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Stregata da Donna Tartt

 

donna-tartt
Dio di Illusioni
e Il piccolo amico portano il lettore negli inferi della coscienza umana, eppure non si può fare a meno di continuare a leggere. E alla fine non si può che attendere il 12 marzo, data d'uscita de Il cardellino, il nuovo romanzo dell'autrice americana.
 





 

Rimarrà a lungo nella mia memoria di lettrice, certo, ma soprattutto in quella di persona. E come vi resterà? Come qualcosa di cupo e incombente, come qualcosa a cui si vuole sfuggire.

Sto parlando dei romanzi e della scrittura di Donna Tartt, autrice americana, divenuta famosa in Italia soprattutto per il suo primo romanzo -Dio di Illusioni-, ma che al momento annovera nella sua bibliografia anche Il Piccolo amico e The Goldfinch (a breve in Italia con il titolo de Il Cardellino).

Le sue storie prendono spunto dalla realtà o sono solo frutto della sua fantasia? Si sa che nel frullatore di uno scrittore il realismo può miscelarsi con il fantastico sino a confondere e rendere irriconoscibili i due piani, quindi ogni illazione a riguardo è del tutto superflua.cover-dio-illusioni
Ma certo, guardando alla data di stesura deDio di Illusioni (1992) colpisce la capacità della Tartt di raccontare situazioni e atmosfere che oggi leggiamo in Cronaca quasi con indifferenza, tanto spesso "certi episodi" accadono. Agli inizi degli anni Novanta no.

Il palcoscenico è quello di un'università del Vermont e gli attori sono sei studenti. Di uno di questi, Bunny, la Tartt ci dice subito che è morto. Poi inizia il flashback narrativo di tutta la vicenda che ha portato a quella morte.

Questo artificio letterario non è nuovo, ma ha caratterizzato sempre libri di ottimo livello; tanto per citarne solo un paio mi vengono in mente La fine è nota di Geoffrey Holiday Hall (editore Sellerio) e Amabili resti di Alice Sebold (editore E/O). Anche in questo romanzo della Tartt, conoscere la vittima nulla toglie alla narrazione, anzi. Ma non si tratta di un thriller né di un noir, seppure il lettore è stimolato da una suspense di tutto rispetto, che continua ad accompagnarlo anche dopo la scoperta del "colpevole" fino all'ultimo paragrafo delle quasi cinquecento pagine nelle quali si dipana la storia.

Che cos'è allora?

Io la definirei una discesa agli inferi della coscienza umana. Una coscienza dove, contraddittoriamente, non vi è più alcuna consapevolezza del bene e/o del male. Vi è quasi, per essere più espliciti, un'ineluttabilità a che il dramma accada. Ma pur conoscendo il nome della vittima e quello del suo "carnefice" il lettore non abbandona, anzi. E neppure quando le ragioni (seppure è difficile definirle in questo modo) del delitto gli sono rivelate, egli continua a dipanare le pagine della complessa narrazione.

Ed è una narrazione che se ne frega del poco Tempo di cui oggi disponiamo, del nostro quotidiano leggere a "spizzichi e mozzichi", un'occhiata ai titoli e agli occhielli della prima pagina (solo a quella) di un quotidiano e un'altra a un Blog di news, la Tartt pretende Tempo da noi e se lo prende, proponendoci una di quelle letture alle quali si vuole tornare, per le quali si è disposti a tornare presto a casa, a lasciare tv e Web da parte.

 

Ma è una lettura "cupa".

 

Dio di Illusioni ci conduce a scendere in una voragine o, meglio ancora, in un pozzo oscuro dalle pareti lisce e scivolose, e dal quale quindi è impossibile risalire. Ma è anche un racconto che vi spinge a un confronto serrato e crudo con voi stessi, chiunque voi siate ovunque viviate in qualsiasi epoca lo facciate. Perché è una storia al di là del tempo e dello spazio, che coinvolge un gruppo di studenti americani ma che potrebbe avere per protagonista chiunque, anche voi. Poco sopra ho scritto di "ineluttabilità" ma avrei potuto anche scrivere di Fato o definire il tutto come un gigantesco cul de sac, una strada senza sbocco nella quale si è proiettati e dalla quale non vi è verso di uscire.

Un libro drammatico che non mi stancherò di consigliarvi di leggere...

 

E allora, com'è mia abitudine, sono andata subito a cercare cos'altro c'era disponibile della stessa autrice. Ho trovato Il Piccolo amico, edito nel 2002 quindi a dieci anni di distanza dal primo e, di nuovo, un romanzo "monumentale" di oltre cinquecento pagine.

Diversa l'ambientazione, un'afosa cittadina del Sud, e due gruppi di protagonisti dei quali la Tartt ci narra le confuse e sciatte esistenze come di due rette parallele ipoteticamente destinate a non incontrarsi mai. Anche qui vi è il racconto di una morta cruenta cover-piccolo-amico
che coinvolge il fratellino di uno dei personaggi principali, una morte che pur archiviata come ipotetico suicidio non convince neppure il lettore.

Una famiglia scombinata -composta da due genitori formalmente ancora sposati, ma divisi nella residenza e nelle reciproche esistenze, le loro due figlie superstiti e il corollario di una nonna e tre zie- rappresenta il lato principale della narrazione mentre l'altro coinvolge una ancor più scombinata famiglia di "brutti e cattivi" -composta da una vecchia e malatissima nonna e quattro nipoti, per lo più dediti a droga e alcol, assidui frequentatori della galera quando non di spaccio e reati di vario genere; fatto salvo il minore ma solo in ragione di un ritardo mentale.

La Tartt in questo caso ci trascina in un altro pozzo oscuro, ma questa volta il pozzo si allarga in una palude sconfinata, della quale è impossibile intravedere i confini. C'è il passo lento della provincia e il distacco dalla realtà politica e sociale, che già avevamo avvertito nel libro precedente, ma amplificato a dismisura dal carattere che l'autrice disegna per i diversi protagonisti... con due eccezioni... Una per ogni famiglia.

Nella famiglia dei "brutti e cattivi" vi è Danny Ratlif che, pur schiavo della droga che il fratello maggiore taglia e spaccia, sogna la fuga in un luogo lontano dove ricominciare a vivere senza il peso delle colme accumulate sia familiarmente che individualmente, e vive e agisce progettando quella rinascita.

Nell'altra famiglia vi è, invece, la dodicenne Harriet che, del tutto indifferente al suo destino personale, fa della scoperta e della punizione dell'assassino del fratello il suo scopo esistenziale.

Forse a "deprimere" il lettore vi è anche la scenografia nella quale sono ambientate le vicende del romanzo: si passa da un gruppo di degradate roulotte che ospitano i membri della famiglia Ratlif a una casa nella quale mentre la madre di Harriet trascorre da anni le sue giornate a letto, chiusa nel lutto per la morte del figlio, nel resto delle stanze, sempre in penombra, si accatastano pile di giornali, scartoffie e qualsiasi altro oggetto, perché nulla si può gettare.

Vi è, in entrambe le famiglie, un insostenibile peso dell'esistenza dalla quale si vorrebbe solo fuggire via, lontano.

Ma se il lettore della Tartt arriva a questo romanzo dopo la lettura de Il Dio di illusioni, sono certa, resisterà all'impulso di mollare tutto, com'è capitato a me. Pagina dopo pagina procederà guidato dalla speranza di una "rinascita", di una possibilità di riscatto almeno di uno dei protagonisti.

Invece arrivano altre morti, avvenimenti che rasentano l'assurdo e l'assurdo progetto di Harriet che man mano prende forma. Non vi è nulla di razionale nel suo rifiutare l'archiviazione "come suicidio" della morte di suo fratello, nessuno straccio di prova o sospetto. Eppure la sua idea di identificare e punire l'ipotetico colpevole, in breve, coinvolge anche il lettore che trova plausibili i suoi sospetti e poi si sente perfino disposto ad accettare la sua decisione di condanna capitale e relativa esecuzione.

Così le pagine scorrono mentre i miasmi di quelle esistenze ci si avvinghiano alle caviglie trascinandoci in quella palude esistenziale che non ha orizzonte.

Lo si conclude con stupore, resta un senso di incredulità e di imbarazzo, qualcosa di molto sgradevole dal quale soprattutto desideriamo allontanarci.

 

A breve, per il 12 marzo, è prevista l'uscita in Italia del nuovo romanzo di Donna Tartt. Si intitola Il cardellino ed ha una dimensioneil-cardellino
(sic!) di oltre settecento pagine (700, sì avete letto bene).
L'uscita di questo nuovo romanzo (del quale in America già si parla come di un evento) forse spingerà l'editore Rizzoli a ristampare i precedenti in formato tascabile (volumi che latitano dalle librerie da un po', ma che sono sempre a disposizione di chi legge in digitale).

Cosa farò io?

Scalpiterò, come già scalpito, per iniziarne "subito-subito" la lettura...

... Perché, detto tra noi, sia che sia come il primo sia che ripercorra il cammino narrativo del secondo, al nuovo libro di Donna Tartt non posso proprio rinunciare!
Flaminia P. Mancinelli


Se vi interessa, potete leggere anche la recensione di Cassandra.






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