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Manie di lettrice

lettrice


Riflessioni varie
sull’impervio hobby di leggere
 

 



Ecco, mi è successo di nuovo.
Ho letto il libro di un autore che
 non conoscevo. Di nome sì, ed è anche piuttosto affermato. Ma non avevo mai acquistato un suo libro. D’altra parte nella giungla degli autori – quelli validi e quelli gonfiati ad arte, è sempre più difficile scegliere.

Però sono andata in una biblioteca, in una piccolissima biblioteca di un piccolo paese – 6mila abitanti o poco più, a una decina di chilometri da dove abito ora. E mi sono sentita libera di cercarlo tra i volumi ammonticchiati mentre una volontaria dava la caccia a un cimice verde entrato dalla finestra aperta. Cercavo un romanzo tra quelli di una serie dedicata a un commissario per il quale era divenuto “celebre” [le virgolette vogliono relativizzare al massimo l’aggettivo, visto la considerazione della quale godono gli scrittori in Italia]. Ma non l’ho trovato. Insistendo, perché non volevo arrendermi alla delusione, dal settore gialli-thriller mi sono diretta a quello più generico della narrativa italiana, e lì schiacciato tra volumi poderosi, ma solo per numero di pagine, ho trovato un suo romanzo. L’ho preso al volo, casomai qualcun altro ne fosse a caccia e mi sono diretta dalla ragazza, quella intenta alla caccia al cimice verde, che nel frattempo era passata ad un altro tipo di ricerca, sbuffando e borbottando ad alta voce la sua insoddisfazione sul caosex-libris
presente nell’alfabetico di uno scaffale. Le avevo chiesto notizie dell’
autore che mi interessava, ma ho avuto la sensazione di chiederle di un misconosciuto autore yemenita del III secolo dall’Egira. «Marco chi?»

A parte le consuete considerazioni sulla scarsa conoscenza degli autori italiani da parte di lettori, librai, bibliotecari e co. (dove co. sta per tutti gli altri addetti alla filiera del libro), decisi di evitare di tormentarla oltre con le mie richieste e mi diressi dove avevo visto soggiornare colei che dirige questo piccolo patrimonio di offerte letterarie. La signora direttrice, munita di catalogo computerizzato, prima di rispondermi, ha preferito dare una rapida scorsa al mezzo elettronico. «Quello che ha in mano, ma credo ci sia anche qualcos’altro.» Mi rispose aggrottando perplessa le sopracciglia. «Anzi, devono avermelo riportato che è poco, ieri o l’altro ieri… Credo.»

A quel punto si è scatenata la caccia al “libro riportato”.

Seguendo le indicazioni, precisate dal supporto tecnologico, la direttrice ha fornito alla ragazza della cimice e a un pensionato che, evidentemente, completava il novero dei suoi collaboratori, numero e codice di collocazione. Mi ha sorriso per tornare però, subito, ad immergersi nel suo lavoro.

La ricerca del volume è proseguita per circa venti minuti, senza risultati apprezzabili: il libro riportato era scomparso.

Ora, voi starete pensando, lo so… Hai trovato un titolo dell’autore che volevi leggere? Bene, allora vai a casa e leggitelo in pace, e amen!

E no, sono pronta a rispondervi io, no. Mentre la caccia si dipanava tra corridoi e scaffalature, io avevo avuto modo di leggere circa un terzo della bandella del libro che avevo trovato e mi era piaciuto molto quell’incipit.

[apro una brevissima parentesi per i più curiosi, che si saranno chiesti: perché solo un terzo della bandella? Non poteva leggerla tutta?  No, rispondo al curioso di turno:  uno scrittore quando ci consegna il suo lavoro generalmente lo fa da pagina 1 all’epilogo. Al massimo, qualche autore potrà anteporre un Prologo o un Antefatto, ma non necessariamente. Presentazioni, introduzioni, bandelle sono un extra che generalmente scrive l’editore, che spesso è convinto che senza quei supporti la commercializzazione di quell’opera stenterà a decollare. Quindi per non privarmi della verginità di una scrittura, di norma io non leggo mai nulla che cerchi di interporsi tra me e il testo. Al massimo posso concedermi al piacere di una post-fazione, quella sì, ma solo per un confronto di opinioni.]

Non ho idea delle ragioni che portino voi a scegliere un libro anziché un altro, ma in biblioteca – dove non vi è neppure la questione del prezzo, io scelgo le mie letture in modo umorale. Mi piace? Lo prendo. E cosa mi piace di un libro? Senz’altro se intravedo qualcosa nella quale mi sembra di ritrovarmi o, all’opposto, qualcosa che mi è del tutto estranea, che vorrei invece avvicinare, conoscere, approfondire. Il caso del volume che avevo tra le mani apparteneva senz’altro al primo gruppo. Il protagonista era uno scrittore che per una serie di circostanze fortuite si trovava a disposizione una casa in affitto per tre mesi sulle colline del Chianti. Lasciava Firenze e si trasferiva in questa cascina. Io vivo da qualche mese in una cascina, la Lomellina non ha nulla a che vedere con le colline del Chianti, ma è sempre campagna, il silenzio circostante dà lo stesso piacere, e come lui abitavo in un posto, ma in una condizione di assoluta provvisorietà.

L’avevo preso con piacere, ma ero troppo immedesimata, e quindi aspettai pazientemente la caccia in libreria a quest’altro testo di quell’autore. Alla fine ho visto la direttrice in persona lanciarsi nella ricerca. Di fronte a me che, oltre che una comune lettrice, ero anche una di fuori lei non voleva dare l’impressione che la sua struttura non fosse più che efficiente. Muovendosi, un po’ rocambolescamente tra librerie e scaffalature, lei aveva dato ordini ai suoi aiutanti, il pensionato e la ragazza della cimice, descrivendo una copertina nera, e poi bianca e ancora “c’è anche del giallo”. Seguendola le avevo chiesto il titolo, ma lei non rammentava bene, le sembrava fosse una raccolta di racconti, una collettanea forse.

Ecco, a quel punto mi sarebbe piaciuto avere avuto la faccia tosta di fermarla, di dirle: «Signora, guardi, non si disturbi. Io non leggo volentieri racconti. Lasci stare, prendo solo questo.»  Non è vero che non leggo racconti, ma è vero che non leggo quasi mai “racconti gialli o noir”. Troppo spesso mi è capitato di restare con un senso di incompiuto o, peggio, di essere rimasta fregata. Come quando uno ti dice che ti racconta una barzelletta, e tu ti prepari a ridere. Invece poi ti assesta una battutaccia, era una freddura. Così, specialmente d’estate, sulla spiaggia avevo avuto brutte esperienze: gialli Mondadori passati da vicine di ombrellone, che si erano rivelati deludenti. Ci sono infinite letture che neanche gli epigoni di Matusalemme potrebbero immaginare di riuscire a fare… I racconti noir, sarò stronza, ma: no grazie.lettore

Ma alla direttrice della biblioteca e ai suoi aiutanti a quel punto non potevo proprio più dirlo, era più di mezz’ora che giravano come falene impazzite, dimentichi perfino della cimice verde. Poi un urlo entusiasta mi raggiunse: la direttrice stessa mi corse incontro agitando il volume incriminato; assomigliava più a un teoforo che portava non so dove una fiamma olimpica, ma le sorrisi con maggior entusiasmo di quanto provassi, se lo meritava.

«Era ancora sulla mia scrivania, nessuno lo aveva più messo a posto.» Mi disse ammettendo quella inefficienza anche con me, non del posto. «Ma ecco, ora può prenderlo!»

Lo presi e lo portai a casa e… ma questa è un’altra storia di cui vi dirò nei prossimi giorni.

Tornando al tema: avevo un testo dell’autore di cui ero interessata a leggere il lavoro, ma soltanto uno.  E ora avevo un problema: dovevo assolutamente trovare qualcos’altro.

Perché la domanda – che questa volta sono io a fare a voi, è: voi siete lettori di un’unica opera? Mi spiego meglio… Quando voi iniziate a leggere un autore e questo non vi delude [cioè non vi viene voglia di mandarlo a spalare il mare o comunque a svolgere attività meramente fisiche e faticose, in grado di tenerlo distante dalla scrittura q.b. perché non replichi con altri sottoprodotti culturali], quando anzi vi sembra di percepire in voi un arricchimento, una stimolazione intellettiva dal suo lavoro, voi cosa fate? Passate ad un altro autore o ne cercate altri dello stesso?

Praticamente: siete tendenzialmente lettori portati alla dipendenza o come una farfallina nevrotica saltate da uno scrittore ad un altro? Per esperienza di chiacchiere, penso che la maggior parte degli esseri appartenenti alla nostra specie siano abbastanza dipendenti dalla serialità, quindi non solo la maggior parte ama leggere il più possibile lo stesso autore ma anche gli stessi personaggi. Molti addetti alla filiera editoriale potrebbero raccontarvi delle difficoltà a convogliare i lettori di racconti seriali su un differente filone narrativo. Un editore potrebbe raccontarvi della sua fatica a convincere i fan di Pippo De Pippis, autore delle storie del finanziere Petecchia, quando questi inaugurò una nuova serie nella quale il protagonista non era più il celebre finanziere… Scherzi a parte, siamo abitudinari e io, aggiungo, sono una lettrice maniacale. No non mi accontento di leggere un libro, due, tre… se un autore mi intriga io leggo l’opera omnia… Ah  ah  ah!

Così sta succedendo, ad esempio, con Henning Mankell, anche se con un calo dell’“amore” iniziale, un calo costante e continuativo. Ma anche questa è un’altra storia di cui dovrò scrivere…

Quindi, per arrivare almeno in fondo a questa di storia, ora è caccia aperta, nelle biblioteche della Lomellina a i libri di Marco V.

Di quale Marco di tratta? Tornate a trovarci e lo scoprirete ;)

F.P.M.

 

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