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Il selfpublishing: espressioni pregevoli e prodotti approssimati di scrittura

 

scrittrice antica
Concetta D’Orazio racconta come è arrivata all’autopubblicazione e dà qualche consiglio a chi muove i primi passi.






 

È da poco meno di un paio di anni che tengo monitorata l’evoluzione del selfpublishing italiano, da quando iniziai a tentare di capirci qualcosa. Avevo le mie modeste prove di scrittura buttate lì, dove molto probabilmente sarebbero rimaste; avevo sentito parlare dell’auto-pubblicazione, cioè della nuova maniera disponibile per pubblicare “in casa” un libro. Ricordo, era la primavera del 2012 e del selfpublishing italiano si sapeva ancora poco. Le notizie che circolavano erano esigue e pure confuse.

Iniziai a cercare informazioni, appuntando senza logica nomi di siti, di piattaforme. Scoprii che esistevano case editrici per il digitale, quelle aziende, nate negli ultimi anni, che promettono assistenza all’autore che decide di pubblicare da sé, in cambio di una percentuale sul guadagno ricavato dalla vendita del libro.

Mi ritrovai così a selezionare le opportunità, a vagliare i vantaggi e gli svantaggi.

E alla fine arrivai anch’io a mettere online i miei “scarabocchi di versi”.

Da allora, dal momento in cui feci il fatidico click su -Pubblica -, quanto file è stato convertito.

Nel 2012 gli autori auto-pubblicati erano davvero pochi, o almeno non così tanti come ora.

E oggi? Ogni due per tre pagine del web ci si imbatte nel sito di Tizio o Sempronio Scrittore.

Le richieste di adesione a blog di autori o di libri auto-pubblicati non si contano più.

Ma che succede? Tutti si svegliano scrittori? Oppure tutti lo erano già da prima ma si guardavano bene dal comunicarlo al resto del mondo?

Eh sì che scrivere non è cosa molto difficile. Basta collegare i vari soggetti, con i predicati e i complementi, seguendo le istruzioni, volevo dire le regole della grammatica e della sintassi della lingua italiana. A tutto c’è un limite . E c’è un limite anche al (e nel) selfpublishing.

Lasciando da parte il complicato discorso inerente alla forma narrativa e allo stile personale di scrittura, vorrei adesso fare una breve riflessione su quanto in questi mesi mi è capitato di incontrare all’interno delle pagine redatte da autori auto-pubblicati, da un punto di vista strettamente linguistico.

Ho visto di tutto.

Ho letto pagine scritte davvero bene, sintatticamente inappuntabili.

Mi sono trovata, d’altro canto, ad esclamare per l’insofferenza arrecatami dal vedere brutture quali ripetizioni ad oltranza, frasi costruite con la convenienza di un secchio di cemento buttato in mezzo ad un prato inglese.

Ho scansato con disappunto proposizioni fatte passare, dall’autore o da qualche magnanimo recensore, come appartenenti ad un “linguaggio semplice e familiare” che invece rivelavano soltanto un impegno semplicistico e banale dello scrivente.

Tante esperienze di lettura mi hanno fatto, come dire, affinare l’intuizione nella scelta dei libri da scaricare e potenziare il presentimento per le opere cattive.

Sì perché il selfpublishing può essere anche cattivo, contenendo scritti buttati online con un’approssimazione frettolosa o con un’insana presunzione di penna.

Questo è il prezzo da pagare per poter godere dei privilegi che la nuova forma di editoria offre.

La raccomandazione che va ai lettori è quella di non essere avventati nell’acquisto dei libri, facendosi ingannare da copertine accattivanti o da titoli attraenti ma di fermarsi a considerare anche altri aspetti.

Le sinossi possono essere già un segnale di quel che ci aspetta ma non sono sufficienti.

Chi scrive e pubblica da sé, nella gran parte dei casi, non è una persona nota. E allora, come si fa a fidarsi di uno sconosciuto, acquistando quello che ha messo sul mercato digitale, seppure ad un prezzo irrisorio?

Prima di decidere per un eBook piuttosto che per un altro, è utile documentarsi un po’ sull’autore, informandosi nel web, cercando le pagine a lui dedicate, valutando presentazioni virtuali e commenti. Anche in questi casi, tuttavia, è necessario affinare i sensi, per capire quanto queste notizie siano sincere o solo frutto di una messa in scena pubblicitaria.

Se nel selfpublishing il lavoro di ogni autore diventa più complicato di prima, dovendo egli occuparsi anche di aspetti che esulano dalla scrittura, pure l’impegno del lettore diviene macchinoso, dal momento che, prima di decidere di quale libro godere, deve necessariamente cercare qualche notizia che possa aiutarlo a delineare la personalità di chi scrive e la serietà che si presume possa caratterizzare il suo lavoro.
Concetta D’Orazio




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