leggere e valutare, per cui serve fortuna a mandare il proprio manoscritto nel posto giusto e serve tanta pazienza nell'attendere una risposta.

Essendo anch'io un autore so benissimo che quest'attesa a volte è spasmodica, chiedendoci noi ogni giorno quanto mai ci vorrà affinché un editore non si accorga del nostro capolavoro. Detto questo che, permettetemi, dò per scontato esista in ciascuno di noi quando intende intraprendere qualcosa di importante, si tratti di un lavoro o della scalata del K2, quello che serve e del quale non si può assolutamente fare a meno è il talento, almeno un po' di talento ci dev'essere.

E badate, quando dico talento non intendo saper usare i congiuntivi o scrivere in un italiano decente. Charles Bukowsky scriveva in un inglese “stradale” ma assolutamente irresistibile agli occhi di chi lo legge, Camilleri usa un italiano così dolcemente contaminato dal suo siciliano che diventa una lingua a se stante ma non ha nulla da invidiare alla perfezione stilistica di Italo Calvino.

Tutto quanto è tecnica e stile si impara, si studia, si migliora con l'applicazione ma quando Bukowsky ci racconta le sue Storie di Ordinaria follia o Camilleri tenta di farci capire il godimento di Montalbano ogni volta che si siede a tavola davanti alla caponatina della sua governante quello, credetemi, è il genio vero, il talento che c'è o non c'è, ciò che fa la differenza tra un banale mestierante e un autore di successo.

Ricordandoci per un attimo la parabola dei talenti, noi sappiamo che ognuno ha il suo: c'è il talento per la matematica alla Jhon Nash, che sa descrivere il mondo con un pacchetto di equazioni, ci sono Mozart e Bach che componevano a 7 anni o Marconi, che inseguendo le sue osservazioni di quando era bambino ha cambiato letteralmente il nostro modo di percepire il mondo e così lo scrittore che vuole far volare la sua penna deve avere anche lui il talento di saper cogliere dal mondo delle idee la sua, dalla terra della fantasia una storia originale, dalle torri della conoscenza la cosa giusta da divulgare.

Lo scrittore è come una piccola radio, che nasce già sintonizzata su di un determinato canale: il romanzo, il giornalismo, il saggio, la storia, la poesia e questo strano apparecchio ricevente che ciascuno di noi si porta dentro funziona come pare a lui: si può accendere quando siamo ancora adolescenti o quando siamo già maturi, regalarci una produzione immensa come ad Isaac Asimov o un unico capolavoro immortale come allo sfortunato Antoine de Saint Exupèry, farci nascere con una Olivetti Lettera 22 attaccata alle mani come Montanelli o donarci lo stile irresistibile di Oriana Fallaci. Chiunque scriva ed abbia chi lo legge ha, necessariamente, un po' di questo talento, tanto poco che sia sarà poi compito nostro farne la nostra fortuna piuttosto che la nostra dannazione, usarlo per provare a rendere anche solo un po' migliore il mondo che ci siamo trovati in dote dai nostri padri e che dovremo, inevitabilmente, lasciare ai nostri figli, per aprire una mente, consolare un povero cuore, disarmare una mano in cerca di arida vendetta, lasciare la nostra impronta nella storia di questo bizzarro pianeta.

Certo, poi ci vuole anche tanta pazienza. In Italia spendiamo solo l'1,1 percento del nostro sventurato PIL per la cultura, fanalino di coda del G-20, superati comodamente da Cipro ed Estonia, per cui si può affermare con certezza che la cultura non è tra le priorità di questo Paese che detiene, da solo, il 60% di tutte le opere d'arte del Mondo ma che ha il fatturato di tutti i suoi musei che non arriva a quello del solo Louvre di Parigi.

Di lettere, scritte, in Italia è anche difficile campare per cui mi permetto di aggiungere un'altra cosa a quello che diceva Edison, oltre al pizzico di fortuna di cui si è già detto: per riuscire ad essere uno scrittore di successo in Italia ci vogliono: ispirazione quanto basta, la necessaria traspirazione, un pizzico di fortuna, tanta pazienza e la quasi missionaria volontà di servire il nostro prossimo con le nostre parole, con la nostra penna volante, senza che per questo ci si debba aspettare nulla più del ringraziamento di chi ci ha letti ed apprezzati.
Paolo Gentili

 

 

 

Chi è Paolo Gentilipaolo gentili
Nasce a Roma a Giugno del 1967. Nell'arco della sua vita professionale passa dal vestire le stellette ad alcuni dei più importanti
start-up italiani nel mondo delle telecomunicazioni. Vive poi diverse esperienze internazionali in grandi Corporation. Da sempre coltiva la ricerca e l'analisi delle religioni con un approccio “aperto” e fuori dai tradizionali schemi imposti dall'alto. Nutre anche la passione per lo studio della storia moderna e contemporanea. Blogger, collabora con alcune riviste di contro-informazione ed è al suo secondo romanzo.

Per conoscerlo meglio si può visitare il suo blog.

 

 

 

 

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Commenti   

 
0 #2 ilaria 2013-11-04 16:51
La verità è che ci si deve rimboccare le maniche e non piangersi addosso. Lavorare tanto e poi, se si vale qualcosa, i risultati arriveranno. Non credo in quella abissale sfortuna che calpesta tutto e tutti. In tutta una vita di impegno non può non esserci una soddisfazione relativa a qualcosa che ami perdutamente e che spingi sempre in avanti con tutta la passione possibile. E va bene, forse sarò ingenua ma sono perseverante fino alla nausea, con tutti i momenti bui che ci sono stati, ci sono e ci saranno.
Perciò sì, perseveranza, buona scrittura (che per fortuna può sempre migliorare) e buone idee. Aggiungo anche una speranza fondata su una fiducia incrollabile.
Ilaria Pasqua
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+1 #1 graziella 2013-10-30 12:42
Ciao, ho corretto bozze per molti anni e potrei scrivere un libro sugli errori grammaticali. Poi ho iniziato io a scrivere e lo scorso anno ho pubblicato il mio secondo romanzo. Era meno faticoso correggere bozze, almeno facevo un sacco di risate!
Diventare un buon scrittore che riesce a farsi pubblicare e poi magari anche a vendere è difficile come azzeccare i numeri del superenalotto. A mio parere ci sono in giro buoni scrittori che, per una serie di motiv,i non riescono ad inserirsi nel panorama letterario e mediocri scrittori che finiscono in classifica.
Questa è la realtà. In ogni caso occorre sempre farsi valutare, autovalutarsi è un errore.
E poi, occorre leggere, leggere, leggere e scrivere, scrivere, scrivere, tutti i giorni. E anche un po’ di fortuna non guasta...
Graziella Scortecci
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